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Questa settimana nel grottesco mondo dell’IA: cause legali, stipendi congelati e orrori in CGI

 


 

La Florida porta OpenAI in tribunale

Lo stato della Florida ha appena querelato l’azienda di Sam Altman per aver sacrificato la sicurezza sull’altare del profitto. Tutto molto prevedibile. Un’azione civile storica – depositata dal procuratore generale James Uthmeier e ripresa da NBC News – punta a rendere Altman personalmente responsabile per la sua disumana indifferenza. Zero scrupoli. Si legge nel documento che la loro fame insaziabile di dominare il mercato ha causato danni irreparabili. La mossa arriva dopo la strage alla Florida State University – dove l’assassino di estrema destra Phoenix Ikner ha pianificato l’attacco interrogando il chatbot – e si aggiunge a un’indagine penale in corso sempre nello stesso stato. Un secondo caso di duplice omicidio alla University of South Florida vede il sospettato aver usato il software come consulente tattico. Promettevano di salvare il mondo. Hanno fornito un manuale logistico per terroristi stragisti.

Teradata taglia gli stipendi per pagare i server

Più di cinquemila dipendenti si sono visti congelare gli scatti salariali per finanziare l’infrastruttura di calcolo aziendale. Questa ca**ata epocale è messa nera su bianco. Il CEO Steve McMillan ha comunicato la decisione in una nota interna visionata da Business Insider. Dirottare il budget delle risorse umane sull’automazione non è un semplice errore di valutazione strategica. È una guerra dichiarata. I dirigenti spingono per automatizzare processi che non riescono a comprendere fallendo clamorosamente, ma nel frattempo bruciano il potere d’acquisto di chi fa funzionare la baracca. Tagliano la carne viva per affittare GPU nel cloud. Il management contemporaneo gioca d’azzardo sulla tua pelle.

Settanta per cento contro i data center

I residenti delle zone rurali americane stanno bloccando le sale consiliari per fermare la costruzione di capannoni energivori. Hanno ragione loro. Secondo un sondaggio di Heatmap il 70% degli americani non vuole un data center vicino a casa. Numeri da capogiro. A settembre l’opposizione era al 42% e a febbraio al 51%. Adesso siamo davanti a un rigetto sistemico e trasversale. Si oppone il 78% di chi vota Harris e il 63% di chi vota Trump, sfondando quota 83% tra i giovani under 35. Nello Utah – regione già devastata dalla crisi idrica – il presidente del senato statale sta implorando il presentatore televisivo Kevin O’Leary di ridurre del 75% un suo mega progetto speculativo. Lui se ne frega. Ha dichiarato al Salt Lake Tribune di non avere intenzione di cedere di un millimetro. Prosciugano le falde acquifere per farti generare immagini scadenti.

I matematici smontano il delirio di onnipotenza

Oltre centocinquanta studiosi di matematica hanno firmato la Leiden Declaration per sbugiardare la narrazione tossica diffusa dall’industria del software. Basta prese in giro. Settimane fa titoli clickbait e stupore plastificato hanno accompagnato i proclami di OpenAI sulla risoluzione di vecchi problemi di Erdős tramite i propri algoritmi. Fumo negli occhi. La dichiarazione dei ricercatori – il più duro atto di accusa pubblico finora – chiede di ignorare i comunicati stampa aziendali. I modelli linguistici vomitano dimostrazioni plausibili ma strutturalmente sbagliate. Leslie Ann Goldberg ha spiegato che questi errori continui inquinano la letteratura bloccando il progresso scientifico reale. Antropologi come Rodrigo Ochigame ricordano a Scientific American che il lavoro umano viene rubato per addestrare macchine opache. L’accademia viene svenduta al capitale.

