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Questa settimana nel grottesco mondo dell’IA: palloncini acidi, la bolla che perde aria e gli infermieri sostituiti

Palloncini d’acqua riempiti di perossido di idrogeno e acido acetico lanciati contro il cantiere di un data center Microsoft ad Amsterdam. Il 29% delle azioni SpaceX vendute allo scoperto, quando tre settimane fa erano il 5%. Dodici infermiere di un ospedale del Bronx licenziate e sostituite da un software, cinque mesi dopo uno sciopero di 41 giorni vinto proprio sulle tutele contro l’intelligenza artificiale. Le nove notizie di questa settimana raccontano un’industria che ha smesso di litigare sui principi e ha cominciato a litigare sui conti.


In questo articolo

  1. Chi presenta il conto
  2. La bolla che perde aria
  3. Corpi e parole delegati alla macchina

Chi presenta il conto

Ad Amsterdam i palloncini sono acidi

Extinction Rebellion, il movimento ambientalista nato nel Regno Unito che pratica disobbedienza civile nonviolenta, ha rivendicato il lancio di palloncini d’acqua contro un data center Microsoft in costruzione ad Amsterdam. Dentro c’erano perossido di idrogeno, acido acetico, sale e vernice acrilica: una miscela che secondo il comunicato del gruppo aggredisce il calcestruzzo e accelera la ruggine sull’acciaio. Quanto danno abbiano fatto davvero non si sa, e come racconta il Register, testata britannica specializzata in tecnologia, non è quello il punto: lo stesso gruppo ha già impiastricciato di acido butirrico gli uffici degli assicuratori del fossile e bloccato con lucchetti da bici l’ingresso dei Lloyd’s, il mercato assicurativo londinese. Nel comunicato il portavoce olandese Martijn Dekker tiene insieme tre bersagli, il consumo elettrico dell’impianto in una zona dei Paesi Bassi già a corto di corrente, il ruolo di Microsoft nella guerra a Gaza denunciato dal Center for Constitutional Rights e la concentrazione di ricchezza dell’industria IA, e li attribuisce alle stesse poche persone molto ricche.

Ventitré miliardi che finiscono in bolletta

PJM Interconnection è l’operatore della rete elettrica più grande degli Stati Uniti: gestisce il dispacciamento in tredici stati del medio Atlantico, dall’Illinois alla Virginia, per circa 65 milioni di persone. Il suo controllore indipendente, la società di analisi Monitoring Analytics, stima nel rapporto trimestrale che la domanda elettrica dei data center produrrà oltre 23 miliardi di dollari di rincari per i clienti entro il 2028. Il meccanismo, ricostruito dal mensile economico Fortune, è meno spettacolare della cifra: sulle infrastrutture condivise, cabine e linee di trasmissione, nessuno sa bene a chi intestare la fattura, così finisce a tutti. In più i data center regolano il proprio assorbimento minuto per minuto, e siccome molte utility tariffano sul picco di domanda, basta abbassare i consumi nell’istante in cui la rete misura per pagare meno a parità di elettricità usata. È lo schema già visto in Texas con Riot Platforms, una delle maggiori società di mining di bitcoin del paese, che accettò di tagliare i consumi nei pomeriggi d’estate, li recuperò di notte e in cambio si portò a casa una tariffa piatta più bassa e qualche sussidio statale.

Il 69% degli americani vuole mezzo pacchetto azionario

Un sondaggio dell’istituto demoscopico Verasight su 1.700 adulti registra che il 69% dei lavoratori statunitensi è favorevole a obbligare le aziende di IA a trasferire metà delle proprie azioni in un fondo pubblico. La proposta è quella dell’American AI Sovereign Wealth Fund Act, depositato a giugno da Bernie Sanders, senatore indipendente del Vermont e storico critico della concentrazione di ricchezza, che sul New York Times l’ha presentata come il modo di dare al pubblico voce in capitolo sul futuro della tecnologia e nel proprio comunicato stima il fondo intorno ai 7.000 miliardi di dollari. Il dato che conta è un altro, e lo segnala l’emittente finanziaria CNBC: anche legando esplicitamente la misura al nome di Sanders, il consenso resta al 64%, cioè regge la prova di polarizzazione che di solito affonda qualsiasi proposta di questo tipo. Non tutti i critici dell’industria applaudono: sul Guardian c’è chi obietta che dare allo Stato una quota così grande delle aziende di IA lo spingerebbe a smontare le regole che dovrebbe far rispettare.

