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Debunking Rampini: Il Calo delle Iscrizioni alla Ivy League e l’Incomprensibile Complessità per un Intelletto Semplice

In questo articolo

 


 

Introduzione: Un’Altra “Masterclass” di Interpretazione Errata

Ci troviamo ancora una volta a dover esaminare, con la pazienza che solo l’abitudine può infondere, una fatica analitica di Federico Rampini. Il giornalista, noto per la sua abilità nel tessere narrazioni grandiose collegando eventi apparentemente slegati, dimostra ancora una volta come questa audacia sia spesso inversamente proporzionale all’aderenza ai fatti. Il suo pezzo sul Corriere di novembre scorso, e che mi ritrovo citato di contino come argomento a favore di varie congetture pro Trump, prometteva rivelazioni epocali, ma finisce per offrire il solito mosaico di congetture, presentate con la sicurezza di chi ha decifrato l’universo leggendo le istruzioni al contrario.

Questo mio intervento si propone un obiettivo modesto: accompagnare il lettore – e magari, chissà, lo stesso Rampini con tutti i suoi limiti – attraverso il labirinto dei dati reali, un paesaggio che egli sembra rimodellare con una fantasia degna di miglior causa. Vogliamo dimostrare, con la calma serafica che solo i numeri e l’analisi sociologica possono garantire, come le sue tesi siano, nel migliore dei casi, voli pindarici e, nel peggiore, un esempio lampante di come un intelletto possa perdersi magnificamente di fronte alla complessità.

Le esternazioni di Rampini, infatti, sembrano funzionare principalmente come un meccanismo di “conferma del pregiudizio”. Si rivolgono a un pubblico ben preciso, desideroso di sentirsi ripetere narrazioni pre-confezionate sulla “minaccia woke” e sull’inarrestabile declino dell’Occidente, il tutto senza il fastidio di dover fare i conti con un rigoroso supporto probatorio. La sua stessa evocazione di una “incomprensibile complessità per un intelletto semplice” suona quasi come una confessione involontaria: è proprio la semplicità – o meglio, la semplificazione eccessiva – del suo approccio a renderlo attraente per chi cerca risposte facili, ma ne costituisce anche il fatale difetto analitico.

Il Grande “Collasso” della Ivy League: Una Farsa Statistica

L’Elusivo “Calo delle Iscrizioni”: Aneddoto vs. Aritmetica

Il cuore pulsante dell’argomentazione rampiniana è la presunta diminuzione delle iscrizioni alle università della Ivy League, attribuita a “dottrine radicali”. Per verificare, dobbiamo guardare agli iscritti effettivi, non alle domande. E i dati ufficiali raccontano un’altra storia.

Harvard University, per esempio, non mostra alcun “calo”. Per la Classe 2028 ha ammesso 1.970 studenti con un tasso di yield (la percentuale di ammessi che si iscrive) dell’83,6%. L’anno prima erano 1.965 con l’83,7% di yield. Non solo: il rapporto finanziario FY24 parla del “più alto tasso di immatricolazione degli ultimi cinquant’anni”. Un record, non un calo.

La situazione è simile altrove: Brown University accoglie 1.725 matricole, in linea con gli anni precedenti. Princeton University ne immatricola 1.411, un numero stabile nel suo range storico. Yale University registra 1.554 iscritti, University of Pennsylvania 2.395, e Cornell University stima circa 3.500 studenti. Dartmouth punta a 1.185 per il 2029. Numeri che parlano di stabilità, non di crollo.

È vero che il numero totale di domande può subire fluttuazioni, ma questo non significa un calo di attrattiva. I tassi di accettazione rimangono estremamente bassi (Harvard 3,6%, Yale 3,7%) e sono addirittura diminuiti negli ultimi dieci anni, indicando una domanda che supera l’offerta. Rampini confonde le normali oscillazioni – influenzate da fattori pratici come il ripristino dei test standardizzati – con un collasso ideologico. L’ipercompetitività suggerisce prestigio duraturo, non declino.

