Immaginate di avere risorse illimitate. Potreste assumere i migliori ingegneri aerospaziali del mondo, commissionare libri a premi Nobel per la letteratura o finanziare ricerche mediche rivoluzionarie. E invece? Invece, secondo un nuovo report, i super-ricchi del pianeta stanno usando ChatGPT per farsi scrivere le favole della buonanotte e per progettare aerei che molto probabilmente non voleranno mai. Benvenuti nel bizzarro mondo dei miliardari e della loro ossessione per l’intelligenza artificiale, dove il denaro non sembra comprare né il gusto né, a quanto pare, il senso della realtà.
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Se pensavate che l’hype sull’IA avesse colpito solo i piccoli investitori e gli appassionati di tecnologia, vi sbagliavate di grosso. Un recente report di JPMorgan, scovato inizialmente da Inc. Magazine, ha intervistato 111 clienti miliardari per capire come utilizzano questa tecnologia. Le risposte oscillano tra il banale e il delirante.
Il report di JPMorgan: cosa fanno i ricchi con l’IA?
Non sorprende che l’adozione sia alta: il 79% dei miliardari intervistati usa l’IA nella vita personale e il 69% per il business. Dopotutto, è l’IA che sta gonfiando i loro portafogli azionari in questo momento. Ma è l’uso specifico a lasciare perplessi.
Aerei progettati dai chatbot: un disastro annunciato
Prendiamo questo esempio: un miliardario ha dichiarato con entusiasmo di usare l’IA per “progettare il progetto di un aereo che spera di costruire”. Fermatevi un attimo a riflettere. Stiamo parlando di strumenti noti per inventare fatti, sbagliare calcoli elementari e avere “allucinazioni”. Affidereste la vostra vita a un velivolo progettato da un software che non sa distinguere la verità dalla finzione? Con tutti i soldi del mondo, perché non assumere un team di ingegneri veri?
Genitori in outsourcing: la favola della buonanotte generata
Forse ancora più deprimente è il caso del miliardario che usa l’IA come “giocattolo” per “creare storie della buonanotte personalizzate per mio figlio”, assicurandosi che abbiano sempre un “colpo di scena emotivo alla fine”.
È il trionfo della pigrizia emotiva. Una persona che potrebbe commissionare un libro illustrato unico al mondo a un artista famoso sceglie invece di alimentare il proprio figlio con “slop” (spazzatura) derivativo generato da un algoritmo. “La valuta della vita è il tempo”, si giustifica uno di loro. Ma se il tempo risparmiato è quello dedicato alla creatività condivisa con i propri figli, forse c’è un problema di priorità.
Ologrammi per l’eternità e altre delusioni
Non finisce qui. C’è chi sta lavorando per creare “ologrammi dei membri anziani della famiglia per le generazioni future”, in una sorta di ricerca dell’immortalità digitale che sa tanto di episodio scartato di Black Mirror. E c’è chi si vanta di aver risparmiato 100.000 dollari in spese legali grazie a un report generato dall’IA, ignorando forse che gli avvocati che usano ChatGPT in tribunale stanno finendo sanzionati e umiliati per aver citato casi inesistenti.
La ricchezza non immunizza dalle allucinazioni
Fortunatamente, non tutti hanno perso la testa. Alcuni intervistati rimangono scettici, preferendo il calcolo manuale e l’intuizione, e uno ha persino definito l’AGI (Intelligenza Artificiale Generale) una “totale e completa perdita di tempo”.
Ma il quadro generale è preoccupante. Se le persone con più risorse al mondo si affidano ciecamente a strumenti imperfetti per decisioni critiche o per la cura dei propri cari, cosa ci dice questo sul futuro che stanno costruendo per noi? Forse che i soldi possono comprare tutto, tranne il discernimento.