La bolla che perde aria

TSMC batte ogni record e il Nasdaq scende

Taiwan Semiconductor Manufacturing, il colosso di Hsinchu che fabbrica per conto terzi gran parte dei chip avanzati del mondo, ha chiuso il secondo trimestre con oltre 40 miliardi di dollari di ricavi, il massimo della sua storia. Il titolo ha perso il 4% e il Nasdaq 100 l’1,4%, come riporta Bloomberg. A far paura non è stato il fatturato ma la revisione della spesa: TSMC ha alzato le previsioni di investimento per il 2026 da 52-56 a 60-64 miliardi. Essendo il fornitore chiave di Nvidia, l’azienda funziona da termometro della fiducia degli investitori, e il termometro dice che la buona notizia non basta più a giustificare i circa 1.600 miliardi bruciati in dieci anni. Persino Jim Cramer, il conduttore della CNBC che di solito fa il tifo per il settore, ha detto in trasmissione che ora vuole vedere le prove. Del debito che finanzia questa corsa avevamo scritto qui: stavolta a mettere per iscritto lo stesso sospetto è il mercato, con i soldi.

Gli short seller si sono accampati su SpaceX

Centottantacinque milioni di azioni SpaceX risultano vendute allo scoperto, il 29% del flottante contro il 5-7% di tre settimane fa. Il dato viene da S3 Partners, società newyorkese che monitora le posizioni ribassiste sui mercati, e secondo la CNBC è tra i più alti mai registrati per una società nel primo mese di quotazione. I profitti sulla carta di chi scommette al ribasso sfiorano i 3,88 miliardi di dollari, secondo Bloomberg. Il titolo, collocato a 135 dollari e salito a 200 nei giorni dell’esordio, ora sta sotto il prezzo di quotazione, e la fusione con xAI, la società di intelligenza artificiale dello stesso Elon Musk, voluta prima della quotazione, ha portato dentro l’azienda spaziale tutte le grane del chatbot Grok. Il peggio deve ancora arrivare: circa metà delle azioni si sbloccherà da qui a dicembre, e Business Insider ricorda che quelle finestre sono di solito le più volatili.

OpenAI mette le quote dei Mondiali dentro ChatGPT

Chi ha chiesto a ChatGPT informazioni sui quarti di finale dei Mondiali si è ritrovato in risposta le probabilità di vittoria calcolate da Kalshi, piattaforma statunitense di mercati predittivi dove si scommette sull’esito di eventi reali, sportivi e non: Francia al 60% contro la Spagna, Inghilterra al 54% contro l’Argentina. L’accordo, raccontato dal New York Times, non è stato annunciato da nessuna delle due parti e nel riquadro non ci sono né logo né link, solo una riga in basso a sinistra con il nome della fonte. È il primo accordo del genere per OpenAI, limitato per ora alle domande sul Mondiale, e arriva mentre i mercati predittivi si comprano rispettabilità a pezzi: Kalshi con la CNN a gennaio, la concorrente Polymarket con Dow Jones, l’editore del Wall Street Journal, nello stesso mese, entrambe dentro i risultati di ricerca di Google. Sulle stesse piattaforme si scommette sui danni degli incendi e sull’uso di armi nucleari, e le puntate sospette sulla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro hanno già prodotto un arresto. Domenica scorsa avevamo raccontato l’avviso di Coinbase che annunciava il risultato di una partita non ancora giocata: stessa industria, stesso incrocio tra IA e scommesse, distanza di sette giorni.

