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Il costo umano di “Colossus”: il supercomputer di Elon Musk sta letteralmente soffocando una comunità nera a Memphis

C’è un’ironia amara e soffocante nel fatto che, per costruire l’intelligenza artificiale che dovrebbe “salvare l’umanità” (o almeno così dice la propaganda della Silicon Valley), si stia avvelenando una fetta ben specifica di umanità reale, in carne ed ossa. A Memphis, Tennessee, il sogno tecnocratico di Elon Musk ha preso la forma di un incubo industriale fatto di smog, puzza di uova marce e malori fisici.

Mentre il mondo guarda con ammirazione ai benchmark di Grok, gli abitanti di Boxtown — un quartiere storicamente nero e a basso reddito — guardano fuori dalla finestra e vedono una fila di turbine a gas che bruciano combustibile giorno e notte per alimentare “Colossus”, il gigantesco data center di xAI. È il realismo capitalista che si manifesta nella sua forma più brutale: l’innovazione non è eterea, ha un peso specifico, e quel peso viene scaricato sulle spalle di chi ha meno voce per protestare.

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Nausea e aria irrespirabile: la denuncia dei residenti

Non si tratta di semplici fastidi. I residenti che vivono all’ombra del supercomputer di Musk stanno riportando sintomi preoccupanti. KeShaun Pearson, presidente dell’associazione Memphis Community Against Pollution (MCAP), ha raccolto testimonianze di persone che soffrono di nausea improvvisa, mal di testa lancinanti e difficoltà respiratorie ogni volta che escono di casa. “È come se l’aria avesse un sapore”, dicono.

La causa? Secondo un report di Futurism e inchieste locali, l’impatto sulla qualità dell’aria è peggiorato drasticamente da quando xAI ha acceso i motori. L’impianto, che ospita 100.000 GPU H100 di Nvidia, richiede una quantità di energia mostruosa, che la rete locale non poteva fornire immediatamente. La soluzione di Musk? Installare generatori a gas in loco.

Le turbine della discordia: energia sporca per l’AI

Per alimentare la sua “fabbrica di intelligenza”, xAI ha piazzato almeno 18 turbine a gas mobili (e altre sono in arrivo). Questi dispositivi non sono pannelli solari; sono motori a combustione che emettono ossidi di azoto (NOx), particolato fine e altri inquinanti noti per causare asma e problemi cardiaci. Secondo il Southern Environmental Law Center, queste turbine da sole hanno la capacità di emettere 130 tonnellate di NOx all’anno.

L’aspetto più inquietante è che questa infrastruttura fossile serve a creare un prodotto digitale. Stiamo letteralmente bruciando gas e intossicando polmoni umani per addestrare chatbot a scrivere poesie in rima o generare immagini di gattini. È l’estrazione di valore portata all’estremo.

Boxtown e la ferita aperta del razzismo ambientale

La scelta di Boxtown non è casuale. È una classica “zona di sacrificio”. Situata nel sud-ovest di Memphis, è un’area storicamente trascurata, abitata prevalentemente da afroamericani, già circondata da industrie pesanti e una raffineria. Aggiungere una centrale elettrica privata non regolamentata in questo contesto non è sviluppo, è razzismo ambientale.

Se Musk avesse provato a installare 20 turbine a gas nel cortile di una comunità ricca della Silicon Valley, i ricorsi legali lo avrebbero fermato prima ancora di posare il primo cavo. A Memphis, invece, ha trovato un’amministrazione compiacente e una popolazione vulnerabile.

L’approccio “muoviti velocemente e inquina tutto”

La cosa che fa più rabbia è la modalità operativa. xAI ha installato e acceso le turbine senza ottenere i permessi necessari per la qualità dell’aria, operando in una zona grigia normativa o, peggio, nella totale illegalità, confidando nel fatto che le multe (se mai arriveranno) saranno spiccioli per un uomo che possiede Tesla e SpaceX.

Questo episodio ci ricorda che il “cloud” non è una nuvola eterea. È fatto di acciaio, silicio e, sempre più spesso, di ciminiere che fumano nei cortili dei poveri. Se il prezzo dell’AGI è la salute delle comunità emarginate, allora il progresso di cui parlano è, ancora una volta, solo per pochi.