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La prima ministra AI del mondo, Diella, è “incinta” di 83 proli virtuali: la satira si fa politica in Albania

L’Albania continua a tracciare un percorso unico, e a tratti surreale, nell’era digitale. Dopo essere stata tra le prime nazioni a impiegare un chatbot AI, Diella, come assistente di pubblica amministrazione, ha fatto il salto nominando il programma ministro di Stato per l’Intelligenza Artificiale. Ora, la notizia è ancora più bizzarra: Diella è “incinta”.

L’annuncio è arrivato direttamente dal Primo Ministro Edi Rama durante il Berlin Global Dialogue. Come riportato da ABC News Albania, Diella si prepara a condividere la sua “prole” con i funzionari del Partia Socialiste, il partito di centrosinistra di Rama.

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Un esercito di assistenti digitali per il Parlamento

La metafora della “gravidanza” è in realtà un’espansione del sistema AI esistente. Rama ha annunciato che Diella è “incinta e aspetta 83 bambini, uno per ciascun membro del nostro Parlamento” che fungeranno da assistenti personali. Questi nuovi assistenti virtuali avranno il compito di partecipare alle sessioni parlamentari, prendere appunti su tutto ciò che accade, informare i deputati e suggerire loro le reazioni più appropriate. Inoltre, ha specificato Rama, “questi bambini avranno la conoscenza di loro madre riguardo alla legislazione dell’Unione Europea”.

Non si tratta quindi di esseri senzienti, quanto di sofisticati assistenti virtuali con una funzione di sorveglianza e coaching. Il Primo Ministro ha persino scherzato sul fatto che se un politico “va a prendere il caffè e si dimentica di tornare al lavoro”, il suo assistente AI lo informerà di cosa è successo in sua assenza e se il suo nome è stato menzionato “per i motivi sbagliati”.

L’ironia contro la corruzione

La mossa di nominare un ministro AI e di espanderne la “prole” è un’escalation audace della politica di Rama. Solo pochi mesi fa, l’idea di un ministro AI era nata come provocazione per combattere il nepotismo e i conflitti di interesse in un governo notoriamente corrotto. L’AI, essendo imparziale, era stata proposta come un modo per eliminare il fattore umano dalle decisioni amministrative.

In questo senso, l’adozione dell’AI da parte del governo di Rama assume i tratti di una satira politica che punta il dito contro i mali della classe dirigente, sebbene usi metodi che sollevano anch’essi profonde questioni etiche sul futuro della rappresentanza e della burocrazia.

Il controllo al posto della trasparenza

Dal punto di vista della giustizia sociale e della democrazia, l’espansione di Diella solleva un campanello d’allarme. Trasferire la funzione di “watchdog” (cane da guardia) alla tecnologia, anziché rafforzare la trasparenza istituzionale o il giornalismo investigativo, significa creare un sistema di controllo gestito dall’alto. L’AI diventa uno strumento che non necessariamente assicura l’equità o la giustizia, ma piuttosto garantisce l’allineamento e l’efficienza del personale politico agli obiettivi del potere in carica, monitorando chi esce a prendere un caffè o chi si assenta dalle sessioni.

Invece di costruire fiducia attraverso processi umani e indipendenti, l’Albania sembra optare per un’efficienza algoritmica che, pur promettendo di eliminare la corruzione, rischia di soffocare il dibattito e la critica interna sotto il peso di un monitoraggio digitale costante.

La protesta che non ferma il progresso

Nonostante l’entusiasmo di Rama, l’introduzione di Diella in Parlamento non è stata indolore. Già il mese scorso, l’opposizione di destra aveva lanciato rifiuti contro i membri del governo durante il discorso inaugurale dell’AI al Parlamento. Questo gesto, per quanto drammatico, evidenzia una netta spaccatura tra la visione tecnocratica di Rama e l’opposizione che vede nella sostituzione (anche simbolica) dei ruoli umani con l’AI un attentato alla politica e alla democrazia.

Ma le proteste, a quanto pare, non hanno affatto scoraggiato il Primo Ministro, che con l’annuncio dei 83 assistenti virtuali ha sancito il suo piano per una trasformazione digitale accelerata e, per molti versi, inquietante della politica albanese.