Immatricolazioni al Primo Anno della Ivy League: Un Quadro di Duraturo Fascino
UniversitàClasse 2028 (Autunno 2024)Classe 2027 (Autunno 2023)Classe 2026 (Autunno 2022)
Brown University1.725~1.700~1.700
Cornell UniversityN/D (5.139 ammessi)~3.500~3.500
Harvard University1.6471.6451.647
U. of Pennsylvania2.395N/DN/D
Princeton University1.4111.3661.499
Yale University1.554N/DN/D

Nota: N/D indica dati non disponibili. Harvard calcolato da ammessi e yield. Cornell e Brown includono stime.

La “Dittatura Ideologica”: Un Comodo Capro Espiatorio

L’idea che la “cultura woke” sia l’unico motore dei (presunti) cambiamenti è una scorciatoia analitica. Le scelte universitarie sono influenzate da un complesso mix di fattori: costi, offerta formativa, demografia, prestigio accademico, prospettive di carriera, networking. Attribuire tutto a una vaga “dittatura ideologica” è semplicistico. Gli studenti sono agenti razionali che valutano costi e benefici; gli alti tassi di yield dimostrano che, nonostante le critiche, il pacchetto Ivy League resta estremamente appetibile. Ridurre tutto a una “fuga dal wokeismo” è una lettura superficiale che ignora le reali motivazioni dei candidati.

La “Fuga” verso Sud: Scappare dal “Woke” o Seguire la Convenienza?

Quantificare il Presunto Esodo

Rampini cavalca l’onda della “fuga verso le università del Sud”. È vero che, come riporta anche il Wall Street Journal, c’è stato un aumento degli studenti del Nord che scelgono atenei meridionali. Università come Clemson e Georgia Tech vedono un boom di domande. Ma attenzione ai numeri: un aumento percentuale notevole (+84% in vent’anni) può partire da una base molto piccola. Inoltre, è una tendenza di lungo periodo, non una reazione improvvisa. La domanda cruciale, a cui Rampini risponde con troppa fretta, è: perché?

Oltre il Miraggio “Anti-Woke”: I Veri Fattori di Attrazione

La narrazione di Rampini isola il sentimento “anti-woke”, ma è una spiegazione monca. L’idea che migliaia di giovani basino una decisione così importante solo sull’avversione a una vaga “cultura woke” è inverosimile. Analisi come quelle di Collegedata.com o Higher Ed Dive indicano ben altri motori:

  • Costo: Le università pubbliche del Sud sono spesso significativamente più economiche. Un fattore pragmatico e decisivo per molte famiglie.
  • Qualità della Vita: Clima più gradevole, un forte spirito scolastico, l’importanza dello sport universitario (il football!) e il desiderio di una “tradizionale esperienza universitaria”.
  • Programmi e Lavoro: Offerta accademica solida (specie in alcuni settori STEM) e l’accesso a mercati del lavoro in crescita.
  • Demografia e Semplificazione: Crescita della popolazione giovane nel Sud e maggiore facilità di candidatura grazie alla Common Application.
  • “Minore Polarizzazione”: Alcuni cercano un’atmosfera percepita come meno divisa, il che è diverso da una fuga “anti-woke”. È la ricerca di un *diverso* clima, non necessariamente un rifiuto dei valori progressisti.

La “fuga” è anche *verso* qualcosa (valore, opportunità, stile di vita). Rampini, con la sua lente ideologica, sembra incapace di cogliere questa complessità.

Fattori Determinanti nella Migrazione Studentesca verso il Sud
Fattore DeterminanteDescrizione
Costo InferioreRette universitarie generalmente più basse rispetto al Nord.
Qualità della VitaClima mite, forte spirito scolastico, tradizioni sportive, desiderio di esperienza “tradizionale”.
Programmi Accademici e LavoroOfferta accademica solida e accesso a mercati del lavoro in crescita.
Demografia e Dinamiche RegionaliCrescita della popolazione giovane nel Sud; minore propensione a trasferirsi.
Facilità di AmmissioneAumento dell’adesione alla Common Application.
Atmosfera del CampusRicerca di un ambiente percepito come meno polarizzato politicamente.

