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Il Papa contro l’avatar AI: “Difficile trovare Dio in un algoritmo”

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Se qualcuno stava pensando di creare una versione AI del Papa, farebbe meglio a ripensarci. Il messaggio arriva forte e chiaro direttamente dal soglio pontificio. Il neoeletto Papa Leone XIV, infatti, ha stroncato sul nascere e senza mezzi termini l’idea di un suo simulacro digitale, un avatar con cui i fedeli avrebbero potuto interagire. Una presa di posizione netta, che non si limita a una questione di immagine, ma che si allarga a una critica profonda e articolata sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella nostra società.

Insomma, il Vaticano mette un paletto invalicabile all’invasione della tecnologia in ambito spirituale, ricordandoci che ci sono sfere dell’esistenza umana che, forse, non dovrebbero essere delegate a un algoritmo.

Un “no” categorico dal Vaticano: niente Papa digitale

La rivelazione arriva da un’anticipazione di una biografia in uscita, riportata dalla testata cattolica Crux. A quanto pare, al Pontefice era stata chiesta l’autorizzazione per un progetto piuttosto singolare: un sito web dove chiunque avrebbe potuto avere “un’udienza personale con ‘il papa’”, un’intelligenza artificiale addestrata a rispondere alle domande dei fedeli. La risposta di Leone XIV è stata un secco rifiuto.

“Ho detto: ‘Non autorizzerò una cosa del genere'”, ha dichiarato il Papa. “Se c’è qualcuno che non dovrebbe essere rappresentato da un avatar, direi che il papa è in cima alla lista”. Parole che suonano come un monito contro la deriva della spersonalizzazione, anche in campo religioso. D’altronde, l’idea stessa è a dir poco perversa. Sappiamo bene che i modelli di intelligenza artificiale tendono alle cosiddette “allucinazioni”, ovvero a inventare informazioni di sana pianta. Immaginate un Papa digitale che, in un momento di “delirio” algoritmico, consigli a un fedele di rubare le offerte in chiesa. Un abominio, teologico e non solo.


Dalle “allucinazioni” ai deepfake: la critica all’IA e alla ricchezza

La critica del Pontefice non si ferma qui. Ha condannato anche i deepfake, come un video generato artificialmente che lo mostrava cadere dalle scale, e in generale la diffusione di notizie false create con l’AI. Questo ci riporta direttamente al cuore del problema della disinformazione nell’era digitale, una vera e propria “aggressione” all’integrità dell’informazione e della verità.

Ma il ragionamento del Papa si spinge oltre, toccando un nervo scoperto del nostro tempo: la concentrazione di capitale e potere. Leone XIV ha puntato il dito contro le “persone estremamente ricche” che investono somme colossali nell’intelligenza artificiale, “ignorando” i bisogni reali dell’umanità. “Se la Chiesa non parla, o se qualcuno non parla di questo, […] il pericolo è che il mondo digitale vada per la sua strada e noi diventeremo pedine, o saremo lasciati ai margini”.

Questa è una critica sociale ed economica potentissima, che si allinea perfettamente con l’analisi che da tempo portiamo avanti su questo blog: l’AI, nel suo attuale modello di sviluppo, è uno strumento che rischia di concentrare ulteriormente la ricchezza, lasciando indietro intere fette della popolazione. Pur non essendo contrario alla tecnologia in sé, il Papa chiede che il suo sviluppo sia guidato da principi etici e non solo dal profitto.


Lo scontro con Musk e la domanda finale: dov’è Dio nell’AI?

Inevitabilmente, queste posizioni hanno portato a uno scontro con una delle figure simbolo della Silicon Valley. In un altro estratto della biografia, il Papa aveva criticato le immense fortune accumulate da miliardari come Elon Musk. La risposta dell’imprenditore non si è fatta attendere: su X ha replicato con una citazione biblica (“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”), un attacco neanche troppo velato.

Questo botta e risposta è più di una semplice scaramuccia. Rappresenta lo scontro tra due visioni del mondo: una che mette al centro la dignità umana e la giustizia sociale, e un’altra che persegue un’innovazione tecnologica a tratti prometeica, forse dimenticando le sue implicazioni più profonde.

La chiosa del Papa, contenuta nell’anticipazione della biografia, è una domanda che risuona come una critica diretta a chi, come Musk, lavora allo sviluppo di un’intelligenza artificiale generale (AGI). “Sarà molto difficile scoprire la presenza di Dio nell’AI”. Una frase che, al di là del suo significato teologico, ci interroga tutti: in questa corsa sfrenata verso macchine sempre più intelligenti, cosa rischiamo di perdere della nostra umanità?