dariodeleonardis.me

Il codice scritto dall’AI è un disastro: più bug, più rischi e la fine del mito dell’efficienza

In questo articolo

 


 

C’è una statistica che dovrebbe farci tremare i polsi, se non fossimo così impegnati ad applaudire ogni nuova iterazione di ChatGPT. Secondo Google, il 90% degli sviluppatori software utilizza oggi strumenti di IA sul lavoro. L’anno scorso erano il 14%. Un’adozione di massa, rapidissima, quasi violenta.

La narrazione ufficiale è quella che conosciamo a memoria: efficienza, velocità, il futuro che bussa alla porta. Ma se apriamo quella porta, cosa troviamo? Un caos di codice bacato che sta trasformando l’infrastruttura digitale in una bomba a orologeria.

Il grande inganno della produttività

Siamo di fronte all’ennesimo paradosso del realismo capitalista: l’importante non è che il sistema funzioni, ma che sembri funzionare più velocemente. Gli strumenti di IA generativa, venduti come la panacea per ogni scadenza, si stanno rivelando inaffidabili e imprecisi.

Invece di liberare i programmatori dalla noia, li stiamo costringendo a sessioni estenuanti di debugging per correggere gli errori allucinati dalle macchine. È come assumere un assistente che lavora alla velocità della luce, ma che è perennemente ubriaco.

I numeri del disastro: 1,7 volte più errori

A mettere nero su bianco il fallimento ci ha pensato un nuovo report di CodeRabbit. I dati sono impietosi: il codice generato dall’IA contiene molti più errori di quello scritto dagli umani. Parliamo di una media di 10,83 problemi per richiesta contro i 6,45 degli sviluppatori in carne ed ossa.

In pratica, l’IA produce 1,7 volte più bug. E non stiamo parlando di dettagli. Il report evidenzia un aumento significativo di problemi “critici” e “maggiori”, legati alla logica stessa del software. L’unico vantaggio? L’IA fa meno errori di ortografia. Fantastico: avremo software che non funzionano, ma con i commenti scritti in un inglese impeccabile.

Sicurezza colabrodo e debito tecnico

Il vero costo di questa “rivoluzione” lo pagheremo a lungo termine. Bain & Company, in un report di settembre, ha ammesso che i risparmi promessi sono stati “irrilevanti” e che i risultati non sono all’altezza dell’hype.

Ancora peggio, l’azienda di sicurezza Apiiro ha scoperto che gli sviluppatori che usano l’IA producono dieci volte più problemi di sicurezza rispetto ai colleghi “analogici”. Gestione impropria delle password, esposizione di dati sensibili: stiamo costruendo le fondamenta del web di domani sulla sabbia mobile.

Da creatori a spazzini del codice

La cosa più ironica? L’IA sta rallentando proprio le persone che dovrebbe aiutare. Uno studio di luglio ha dimostrato che i programmatori esperti vengono attivamente rallentati dagli strumenti di assistenza.

Stiamo assistendo a una mutazione del lavoro: da architetti del software, i programmatori stanno diventando i bidelli dell’IA, costretti a pulire il disastro lasciato dagli algoritmi per evitare che tutto crolli. Come ha dichiarato David Loker di CodeRabbit: «L’IA aumenta drasticamente l’output, ma introduce debolezze prevedibili e misurabili». In altre parole: produciamo più spazzatura, più velocemente. Benvenuti nel futuro.