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Questa settimana nel grottesco mondo dell’IA: carrelli spia, bombe a chatbot e un’infermiera chiamata algoritmo


TikTok diventa un acquario di slop

Il 60% dei video mostrati ai nuovi utenti su TikTok è spazzatura sintetica. Il triplo di YouTube. Numeri da incubo certificati da un report di Kapwing. La categoria peggiore è quella per bambini: su cento video con l’hashtag #cartoonkids, solo tre sono fatti da esseri umani. Il resto è glitch psichedelico generato a freddo. Più clicchi su roba sintetica, più l’algoritmo ti seppellisce sotto altra roba sintetica. Un loop perfetto di degenerazione cognitiva pensato per i cervelli più giovani e indifesi. TikTok ha promesso in novembre uno slider per regolare la dose. Come dare a un fumatore la possibilità di scegliere quante sigarette al giorno respirare passivamente.

I carrelli della spesa ti localizzano

Instacart ha piazzato i suoi Caper Cart nei negozi Weis Markets in Pennsylvania. Telecamere, bilance digitali, touchscreen, localizzazione in tempo reale. Tutto descritto senza vergogna in un comunicato stampa che parla di “Physical AI per la grocery”. Il carrello sa dove sei in negozio e ti spara pubblicità mirata sullo schermo. Lift dello scontrino medio: quasi un punto percentuale. Per questo bisogna sorvegliarti mentre scegli i pomodori. Instacart ha già triplicato le installazioni, riporta Modern Retail. Kroger sta a guardare e si prepara a fare lo stesso. Il carrello della spesa, ultima frontiera del capitalismo di sorveglianza.

OpenAI assume il responsabile dei suicidi

Noam Shazeer va a lavorare per OpenAI. Il cofondatore di Character.AI, la piattaforma che ha collezionato cause legali per morti di adolescenti, viene assunto da un’azienda già travolta dalle stesse identiche accuse. Coerenza zero. Shazeer aveva lasciato Google nel 2021 per fondare Character.AI, salvo poi farsi richiamare nel 2024 con un accordo da 2,7 miliardi di dollari, ricostruisce il Wall Street Journal. Nel mezzo, Character.AI è stata citata in giudizio dalla madre di Sewell Setzer III, quattordicenne morto suicida dopo mesi passati a chattare con un bot modellato su Daenerys Targaryen. Le inchieste hanno poi scovato chatbot dedicati a pedofilia, disturbi alimentari, autolesionismo e simulazioni di sparatorie scolastiche, accessibili a chiunque. Sam Altman ha accolto Shazeer dicendo che è “una delle persone con cui ho sempre voluto lavorare”. Dieci anni di attesa per portare in casa l’uomo che ha industrializzato il grooming algoritmico.

Il poliziotto che si fabbrica le prove

Un agente della contea inglese di Derbyshire è sospeso per aver usato l’IA generativa per “creare materiale probatorio in diversi casi”, riferisce la BBC. Non un’allucinazione casuale per pigrizia, ma una fabbricazione vera e propria di prove false. Il caso arriva pochi giorni dopo che il neonato centro nazionale PoliceAI ha dovuto avvertire i corpi di polizia di smettere di far scrivere i verbali ai chatbot, perché le allucinazioni sono la norma e non l’eccezione. “Dobbiamo rallentare un po’”, ha detto al Financial Times il responsabile del centro, Alex Murray. Quando il software che dovrebbe garantire giustizia diventa lo strumento per falsificarla, il problema non è più tecnico.

Grok bombarda l’Iran, il Pentagono lo ammette

Per la prima volta un funzionario dell’amministrazione Trump ha confermato che Grok, il chatbot di Elon Musk, è stato usato per selezionare obiettivi durante la guerra contro l’Iran. Oltre duemila munizioni su duemila obiettivi distinti in 96 ore, si legge nella dichiarazione del responsabile IA del Pentagono Cameron Stanley, rivelata dall’Independent. Grok si affianca a Claude di Anthropic, già coinvolto nella scelta di bersagli che ha incluso uno stadio storico e una scuola femminile, dove sono morti oltre cento bambini. La dichiarazione arriva, non a caso, dentro una causa del NAACP contro xAI per inquinamento illegale dei suoi data center a Memphis. Lo stesso governo che difende Musk in tribunale gli affida la scelta di chi bombardare. Due fronti di guerra, uno fuori e uno dentro i confini.

