C’è qualcosa di profondamente grottesco in quello che è successo a Kingston upon Thames, un sobborgo a sud-ovest di Londra. Immaginate la scena: l’amministrazione locale decide di decorare la città per Natale. Invece di affidarsi ad artisti locali o decorazioni tradizionali, sceglie la via dell’IA generativa. Il risultato? Murales che sembrano usciti da un incubo di Lovecraft piuttosto che da una favola natalizia. Ma la vera notizia non è la bruttezza di queste immagini — a cui purtroppo ci stiamo abituando — ma il motivo surreale per cui sono state rimosse in fretta e furia.
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All’inizio di questa settimana, i residenti di Kingston si sono trovati di fronte a due enormi murales che avrebbero dovuto celebrare le festività. Invece, si sono trovati davanti a scene di puro orrore digitale: persone sfigurate, animali deformi e un pupazzo di neve con lo sguardo di chi ha visto l’abisso. Era il classico esempio di “AI slop”, quella spazzatura visiva generata da algoritmi che ancora faticano a capire l’anatomia umana, ricordandoci i tempi (non lontani) in cui l’IA non sapeva contare le dita delle mani.
Un Natale all’insegna dell’orrore digitale
La reazione online è stata immediata e spietata. Su Reddit, gli utenti hanno descritto le opere come “scene di orrore lovecraftiano“, scherzando sul fatto che fossero state erette per celebrare il ritorno del “nostro signore oscuro Cthulhu”. Altri si chiedevano legittimamente come un tale scempio visivo fosse stato approvato.
Eppure, non è stata l’estetica da incubo a decretarne la fine. Secondo quanto riportato da London Centric, i proprietari degli edifici hanno deciso di strappare via tutto per una ragione molto più controversa.
Il cortocircuito: quando lo “slop” diventa politico
Dietro queste opere ci sarebbe l’artista Mat Collishaw, noto per sperimentare con l’IA. Ma il problema è sorto con uno dei murales che raffigurava una folla di persone che camminava nell’acqua alta fino alle caviglie. In un Regno Unito sempre più polarizzato e teso sul tema dell’immigrazione, quell’immagine generata a caso dall’IA è stata interpretata come un riferimento ai migranti che attraversano la Manica.
Si è scatenato il caos. Alcuni passanti credevano che l’opera volesse umanizzare i richiedenti asilo, altri che li stesse prendendo in giro. In ogni caso, l’argomento è talmente tossico nel dibattito pubblico britannico che nessuno ha voluto rischiare.
La scusa di Bruegel e l’insulto all’arte
I proprietari dell’edificio hanno tentato una difesa goffa, sostenendo che “nessuno sa” perché i murales siano diventati politici e insistendo sul fatto che la scena fosse ispirata al pittore fiammingo del XVI secolo Pieter Bruegel il Vecchio.
Lasciatemelo dire: usare un algoritmo per masticare e rigurgitare lo stile di uno dei più grandi maestri del Rinascimento, producendo un risultato deforme e inquietante, è già un insulto sufficiente. Usarlo poi come scudo per difendersi da accuse politiche è la ciliegina sulla torta di questa farsa.
Quando la xenofobia supera il cattivo gusto
Questa storia ci dice molto sullo stato attuale delle cose. Siamo disposti a tollerare che le nostre città vengano tappezzate di immagini artificiali scadenti, incubi visivi che degradano lo spazio pubblico. Ma nel momento in cui un glitch dell’IA tocca, anche solo per sbaglio, un nervo scoperto della politica reazionaria come l’immigrazione, scatta la censura immediata.
Mentre razzismo e intolleranza crescono nel Regno Unito, sembra che la paura di “sembrare politici” sia più forte del desiderio di avere decorazioni natalizie che non facciano piangere i bambini dalla paura.