Il Curioso Caso delle Proteste Scomparse

I Campus Silenziosi di Rampini: Un Necrologio Prematuro

L’affermazione di Rampini secondo cui le proteste studentesche filopalestinesi “sono quasi scomparse” suona, a dir poco, bizzarra. La primavera del 2024 ha visto un’ondata di attivismo senza precedenti recenti, con accampamenti, occupazioni e migliaia di arresti. È impensabile che un tale fermento svanisca nel nulla. Rampini confonde, forse volutamente, un cambio di tattica (la fine degli accampamenti a fine semestre) con la morte del movimento.

A smentirlo sonoramente è Palestine Legal: nel 2024, le richieste di supporto legale per attività legate alla Palestina sono aumentate del 55% rispetto al 2023, e di un incredibile +600% rispetto al 2022. La maggior parte proviene dalle università. Questo indica attivismo e repressione continui, non scomparsa. Inoltre, le università stesse stavano inasprendo le regole sulle proteste per l’autunno 2024, un chiaro segno che non consideravano l’attivismo moribondo. Rampini dimostra una scarsa comprensione delle dinamiche dei movimenti sociali, che evolvono e cambiano forma.

La “Rivelazione” del City College: L’Aneddoto si Fa Dato

Poi arriva l’aneddoto: un amico di Rampini, docente al City College (CCNY), dice che i suoi studenti (“figli della classe operaia”) pensano agli esami, non alla Palestina. Da questo, Rampini deduce un’apatia generale. È ovvio che gli studenti, specialmente quelli con background più vulnerabili, diano priorità al loro futuro, ma questo non significa disinteresse politico. Infatti, proprio al CCNY ci sono state proteste significative, con tanto di risposta della polizia. L’aneddoto di Rampini è, ancora una volta, solo un aneddoto, peraltro smentito dai fatti. La sua spiegazione sulla “diminuzione” delle proteste (provvedimenti anti-antisemitismo) è una visione parziale che ignora la contro-narrazione sulla repressione della libertà di parola.

DEI e ESG: La “Ritirata” Vista da Lenti Ipersemplificate

Lo “Smantellamento” della DEI: Ricalibrazione, Non Rivoluzione

Rampini annuncia lo “smantellamento” dei comitati DEI (Diversity, Equity, Inclusion). È vero che le iniziative DEI affrontano venti contrari (pressioni economiche, politiche, “DEI fatigue”) e alcune aziende tagliano budget. Ma parlare di “smantellamento” generalizzato è un’esagerazione. Si tratta, più correttamente, di una ricalibrazione. Molte aziende, incluse Microsoft e JPMorgan Chase, stanno adattando le strategie, rifocalizzandosi sulle competenze, migliorando le metriche e allineando la DEI agli obiettivi di business. È un’evoluzione strategica, non una resa incondizionata.

Sull'”ambivalenza” delle minoranze verso la DEI, Rampini coglie una sfumatura ma la banalizza. Pew Research mostra sostegno, ma anche critiche complesse: c’è chi lamenta scarsi progressi per specifici gruppi, chi teme il “performativo”, chi chiede una migliore implementazione. Sono critiche *interne* che mirano a migliorare, non a buttare via tutto, come Rampini vorrebbe far credere.

Investimenti ESG: Da “Religione” a Gestione del Rischio?

Rampini derubrica l’ESG (Environmental, Social, Governance) a “religione” da cui molti investitori si starebbero allontanando. È vero che c’è una reazione negativa, spesso politica, e che alcune grandi banche si sono ritirate da iniziative climatiche. Ma non è un abbandono totale. L’ESG sta evolvendo, diventando parte integrante della gestione dei rischi materiali (climatici, geopolitici) e della strategia aziendale. L’ESG sta maturando, affinando la sua dottrina, non sta morendo come vorrebbe una certa narrazione.