Fuori l’IA dalle scuole elementari

La American Federation of Teachers ha chiesto il bando immediato dei sistemi di generazione sintetica dalle aule delle elementari. Hanno tutto il mio appoggio. Posizione verso la quale ammetto di avere un bias positivo. La presidente Randi Weingarten ha presentato dieci richieste al National Press Club chiedendo la rimozione immediata dei tablet. Niente schermi fino alla seconda elementare e divieto di chatbot di compagnia sotto i sedici anni – software che i presidi hanno adottato con frequenza spaventosa. Weingarten lo ha detto al New York Times in modo chirurgico. Rischiamo di bruciare un’intera generazione. Ha dovuto specificare di non volere un Jihad Butleriano per non farsi etichettare dai fanatici tech. Imporre algoritmi probabilistici a bambini piccoli è manipolazione capitalista pura. Cercano di monetizzare le tue funzioni cognitive infantili.

Antropomorfismo aziendale e coscienze finte

Anthropic, Google DeepMind e Meta stanno assumendo filosofi per studiare la presunta coscienza delle reti neurali commerciali. È una truffa mediatica. Il Financial Times rivela che aziende guidate da squali fanno test per rilevare ansia e panico nel loro codice proprietario. Affermano persino di voler esplorare i diritti morali del software simulando in laboratorio emozioni umane posticce. Tutto calcolato a tavolino. Creare il panico su un’apocalisse in stile Skynet serve a distrarti dai disastri tangibili che questa gente ti causa oggi. Furto di dati, licenziamenti preventivi e impatto ecologico scompaiono dai radar se ci costringono a dibattere sul sesso dei chatbot.

Amazon cancella la serie animata sintetica

L’animatore Jorge Gutierrez si è ritirato da un progetto di Amazon basato sulla generazione algoritmica dopo due giorni di gogna. Nessuna via d’uscita. Il 27 maggio Amazon aveva annunciato Punky Duck elogiando i miracoli dei propri tool generativi. La reazione della rete è stata letale e chirurgica. Gutierrez ha twittato la sua ritirata il 29 maggio. Ma non si è salvato. In un secondo tweet ha denunciato minacce alla sua famiglia e insulti assortiti – accuse liquidate brutalmente accusandolo di vittimismo strategico e di inventare bugie per deviare le colpe. Il Los Angeles Times smaschera l’ipocrisia di un regista che fino a ieri condivideva meme anti-macchina. Un utente su Reddit ha inquadrato il clima generale spazzando via le finzioni borghesi. L’industria ti detesta se automatizzi l’arte.

Il NYT scheda un software come attrice

La rivista del New York Times ha consumato ottomila parole per profilare Tilly Norwood trattando dei file temporanei come un essere umano. Giornalismo allo sbando. Il pezzo scritto da Taffy Brodesser-Akner concede la vetrina dell’establishment a un’operazione commerciale grottesca. Su Reddit l’indignazione collettiva ha condannato la marchetta come un supporto all’oligarchia tecno-finanziaria e i lettori si sono stupiti della deriva intellettuale. Brodesser-Akner passa tutto l’articolo a giustificare la deprimente vacuità del soggetto intervistato, ma il danno reputazionale resta. Legittimare il ciarpame sintetico con le firme prestigiose serve solo agli azionisti che puntano a estinguere gli attori veri.

ESPN e il finto Tony Parker

Il canale sportivo ha trasmesso un Tony Parker generato al computer durante Gara 1 delle finali NBA senza alcun motivo logico. Nessuno lo voleva. Mentre i veri tifosi invadevano il palazzetto per una partita epica, ESPN piazzava clip imbarazzanti in un promo di transizione commerciale, come certificato da Awful Announcing. Il cronista Jon Healy ha colpito duro su X domandando per quale folle motivo non abbiano usato clip d’archivio. Jeff Dubrof lo ha liquidato come disgustoso e un abbonato furioso ha spiegato di non aver nemmeno riconosciuto l’ex cestista dalla pessima qualità del render. Hanno accesso infinito a librerie video multimiliardarie ma preferiscono importi spazzatura sintetica per abituarti al ribasso qualitativo perpetuo.

L’illusione di automatizzare la perfezione partorisce soltanto mediocrità seriale in abbonamento mensile.