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Se giocate a qualsiasi MMO, sapete cos’è un wipe: quel momento in cui il raid leader (o il tank, se è scarso come me a volte) sbaglia tutto, la strategia va a farsi benedire e l’intero gruppo muore in pochi secondi. Ecco, X — la piattaforma che una volta chiamavamo Twitter — sta vivendo un wipe al rallentatore da mesi. Ma l’ultima notizia che arriva dai piani alti è talmente grottesca da sembrare un glitch della realtà: il Head of Product ha ammesso che la società è in condizioni così disperate da non potersi più permettere di gestire correttamente nemmeno il colore blu nell’interfaccia. Sì, avete capito bene. Il brand che ha costruito la sua intera storia sull’uccellino azzurro oggi è costretto a tagliare sui pixel per risparmiare sulla banda o sui costi di calcolo.
L’economia del pixel: quando il blu diventa un lusso
In pratica, siamo arrivati alla fase della “manutenzione da baraccopoli”. Quando un’azienda che dovrebbe valere decine di miliardi dichiara di avere problemi tecnici a visualizzare un colore, significa che l’infrastruttura sottostante sta marcendo. Dopo aver licenziato l’80% del personale, Musk ha distrutto non solo la moderazione, ma la competenza tecnica di base. Insomma, non c’è più nessuno che sappia come far girare la macchina senza che qualche pezzo si stacchi. Il blu, una volta simbolo di verifica e identità, oggi è un costo insostenibile. È la metafora perfetta di un impero che si sta restringendo fino a diventare un guscio vuoto, una void zone dove nulla di nuovo può più crescere.
L’IA come scudo fiscale e distrazione di massa
Ma siccome il capitalismo non può ammettere il fallimento finché c’è ancora un briciolo di hype da mungere, Musk ha attivato la sua arma finale: la bolla dell’Intelligenza Artificiale. Quando i conti di X piangono e gli inserzionisti scappano a gambe levate, la strategia è semplice: smettere di parlare di social network e iniziare a parlare di xAI, di Grok e di “intelligenza senziente”. È un gioco di prestigio finanziario. Musk sta cercando di convincere i creditori e quel che resta degli investitori che X non è una piattaforma pubblicitaria fallita, ma un immenso set di dati per addestrare l’IA che “salverà l’umanità”.
Diciamo le cose come stanno: è una narrazione posticcia. Come ho già documentato nella mia analisi sul perché Elon Musk è sempre stato un fake, il suo modello di business non è l’innovazione, ma la gestione del clamore. Si promette la guida autonoma totale per anni per tenere alte le azioni Tesla; oggi si promette la coscienza sintetica su X per non ammettere che la piattaforma è tecnicamente ed economicamente al collasso.
Il disastro sistemico: quando l’ego mangia la competenza
Il punto è che questa non è solo la storia di un miliardario bizzoso. È il trionfo di una visione del mondo in cui le competenze dal basso vengono sacrificate sull’altare dell’intuizione del “genio”. Tagliando i costi in modo indiscriminato, Musk ha dimostrato che senza i lavoratori — quelli veri, che sanno dove mettere le mani nel codice — la tecnologia non è altro che ferraglia. L’IA viene sbandierata come la soluzione che sostituirà quegli stessi lavoratori, ma la realtà è che senza una base solida, Grok o Claude sono solo generatori di slop (fuffa digitale) che non pagano le bollette dei server.
Soli nel deserto di Musk: perché non riusciamo ad andarcene
La domanda che mi assilla, e che dovrebbe assillare anche voi, è: perché siamo ancora lì? La risposta sta in quella paralisi cognitiva che ci porta a pensare che non esista un’alternativa. È il trionfo del realismo applicato ai social media. Ci sentiamo impotenti di fronte al degrado di uno spazio che un tempo sentivamo nostro, accettando pixel rotti, bot che ci spammano truffe sulle crypto e un’estetica della povertà tecnica come se fossero inevitabili. X è diventato lo specchio di un sistema che ha smesso di essere attraente ma che continua a occupare l’orizzonte perché ha distrutto la nostra capacità di immaginare qualcosa di diverso.
Insomma, il fatto che X non possa più permettersi il colore blu non è un dettaglio tecnico; è l’annuncio del funerale di un’epoca. Se perdiamo anche la capacità critica di distinguere l’innovazione reale dal marketing disperato, allora il wipe sarà definitivo.




