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Claude si fa furbo: in arrivo la funzione “memoria” e altre novità che sfidano ChatGPT

 


 

Pare che Anthropic si stia preparando a un aggiornamento di peso per l’app mobile di Claude, il suo assistente AI. Le novità, scoperte come al solito tramite reverse engineering dal team di Testing Catalog, potrebbero allineare le capacità di Claude a quelle dei suoi concorrenti più agguerriti, OpenAI e Google in primis. Ma come sempre, quando si parla di intelligenza artificiale, è bene guardare oltre la superficie e capire cosa significano davvero questi cambiamenti.

La funzione “Memoria”: una svolta per la continuità (e per il nostro lavoro)

La novità più succosa è senza dubbio l’introduzione della funzione “Memoria”. In pratica, Claude sarà in grado di ricordare le informazioni tra una sessione e l’altra, facendo riferimento a conversazioni precedenti. Se vi sembra una cosa da poco, vi sbagliate. È una capacità che ChatGPT ha già da un po’ e che trasforma un chatbot da semplice strumento “usa e getta” a un vero e proprio assistente personale continuativo.

Per chi usa questi strumenti per lavoro – ricercatori, professionisti, studenti – è una manna dal cielo. Significa non dover ripetere ogni volta il contesto di un progetto o le proprie preferenze. Ma c’è un rovescio della medaglia, ed è quello che mi interessa di più come giornalista con un occhio critico. Una memoria persistente significa che queste aziende accumulano una quantità di dati su di noi ancora maggiore, un profilo sempre più dettagliato delle nostre abitudini, del nostro modo di pensare, delle nostre competenze. Questo, in teoria, dovrebbe servire a “migliorare il servizio”, ma in pratica concentra un potere informativo enorme nelle mani di poche aziende tecnologiche. La memoria non è solo una feature, è uno strumento di profilazione potentissimo.

Galleria di “artefatti” e MCP: parliamo più semplice

Altra novità in arrivo è la Galleria di “Artefatti”. Già presente sulla versione web, permette di salvare e gestire i documenti generati da Claude (codice, bozze di testi, appunti) come elementi persistenti, senza intasare la finestra di chat. È una funzione di produttività, certo, rende il lavoro più ordinato e portatile. Niente di rivoluzionario, ma utile per chi produce contenuti con l’AI.

Infine, si parla del supporto ai cosiddetti remote MCPs (Model-Controlled Prompts). Detta in parole povere, sono dei “ponti” che permettono a Claude di interagire con strumenti esterni, come Notion o altre applicazioni, per eseguire compiti al di fuori dell’app. Finora era una prerogativa della versione web. Portare questa funzionalità su mobile significa spingere sull’automazione anche in mobilità.

Anche qui, la critica è d’obbligo. Più questi sistemi si integrano con i nostri strumenti di lavoro, più diventano indispensabili. E più diventano indispensabili, più il nostro lavoro dipende da piattaforme proprietarie. Si crea un ecosistema chiuso dove le nostre competenze e i nostri dati vengono sfruttati per addestrare modelli che, un giorno, potrebbero sostituire proprio quelle competenze. È il solito schema: l’AI come strumento per concentrare ricchezza e conoscenza verso l’alto, sfruttando il lavoro e i dati forniti dal basso.

Un passo obbligato nella guerra degli assistenti AI

Insomma, tutte queste novità, che al momento sono ancora in fase di test interno, non sono altro che un passo necessario per Anthropic per rimanere competitiva. La “memoria” a lungo termine è ormai diventata uno standard di fatto nel settore. Quello che mi preme sottolineare è che, al di là del marketing e dell’entusiasmo per le nuove funzionalità, dobbiamo mantenere uno sguardo critico.

Questi strumenti non sono neutrali. Stanno ridisegnando il modo in cui lavoriamo, impariamo e interagiamo con l’informazione. E lo stanno facendo secondo le logiche di mercato di poche, gigantesche aziende. Ben vengano le funzioni che ci semplificano la vita, ma non dimentichiamoci mai di chiederci: a quale prezzo? E a chi giova davvero, alla fine della fiera?