In questo articolo
Il Vangelo secondo Thiel: lezioni segrete sull’Apocalisse tech
Immaginate la scena. Peter Thiel, il miliardario libertario co-fondatore di Palantir e uno degli investitori più influenti della Silicon Valley, tiene una serie di lezioni segrete a San Francisco. Titolo del corso: “L’Anticristo: una serie di lezioni in quattro parti”. Non è uno scherzo. E grazie a registrazioni audio trapelate e ottenute da testate come il Washington Post e The Guardian, ora possiamo sbirciare in questo strano miscuglio di teologia apocalittica e ideologia anti-regolamentazione.
Thiel, che si è definito un “cristiano ortodosso con la ‘o’ minuscola”, ha esposto la sua tesi fondamentale: porre qualsiasi limite allo sviluppo tecnologico non è solo un male per gli affari, ma è un atto che distruggerà l’America, spalancando le porte al totalitarismo. E, naturalmente, in qualche modo c’entra l’Anticristo.
“L’Anticristo arriva al potere parlando costantemente di Armageddon, di venti di guerra”, avrebbe detto Thiel al suo pubblico, “e spaventandovi per farsi dare il controllo sulla scienza e la tecnologia”. Un’affermazione che, come vedremo, è un capolavoro di proiezione.
L’identikit dell’Anticristo: un luddista che frena il progresso
E chi sarebbe, dunque, questo Anticristo del XXI secolo pronto a far sprofondare il mondo nelle tenebre? Non un dittatore o uno scienziato pazzo alla Dottor Stranamore, come sarebbe stato “nel XVII o XVIII secolo”. No, secondo Thiel, oggi il vero nemico è un altro.
“Nel XXI secolo, l’Anticristo è un luddista che vuole fermare tutta la scienza. È qualcuno come Greta o Eliezer”, ha affermato Thiel, riferendosi a Greta Thunberg, l’attivista climatica svedese, e a Eliezer Yudkowsky, uno dei più noti “doomer” dell’intelligenza artificiale, convinto che l’IA superumana ci annienterà.
La logica è tanto semplice quanto auto-assolutoria: il vero male non è la tecnologia senza freni, ma chiunque osi metterla in discussione, che sia per la crisi climatica o per i rischi esistenziali dell’IA. Il progresso, nella visione di Thiel, è un dogma religioso, e chiunque proponga cautela o regolamentazione è, letteralmente, un agente del male.
Pagelle e veleni nella Silicon Valley: da Gates a Musk
Le lezioni sono state anche un’occasione per Thiel di distribuire pagelle e regolare qualche conto con i suoi pari. Bill Gates, per esempio, è stato definito “una persona davvero, davvero terribile” e un “personaggio alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde”, ma, rassicura Thiel, non ha la statura per essere l’Anticristo perché non è abbastanza “popolare” o un “leader politico”. La sua colpa più grande? Credere che “scienza e ateismo siano compatibili”.
Non si è salvato nemmeno il venture capitalist e accelerazionista Marc Andreessen, accusato di blaterare “pura propaganda da gobbledygook della Silicon Valley”. Al contrario, parole di approvazione per Elon Musk e per il Vicepresidente JD Vance, da lui finanziato con milioni di dollari. Anche qui, però, con una riserva quasi comica: Thiel si è detto preoccupato che Vance, essendo cattolico, possa dare troppo credito al Papa. “Spero ci siano molti più scontri tra lui e il Papa”, avrebbe confessato.
Perché parlare di Armageddon? La teologia come strumento politico
Ma perché un miliardario tech dovrebbe imbastire un discorso così denso di riferimenti biblici ed escatologici? La risposta, fornita da Thiel stesso, è brutalmente onesta e rivelatrice della sua strategia politica.
“Ci sono molte ragioni razionali per cui posso dire che uno stato mondiale unico sia una cattiva idea. Trasformerebbe il pianeta in una prigione. Penso che le aliquote fiscali sarebbero molto alte”, ha spiegato Thiel. “Ma credo che se lo spogliate dal contesto biblico, non lo troverete mai abbastanza spaventoso. Non resisterete mai veramente”.
Il punto è questo: la teologia apocalittica non è il fine, ma il mezzo. È uno strumento retorico potentissimo per bypassare il dibattito razionale e trasformare una questione politica ed economica (la regolamentazione della tecnologia) in una battaglia esistenziale tra Bene e Male. Se l’alternativa al progresso sfrenato non è una società più equa e sostenibile, ma l’Armageddon portato dall’Anticristo-luddista, allora ogni resistenza diventa non solo inutile, ma moralmente riprovevole.
Insomma, il vangelo secondo Thiel è una narrazione perfettamente funzionale ai suoi interessi economici e politici, dove la salvezza coincide con la deregulation e il peccato originale è osare mettere in dubbio la traiettoria della Silicon Valley.
