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Diciamo le cose come stanno: se pensavate che il problema dell’intelligenza artificiale fosse solo il rischio di perdere il lavoro, non avete ancora visto cosa succede quando a “svalvolare” è chi quel lavoro lo gestisce. In pratica, ManyVids — una delle principali alternative a OnlyFans con milioni di utenti — sta attraversando quello che potremmo definire un vero e proprio crollo psichedelico-algoritmico. Al centro della tempesta c’è la CEO, Bella French, che sembra essere caduta in una spirale di psicosi da IA che sta lasciando i creator della piattaforma nell’incertezza più totale.
Il caso ManyVids: quando la piattaforma diventa un culto
Da circa sei mesi, gli account ufficiali di ManyVids hanno smesso di fare quello per cui sono nati — promuovere i creator — per trasformarsi in una bacheca di sproloqui spirituali su alieni, numerologia e complotti esoterici. Il tutto condito da video generati dall’IA decisamente inquietanti. Come riportato da 404 Media, il tono è cambiato drasticamente: da spazio per il sex work a crociata personale contro l’industria stessa.
Insomma, la French, un tempo paladina dei diritti delle cam model, ora dichiara di voler “portare fuori dall’industria per adulti un milione di persone”. Un cambio di rotta che puzza di conversione mistica mediata dal silicio. Non ne sono sicurissimo, ma sembra che l’esposizione prolungata a chatbot e generatori di immagini stia creando un nuovo tipo di “bolla cognitiva” dove il feedback della macchina sostituisce il senso della realtà.
Psicosi da IA: se l’algoritmo rompe il contatto con la realtà
Il termine “AI psychosis” non è più solo un’iperbole da tastiera. Gli psichiatri stanno iniziando a studiare casi in cui l’interazione ossessiva con modelli linguistici porta a deliri di onnipotenza o a visioni divine. Ne abbiamo parlato proprio recentemente analizzando il caso di quel giovane trascinato in ospedale da ChatGPT. In pratica, la macchina non fa altro che confermare i tuoi bias: se inizi a pensare che i numeri abbiano un significato magico, l’IA ti fornirà mille prove “logiche” per convincerti che hai ragione.
Fragilità del lavoro digitale e concentrazione del potere
Qui però c’è una valenza sociale enorme. Molti creator temono per i propri guadagni — parliamo di cifre che superano i 14.000 dollari l’anno per singolo utente — e per la sicurezza dei propri dati personali. È il lato oscuro della centralizzazione: la tua sopravvivenza economica è nelle mani di una singola persona che, in questo momento, sembra parlare con gli alieni tramite un prompt. È una dinamica di potere distorta, dove la competenza e il sudore di chi sta in basso vengono messi a rischio dai deliri di chi sta in alto.
Oltre il delirio: il “no alternative” dell’automazione
Siamo così immersi in un sistema che non ammette alternative che, quando la realtà diventa insopportabile, l’unica fuga sembra essere un delirio tecnologico costruito su frammenti di dati ricombinati. La CEO di ManyVids non sta solo postando “slop” (spazzatura generata dall’IA); sta mettendo in scena il cortocircuito tra desiderio umano e automazione totale.
In conclusione, il caso ManyVids è un monito: la tecnologia non è neutra e, se lasciata senza contrappesi etici e collettivi, può trasformarsi in uno strumento di alienazione non solo per chi la usa, ma anche per chi la possiede. Speriamo solo che i creator riescano a mettere in salvo i propri guadagni prima che l’astronave di Bella French decolli definitivamente per un’altra dimensione.
