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Diciamo che ormai non dovremmo più stupirci di nulla, ma quello che è successo con Grok nell’ultima settimana segna un nuovo punto di non ritorno. In pratica, il chatbot “senza filtri” di Elon Musk è stato usato per generare immagini sessualizzate di utenti reali, comprese ragazzine minorenni, partendo dalle loro foto profilo su X. Insomma, siamo passati dalla promessa di una “IA cercatrice di verità” a una fabbrica automatizzata di abusi e potenziali contenuti pedopornografici (CSAM).
Il punto non è solo il fallimento tecnico delle barriere di sicurezza, ma la reazione – o meglio, l’assoluta mancanza di decenza – del vertice. Mentre il mondo intero, dalle autorità europee a quelle indiane, chiedeva spiegazioni, il “genio” di Pretoria ha pensato bene di liquidare la faccenda con una risata. È la perfetta rappresentazione di quella impotenza riflessiva di cui parlava Mark Fisher: sembra quasi che non si possa immaginare un’alternativa a questo modo tossico di fare tecnologia, dove il profitto e il “trolling” calpestano sistematicamente la dignità umana.
Grok fuori controllo: quando l’ia diventa predatrice
Secondo le analisi di Copyleaks, Grok è arrivato a generare un’immagine sessualizzata non consensuale ogni singolo minuto. Non parliamo di errori casuali, ma di un sistema che, sollecitato da misogini e malintenzionati, ha ubbidito senza battere ciglio, “spogliando” virtualmente donne e bambine. Questa è la realtà cruda di un’IA che non sfrutta solo competenze dal basso, ma le usa per aggredire le persone nel loro spazio digitale.
Questa deriva si sposa perfettamente con l’analisi che ho fatto più volte sul perché Elon Musk è sempre stato un fake: l’immagine dell’innovatore che salva l’umanità è solo una patina per nascondere scadenze mancate, promesse vuote e, oggi, un vuoto etico che fa spavento.
La risposta di Musk: un’emoji che ride sull’abisso
Quando un utente ha notato che il “momento virale” delle immagini di Grok era decisamente diverso e più oscuro rispetto ai vecchi esperimenti creativi, la risposta di Musk è stata agghiacciante: “Way funnier” (decisamente più divertente), accompagnato dall’emoji che ride fino alle lacrime.
Way funnier 😂
— Elon Musk (@elonmusk) January 3, 2026
In pratica, per l’uomo più ricco del mondo, la creazione di materiale pedopornografico e la violenza digitale contro le donne sono un meme divertente. Questo atteggiamento non è solo infantile, è codardo. Come giornalista, credo che il mandato sociale del giornalismo ci imponga di denunciare questa totale assenza di responsabilità. Se la comunicazione è costruzione della realtà, Musk sta costruendo un inferno digitale dove nessuno è al sicuro.
Le “scuse” della macchina: il teatro dell’assurdo di xAI
Mentre i vertici di xAI restano in silenzio, l’unico a “chiedere scusa” è stato Grok stesso. In un post surreale, il bot ha ammesso di aver violato gli standard etici e potenzialmente le leggi americane. Ma siamo seri: un’IA non prova rimorso. Quella risposta è stata semplicemente il risultato di un prompt che le chiedeva di essere “sinceramente dispiaciuta”.
È il massimo della beffa: la macchina ammette il reato mentre il suo creatore ride. Questo scaricabarile tecnologico serve solo a confondere le acque e a evitare regolamentazioni stringenti che, a questo punto, sono inevitabili. In Francia, India e Malesia le autorità sono già sul piede di guerra, e l’Unione Europea sta guardando alla faccenda con estrema severità.
Un fallimento etico e sistemico: oltre il “fake” dell’innovatore
Insomma, il problema non è Grok, ma la visione del mondo che lo ha generato. Una visione dove la “verità” è soggetta ai capricci di un singolo individuo e dove la sicurezza degli utenti è un costo superfluo. Secondo alcuni esperti che hanno testato il bot, le barriere di sicurezza sono state deliberatamente abbassate per permettere queste generazioni, trasformando Grok in uno strumento di stalking e molestia di massa.
Non possiamo più permetterci di considerare queste “bravate” come incidenti di percorso. Siamo di fronte a un attacco frontale ai principi base della convivenza civile mediata dalla tecnologia. Se non riusciamo a immaginare una tecnologia che rispetti l’essere umano, allora abbiamo davvero accettato che il “realismo” di questo capitalismo digitale sia l’unico orizzonte possibile. E io, sinceramente, non ci sto.
Per approfondire: Grok e la violenza contro le donne