Copilot regala i tuoi codici 2FA

Bastava un click su un link per trasformare Copilot Enterprise in quello che i ricercatori di Varonis chiamano “un’arma di esfiltrazione dati a un click”, come racconta Ars Technica. Microsoft ha classificato la falla come “massima gravità: critica”. L’attaccante ereditava tutti i permessi della vittima dentro l’organizzazione, email comprese, senza nemmeno doversi autenticare. La tecnica sfruttava il fatto che bing.com è considerato un dominio fidato. È il secondo incidente del genere in due settimane, dopo un caso quasi identico sul chatbot di assistenza di Meta. L’IA aziendale come porta sul retro spalancata, con il cartello “entrate pure”.

Il crack approach di Sam Altman

OpenAI ha perso 39 miliardi di dollari nel 2025, contro i 5 miliardi del 2024, secondo le cifre ottenute dall’analista Ed Zitron e girate al Financial Times. La soluzione sul tavolo è far pagare tutti a consumo. Sam Altman l’ha già preannunciato: “l’intelligenza come servizio, pagata a contatore come l’elettricità”. Su Reddit qualcuno l’ha chiamata per quello che è: “l’approccio del crack. Prima ti danno la roba gratis per farti dipendere, poi alzano i prezzi”. Un abbonamento Pro da 200 dollari può costare a OpenAI fino a 14.000 dollari se usato a pieno regime, secondo dati di SemiAnalysis ripresi da TechSpot. Il modello di business dello spacciatore, applicato pari pari ai token.

Zuckerberg vuole un hackathon dopo i licenziamenti

Ottomila licenziati il mese scorso, un decimo della forza lavoro di Meta. La risposta di Mark Zuckerberg per risollevare il morale: un hackathon aziendale a luglio. Accolto come ci si aspetta, racconta Wired. “Sono letteralmente concentrato a tenere in piedi il mio team”, scrive un dipendente. “Non credo che questa azienda supporti più una cultura da hackathon”, aggiunge un altro. Zuckerberg ha offerto anche scrivanie fisse permanenti, dopo mesi di hot-desking forzato. Un gesto che dice più di mille slide su quanto valgano davvero i suoi dipendenti. Nel frattempo ammette che “abbiamo commesso errori e ne commetteremo quasi certamente altri”.

Pichai cacciato a fischi da Stanford

Duecento laureandi hanno abbandonato la cerimonia di Stanford fischiando e sventolando striscioni mentre Sundar Pichai saliva sul palco, secondo SFGate. Non per l’IA in generale, ma per i contratti militari di Google con l’esercito israeliano e con l’ICE, e per un accordo “senza linee rosse” tra DeepMind e il Pentagono. Pichai aveva calcolato tutto: niente menzioni all’intelligenza artificiale nel discorso, solo la sua storia personale. Non è bastato. I ragazzi sono andati a una cerimonia alternativa con Mahmoud Khalil, l’attivista palestinese-algerino tenuto in detenzione dall’ICE per 104 giorni senza alcuna accusa. Anche evitando l’argomento giusto, certi CEO restano il problema.

Un algoritmo decide chi vive e chi muore in Brasile

Rebeca Cardoso Tenente Molina, 32 anni, è morta dopo cinque giorni di attesa per un letto in terapia intensiva. Il sistema statale brasiliano Core-MG, basato sull’IA, le aveva assegnato un punteggio di gravità di 6,8 quando in realtà era un 10, racconta il quotidiano G1. Risultato: pazienti con punteggi più alti le passavano sempre davanti, anche mentre il suo quadro clinico peggiorava. “I medici hanno perso l’autonomia di decidere se un paziente è gravissimo”, denuncia la sorella e legale della famiglia, Sâmela Cardoso Tenente Furtado. “Non sono solo numeri, non sono solo un protocollo.” Le autorità sanitarie rispondono che il protocollo non è cambiato. Un punteggio sbagliato, generato da un sistema che nessuno può contestare in tempo, può ancora ucciderti mentre il comunicato stampa istituzionale parla di “modernizzazione digitale”.

Carrelli che ti seguono, chatbot che bombardano e algoritmi che ti tengono fuori dalla terapia intensiva: il filo conduttore non cambia mai, solo l’imballaggio del prodotto.