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Diciamo che se c’è una cosa che i suprematisti bianchi proprio non riescono a gestire, è la realtà che bussa alla porta. O, in questo caso, che entra direttamente nei loro database. In pratica, mentre il mondo discute di come l’intelligenza artificiale possa distruggere il mercato del lavoro o concentrare la ricchezza, qualcuno ha deciso di usarla per scopi decisamente più… catartici. Insomma, Martha Root – questo il nome di battaglia della hacker – ha trasformato un congresso di informatica in una sorta di rito di esorcismo digitale per quello che viene definito il “Tinder dei nazisti”.
L’operazione, presentata al Chaos Communication Congress di Amburgo, non si è limitata a buttare giù qualche sito. È stata una lezione di etica applicata e di satira politica, dimostrando come le stesse tecnologie spesso usate per inquinare il dibattito pubblico possano essere rivolte contro chi quell’odio lo propaga sistematicamente.
La vendetta del Pink Ranger: un hack in diretta mondiale
Immaginate la scena: una hacker vestita da Pink Ranger dei Power Rangers che, con un semplice script Python chiamato beffardamente “lol.py”, cancella i backup e i database di interi portali dedicati alla “purezza razziale”. Non parliamo solo di WhiteDate – il sito di incontri – ma anche di WhiteChild (donazione di sperma per suprematisti) e WhiteDeal (un marketplace per soli bianchi).
In un colpo solo, Martha Root ha reso palese quanto questi mondi siano fragili. Questi soggetti, che spesso si sentono parte di un’elite intellettuale o guerriera, sono stati umiliati dalla loro stessa incompetenza tecnica. Come ho avuto modo di scrivere analizzando la psicologia delle comunità complottiste, la percezione di essere sotto attacco da parte di “forze oscure” crolla miseramente davanti alla realtà di una password debole o di un URL di download accessibile a chiunque.
Usare il loro stesso veleno: l’IA che seduce i fascisti
La parte più interessante dell’intera faccenda è l’uso di un chatbot basato su Llama (il modello open source di Meta). Martha Root ha addestrato l’IA per interpretare “lilmisethnostate”, un profilo femminile con valori tradizionalisti e di estrema destra. L’obiettivo? Estrarre informazioni. E indovinate un po’? Funziona.
In pratica, decine di utenti sono caduti nella trappola, arrivando a invitare il chatbot a raduni reali nel nord della Germania. Questo ci dice molto su come l’IA possa essere usata per infiltrarsi in quegli spazi che si credono sicuri. A differenza dei contenuti generati per truffare o per creare AI slop propagandistico, qui la tecnologia è stata usata per un’indagine giornalistica e investigativa di alto livello. È l’applicazione pratica di quei principi del giornalismo che vedono nell’investigazione e nello smascheramento del potere (anche quello sotterraneo e tossico) il mandato principale della professione.
La fragilità tecnica degli ecosistemi dell’odio
Martha Root ha svelato che per scaricare la lista completa degli utenti di WhiteDate bastava digitare un URL elementare. Una sicurezza che definire imbarazzante è poco. “La peggiore che possiate immaginare”, l’ha definita lei. Questo ci ricorda che, nonostante i proclami di grandezza, queste piattaforme sono spesso gestite da dilettanti.
Pensiamo ad altri “innovatori” del settore tech che hanno costruito la loro intera carriera su miti di invulnerabilità, salvo poi mostrare falle colossali quando si tratta di gestione reale dei dati e delle piattaforme. Spesso il clamore mediatico serve solo a coprire un modello di business basato sul vuoto. In questo caso, il vuoto è stato riempito dai dati degli utenti ora finiti nelle mani di giornalisti e ricercatori tramite il portale okstupid.lol.
Oltre lo slop: quando la tecnologia serve a smascherare
Cosa ci resta di questa storia? Sicuramente il dato statistico: l’86% degli utenti di questi siti sono uomini. Una sproporzione che, come scherza la hacker, fa sembrare il villaggio dei Puffi un’utopia femminista. Ma oltre la battuta, resta la consapevolezza che la lotta all’estremismo oggi passa inevitabilmente per il codice informatico.
L’intelligenza artificiale non deve per forza essere uno strumento di oppressione o di accumulo di capitale nelle mani di pochi. Può essere una “Heartbreak Machine”, uno strumento che rompe le echo chamber e costringe chi vive di odio a fare i conti con la propria fragilità. Insomma, se l’IA è il futuro, Martha Root ci ha mostrato che può essere un futuro dove i nazisti non hanno vita facile.
Woman Hacks “Tinder for Nazis,” Tricks the Racist Users Into Falling in Love With AI Chatbots https://t.co/362b3489-77f3-45cf-af0e-3fd5fc2fd47a
— Futurism (@futurism) January 6, 2026