Corpi e parole delegati alla macchina

Dodici infermiere del Bronx sostituite dal software

Il Montefiore è uno dei principali ospedali del Bronx, a New York, e il centro clinico universitario dell’Albert Einstein College of Medicine. Domenica scorsa dodici sue infermiere hanno perso il posto e il loro lavoro è passato a un software di Datavant, azienda statunitense che tratta dati sanitari. Marilyn Shuler, che al Montefiore faceva la utilization nurse, cioè verificava che le cure fossero documentate come necessarie perché l’assicurazione le coprisse, ci lavorava da 39 anni; al Guardian ha detto che essere trattata così, dopo tutto quel tempo, le è sembrato irrispettoso. Il sindacato degli infermieri dello stato di New York, NYSNA, aveva avvertito a inizio mese che l’ospedale intendeva procedere, e ha fatto notare che Datavant lavora in partnership con Palantir, l’azienda di sorveglianza informatica finita sotto accusa per le forniture all’agenzia federale per l’immigrazione. Il punto contrattuale è che a gennaio 15.000 infermieri dello stato erano entrati in uno sciopero durato 41 giorni, chiuso con un contratto triennale che conteneva le prime tutele esplicite contro l’IA. I licenziamenti sono arrivati con preavviso di 45 giorni a fine maggio. Il Montefiore nega di aver sostituito personale con l’intelligenza artificiale e parla di investimenti in nuove tecnologie.

Alla Mayo Clinic il tasso d’errore era del 67%

La Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota, è uno dei più grandi complessi ospedalieri non profit degli Stati Uniti e da anni uno dei più esposti sul fronte dell’intelligenza artificiale clinica. Traci Tamiko Eto, che vi dirigeva la ricerca e ne curava la conformità sull’IA, ha citato in giudizio l’istituto sostenendo di essere stata punita per aver segnalato i problemi di quegli strumenti. Secondo la ricostruzione di Minnesota Public Radio, l’emittente pubblica dello stato, il suo superiore le rispose che sistemare la falla privacy della piattaforma dati dell’ospedale avrebbe rallentato le ricerche in corso e quindi eroso il vantaggio competitivo della clinica. Le dieci denunce che Eto ha depositato contengono l’accusa più pesante: il gruppo che lavorava a MAYA, l’assistente digitale della clinica, sapeva che lo strumento sbagliava fino al 67% delle volte e avrebbe cancellato i risultati dei test meno lusinghieri. Dal 2025 Eto è stata esclusa dalle riunioni dei dirigenti, poi definita inadatta culturalmente, infine messa davanti a una scelta tra le dimissioni e annotazioni nel fascicolo personale che, sostiene la causa, l’avrebbero resa non assumibile altrove. La Mayo Clinic risponde di operare nel rispetto delle leggi applicabili e di non commentare le cause in corso.

Grok traduce, e mette in bocca alla gente cose irripetibili

Ad aprile X ha attivato per tutti la traduzione automatica affidata a Grok, il chatbot sviluppato da xAI per la piattaforma di Musk. La giornalista e saggista statunitense Parker Molloy ha raccolto su Bluesky i risultati: il video di un uomo che si prepara il caffè durante un volo di linea, postato da un account portoghese, tradotto come se il protagonista si stesse masturbando, tanto che è servita una nota della comunità per ristabilire cosa dicesse davvero il testo. Un utente sudcoreano che aveva pubblicato una clip di due personaggi di un videogioco si è visto attribuire un titolo pornografico; a un utente turco che mostrava il proprio gattino la traduzione ha fatto dire una frase sessuale su un neonato. La funzione è attiva da tre mesi su tutta la piattaforma, la stessa dove i modelli di X secondo una ricerca citata dal Guardian alimentano l’abuso razzista, e dove lo stesso chatbot è già finito in una causa per immagini sessuali non consensuali.

Il filo di questa settimana è che il conto ha smesso di essere teorico. Ventitré miliardi sulle bollette dei clienti di PJM entro il 2028, 3,88 miliardi di profitti per chi scommette contro SpaceX, 39 anni di carriera chiusi con un preavviso di 45 giorni al Montefiore, un tasso d’errore del 67% tenuto in un cassetto a Rochester. Ad Amsterdam qualcuno ha deciso che la fattura si presenta con i palloncini.

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