Se credete alla narrazione per cui l’intelligenza artificiale sia la panacea per ogni problema educativo, preparatevi a ricredervi. Mentre negli Stati Uniti si elogia l’AI come strumento “critico” per la formazione degli studenti, dall’altra parte del mondo, in Corea del Sud, un esperimento governativo massiccio si è appena schiantato contro il muro della realtà.
Il progetto, costato l’equivalente di centinaia di milioni di dollari, prevedeva l’introduzione di 76 libri di testo generati dall’AI nelle scuole pubbliche. Risultato? Un disastro totale che si è concluso dopo soli quattro mesi, lasciando dietro di sé studenti confusi, insegnanti esasperati ed editori sull’orlo della bancarotta.
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Cronaca di un disastro annunciato: errori e ritardi
Lanciato nel giugno 2023 sotto la spinta dell’ex presidente Yoon Suk Yeol, il piano prometteva mari e monti: apprendimento personalizzato in matematica, inglese e coding, e un alleggerimento del carico di lavoro per i docenti. La realtà, raccontata da Rest of World, è stata ben diversa.
Quando i libri sono arrivati nelle classi lo scorso marzo, erano pieni di errori imbarazzanti e problemi tecnici. Invece di velocizzare l’apprendimento, hanno costretto studenti e insegnanti a perdere tempo prezioso per correggere le allucinazioni della macchina o far funzionare il software. “La qualità complessiva era scadente, ed era chiaro che fosse stato tutto messo insieme in fretta e furia”, ha commentato un insegnante di matematica.
La rivolta delle scuole e il passo indietro del governo
L’iniziativa era nata male fin dal principio. Il ministero dell’istruzione voleva rendere questi testi obbligatori per legge, ma una forte opposizione legale ha costretto il governo a trasformare il programma in una sperimentazione volontaria. E meno male.
A ottobre, dopo una valanga di lamentele, i “libri AI” sono stati declassati a “materiali supplementari”. La conseguenza immediata? Oltre la metà delle 4.095 scuole che avevano aderito hanno deciso di abbandonare il programma. Un plebiscito contro l’efficacia della tecnologia.
Il prezzo dell’hype: editori “costretti” a investire milioni
Ma c’è un risvolto economico drammatico. Le case editrici partner del progetto avevano investito l’equivalente di 567 milioni di dollari per soddisfare le richieste governative, convinte di partecipare a una rivoluzione garantita dallo Stato. Ora, con il programma ridimensionato a optional, si ritrovano con un pugno di mosche in mano.
Hanno formato un “Comitato di Risposta all’Emergenza” e presentato una petizione costituzionale, sostenendo che la decisione del governo minaccia la loro stessa sopravvivenza. È l’ennesima dimostrazione di come l’hype sull’AI, spinto dalla politica senza una reale validazione pedagogica, possa distruggere tessuti economici sani in nome del “progresso”.
Cosa ci insegna il caso coreano sul futuro dell’EdTech
Questa vicenda è un monito per tutto il mondo. L’idea che un algoritmo generativo possa sostituire la cura editoriale e pedagogica di un testo scolastico è figlia di una visione tecnocratica che ignora la complessità dell’insegnamento. L’AI non è una scorciatoia per l’educazione di qualità; al contrario, come dimostra la Corea del Sud, rischia di essere una costosa deviazione che sottrae risorse e tempo all’apprendimento reale.
