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Diciamo le cose come stanno: Jeffrey Epstein non era solo un predatore seriale protetto dai piani alti. I nuovi documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia ci restituiscono l’immagine di un uomo ossessionato dall’idea di “correggere” l’umanità attraverso la genetica. Insomma, un delirio di onnipotenza che non riguardava solo il sesso, ma il controllo sistemico della vita stessa, travestito da progresso tecnologico.
Il transumanesimo come paravento per l’eugenetica
In pratica, Epstein cavalcava l’onda del transumanesimo, quel movimento che vorrebbe usare AI e ingegneria genetica per superare i limiti biologici umani. Ma grattando la superficie, quello che emerge è un’agenda eugenetica vecchia come il mondo. Come già riportato dal New York Times, il suo chiodo fisso era il miglioramento del genoma e la trasmissione di tratti “superiori”.
È il solito schema: chi accumula una ricchezza smisurata finisce per credere che la propria biologia valga più di quella degli altri. È quella sorta di “realismo” distorto dove, non potendo immaginare un mondo oltre il profitto, si cerca di rendere il profitto ereditario a livello cellulare.
I luminari nella rete: la scienza al servizio del capitale
La cosa più inquietante è quanto sia stato facile per lui comprare l’attenzione di scienziati di fama mondiale. Stephen Hawking e Kip Thorne partecipavano alle sue conferenze, magari convinti di discutere di gravità, mentre Epstein voleva solo parlare di come “sezionare” il DNA. Il potere di seduzione del denaro sulla ricerca è una piaga sistemica che spesso preferiamo ignorare.
Prendiamo il caso di Joscha Bach, all’epoca professore al MIT, che ricevette circa 400.000 dollari di donazione. Secondo quanto emerso, Epstein gli scriveva nel 2016 ipotizzando di “modificare” geneticamente le persone nere per renderle più intelligenti. Un razzismo scientifico becero, vomitato in email tra un cocktail e l’altro.
Razzismo scientifico e bambini “su misura”
Anche nomi insospettabili come Noam Chomsky sono finiti nel giro delle sue corrispondenze. In uno scambio di email, Epstein insisteva sul fatto che il gap nei test cognitivi tra afroamericani fosse “ben documentato” e che i geni della memoria potessero essere “trovati e aggiustati”.
L’ossessione non si fermava ai discorsi. Epstein voleva investire nei cosiddetti “designer babies”. In un’email del 2018 con l’imprenditore Bryan Bishop, rispondeva entusiasta all’idea di finanziare la modifica genetica degli embrioni per ottenere figli con tratti desiderabili. Il mercato che entra nel grembo materno, l’ultimo stadio della mercificazione umana.
Il controllo biologico come ultima frontiera
Non mancavano i progetti deliranti degni di un cattivo da fumetto, come quello di “inseminare” la razza umana col proprio DNA, tenendo venti donne contemporaneamente incinte nel suo ranch nel New Mexico. O l’inquietante interesse per il desiderio sessuale femminile, discusso con l’ex professore di Stanford Nathan Wolfe tra il 2008 e il 2013, come rivelato dallo Stanford Daily.
C’è poi Martin Nowak di Harvard, beneficiario di 30 milioni di dollari, con cui Epstein scambiava email criptiche su “spie catturate” e torture. Tutto questo ci dice che il problema non era solo Epstein, ma un sistema scientifico e accademico che, per fame di fondi, ha accettato di banchettare con un mostro, legittimando le sue fantasie distopiche. Se volete approfondire come certi personaggi cerchino sempre di ripulirsi l’immagine, date un’occhiata a quanto avevamo scritto su certe figure “visionarie” del tech che oggi sembrano accusare il colpo davanti a queste rivelazioni.
