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Seedance 2.0 e il funerale di Hollywood: l’IA di ByteDance spaventa l’industria del cinema

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Vi ricordate quel video allucinante del 2023 con Will Smith che mangiava spaghetti come se fosse un mostro lovecraftiano? Diciamo che all’epoca ci faceva ridere, era il classico “fail” dell’intelligenza artificiale ancora acerba. Beh, smettete di ridere. In meno di due anni siamo passati dalle deformità grottesche a salti tecnologici che definire enormi è poco. Insomma, il giochino si è fatto serio e ByteDance, il colosso cinese dietro TikTok, ha appena calato l’asso con Seedance 2.0.

Dallo spaghetto all’abisso: l’evoluzione shock

L’ultimo modello di ByteDance ha invaso i social con una precisione fotorealistica che mette i brividi. Abbiamo visto di tutto: dai remake del Signore degli Anelli a Kanye West e Kim Kardashian che recitano in un film drammatico cinese, fino alla rivincita di Will Smith contro un mostro di spaghetti decisamente più convincente del primo. Non è solo tecnica, è la capacità di generare senso (o almeno un’illusione perfetta di esso) partendo da un prompt testuale.

Hollywood al capolinea? Il panico dei creativi

A Hollywood l’aria si è fatta pesantissima. Rhett Reese, lo sceneggiatore di Deadpool, ha twittato quello che molti pensano ma pochi osano dire: “mi dispiace dirlo, ma probabilmente è finita per noi“. Lo ha scritto reagendo a un video iper-realistico di Brad Pitt e Tom Cruise che se le danno di santa ragione su un ponte sospeso. Roba che un tempo richiedeva mesi di post-produzione e budget da capogiro, oggi viene “sputata” fuori da un server in pochi minuti.

In pratica, siamo di fronte a una minaccia esistenziale. Voci influenti come Ashton Kutcher, Sean Penn e Matthew McConaughey si sono già schierati contro questa automazione selvaggia, mentre registi del calibro di Guillermo del Toro denunciano la morte della creatività umana a favore di un “prodotto” senza anima.

Il nodo della questione, come sempre, è chi possiede cosa. La Motion Picture Association (MPA) è passata all’attacco, accusando ByteDance di aver utilizzato senza permesso opere protette dal copyright statunitense su scala massiccia. Charles Rivkin, CEO di MPA, è stato categorico: Seedance ignora le leggi che proteggono milioni di posti di lavoro. Anche Peter Yang di Roblox ha rincarato la dose: tutto quello che produce questo modello puzza di violazione del copyright.

ByteDance dice di aver bloccato la generazione di personaggi reali, ma sappiamo come va a finire: le “guardrail” sono spesso fatte di burro, lo abbiamo visto con le difficoltà di OpenAI e il suo modello Sora.

L’estrazione del valore: oltre la “magia” tecnologica

Guardando la cosa da una prospettiva più ampia: non riusciamo a immaginare un’industria dell’intrattenimento che non sia schiava di questa efficienza estrema, anche a costo di polverizzare il lavoro umano. Questa tecnologia non “crea” nulla nel senso nobile del termine; estrae competenze, immagini e stili costruiti in decenni da attori, registi e sceneggiatori in carne ed ossa, per concentrare la ricchezza nelle mani di pochi proprietari di server.

Insomma, il problema non è se il video sia bello o meno. Il problema è che stiamo accettando la fine della mediazione umana in nome di uno “slop” algoritmico sempre più perfetto, ma drammaticamente vuoto.