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Trump contro la BBC: L’Alibi dell’AI e la Morte della Verità

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C’è un momento preciso in cui la realtà smette di essere un dato di fatto e diventa una materia plasmabile, un po’ come il pongo nelle mani di un bambino capriccioso. Donald Trump ha appena fatto causa alla BBC per la cifra astronomica (e francamente ridicola) di 10 miliardi di dollari. Il motivo? Un documentario di Panorama che, secondo lui, avrebbe manipolato le sue parole.

Ma non è la cifra a doverci preoccupare, né la causa in sé. È la giustificazione usata dal Tycoon davanti alle telecamere: “Immagino abbiano usato l’AI o qualcosa del genere”. Ecco, ci siamo arrivati. Siamo entrati ufficialmente nell’era in cui l’Intelligenza Artificiale non serve solo a creare falsi, ma diventa lo scudo perfetto per negare il vero.

Il grande bluff: 10 miliardi di motivi per fare rumore

La questione ruota attorno al famigerato discorso del 6 gennaio 2021, quello che ha preceduto l’assalto a Capitol Hill. La causa legale depositata dagli avvocati di Trump sostiene che la BBC abbia fatto un taglia-e-cuci (editing tradizionale) per far sembrare che l’ex presidente incitasse alla violenza immediata, unendo frasi pronunciate a 55 minuti di distanza.

Tuttavia, parlando dallo Studio Ovale, Trump ha alzato la posta: “Hanno letteralmente messo parole nella mia bocca”. Ha invocato lo spettro del deepfake. È una mossa da manuale del “realismo capitalista”: creare uno spettacolo così grottesco e confuso che la verità oggettiva diventa irrilevante. Non importa se tecnicamente è stato usato Adobe Premiere o un modello di generazione video; importa seminare il dubbio.

L’AI come alibi perfetto (il “Liar’s Dividend”)

Gli esperti lo chiamano “il dividendo del bugiardo”. In un mondo saturato da AI Slop e contenuti spazzatura, diventa facilissimo per un leader politico dire: “Non sono stato io, è stata la macchina”.

L’ironia, ovviamente, è che Trump stesso è un prolifico utilizzatore di “slop” generato dall’AI sul suo social, Truth Social, quando gli fa comodo (ricordate le immagini fake di Taylor Swift o i gattini armati?). Ma quando la narrazione gli è avversa, la tecnologia diventa il capro espiatorio. È un gioco pericoloso: se tutto può essere falso, allora niente è vero. E se niente è vero, il potere non deve più rendere conto a nessuno.

Il doppio binario: avvocati vs comizi

C’è una dissonanza cognitiva affascinante in questa storia. Leggete le carte del tribunale: 33 pagine in cui gli avvocati parlano di montaggio ingannevole e diffamazione. Nessuna menzione di AI. Ascoltate Trump: parla di intelligenza artificiale e voci clonate.

Perché questa discrepanza? Perché in tribunale non puoi mentire spudoratamente senza conseguenze (o almeno, è più difficile), mentre nell’arena pubblica puoi dire qualsiasi cosa. Trump sa che la sua base non leggerà la deposizione legale; ascolterà la clip virale in cui accusa i media “di sinistra” di usare stregonerie digitali contro di lui.

La longa manus della censura istituzionale

Non dimentichiamo il contesto istituzionale. Brendan Carr, il fedelissimo di Trump alla FCC (l’autorità per le comunicazioni USA), aveva già inviato lettere minatorie alla BBC. Siamo di fronte a un uso dell’apparato statale per intimidire la stampa estera, mascherato da battaglia contro le “fake news”.

La BBC si è scusata per l’editing, ma si è rifiutata di pagare. E ora ci troviamo con una causa da 10 miliardi che probabilmente non andrà da nessuna parte legalmente, ma che ha già raggiunto il suo scopo politico: delegittimare chiunque provi a raccontare una versione dei fatti sgradita al potere, bollandola preventivamente come un’allucinazione digitale.

Insomma, mentre noi ci preoccupiamo se l’AI ci ruberà il lavoro, i potenti hanno già capito come usarla per rubarci la realtà.