Rampini alle Prese con la Sociologia: Musa al-Gharbi

Decodificare al-Gharbi: “We Have Never Been Woke”

Quando Rampini si avventura nella sociologia, citando Musa al-Gharbi, l’esito è prevedibile. Al-Gharbi, nel suo “We Have Never Been Woke”, non dice ciò che Rampini gli fa dire. Sostiene che i “risvegli” siano fenomeni ciclici guidati da “capitalisti simbolici” – professionisti istruiti (accademici, giornalisti) – che usano la retorica della giustizia sociale per promuovere la propria classe, spesso senza benefici reali per gli emarginati. È una critica di classe all’ipocrisia di certe élite, non un attacco generalizzato al progressismo.

La Curiosa “Purga” del 2011: Fantasia Rampiniana?

Rampini attribuisce ad al-Gharbi una specifica “purga del linguaggio” avvenuta nel 2011. Peccato che, cercando riscontri sul lavoro di al-Gharbi, questa affermazione non trovi fondamento. Sembra un’attribuzione errata o una selezione strumentale di un dettaglio oscuro. Ancora una volta, Rampini sembra preferire la narrazione alla verifica.

Consumo Ciclico di Teorie Complesse

Rampini usa la teoria ciclica di al-Gharbi per suggerire che i movimenti attuali siano solo una ripetizione destinata a svanire. Ma questo è un uso riduttivo della sociologia. Le teorie cicliche hanno limiti e non possono liquidare le specificità dei movimenti contemporanei. Rampini non si confronta con la sociologia; la depreda in cerca di slogan. E l’ironia suprema è che proprio Rampini, come commentatore che crea narrazioni per il proprio pubblico, potrebbe rientrare nella categoria dei “capitalisti simbolici” descritta da al-Gharbi.

Logica “Rinnovabile” e Sogni Elettrici

La Rinuncia “Impossibile” ai Combustibili Fossili

Nella sua digressione energetica, Rampini afferma l'”impossibilità di rinunciare a breve termine ai fossili”. Su questo punto, c’è un fondo di verità. Agenzie come l’IEA e BloombergNEF riconoscono che la transizione è complessa e richiederà decenni. Ma il tono di Rampini è quello di chi usa questa realtà come pretesto per minimizzare l’urgenza e l’importanza della transizione stessa.

Auto Elettriche: “Effetti Nefasti” o Complessità?

Più problematica è l’asserzione sugli “effetti nefasti dell’auto elettrica”. La tesi che siano “molto meno pulite” è una fake news ciclica, smentita da studi sul ciclo di vita che mostrano emissioni significativamente inferiori rispetto alle auto a benzina. Che siano “dominate dalla Cina” è una realtà geopolitica (la Cina è leader), ma definirla “nefasta” è un’interpretazione che serve a Rampini per associare le politiche ambientali (confuse con il “woke”) a scenari negativi, ignorando i progressi e le sfide reali.

Conclusione: Il Trionfo della Congettura

Al termine di questa lunga, ma necessaria, disamina, emerge con prepotenza un quadro: le tesi di Federico Rampini, dal presunto crollo della Ivy League alla ritirata da DEI ed ESG, passando per la fuga “anti-woke” e le proteste svanite, si rivelano per quello che sono: un castello di carte costruito su ipersemplificazioni, dati selezionati ad arte, interpretazioni errate e una radicata predilezione per narrazioni preconcette rispetto alla complessità della realtà.

Abbiamo visto come le iscrizioni alla Ivy League siano stabili e l’attrattiva immutata; come la migrazione verso Sud sia guidata da fattori concreti e non da una semplice fuga ideologica; come l’attivismo studentesco, lungi dallo scomparire, si trasformi e persista; e come DEI ed ESG stiano attraversando fasi di ricalibrazione, non di smantellamento. Persino la sua lettura di Al-Gharbi appare strumentale e inaccurata.

Le spiegazioni semplici di Rampini per un mondo “incomprensibilmente complesso” possono offrire un temporaneo sollievo a chi cerca conferme, ma chi è interessato a una reale comprensione dei fenomeni contemporanei farebbe meglio a cercare altrove, confrontandosi con le prove empiriche e l’analisi rigorosa. L’articolo di Rampini, in definitiva, è un esercizio di stile al servizio di una tesi precostituita, un esempio di come la narrazione possa prevalere sull’evidenza. La vera “incomprensibile complessità”, forse, non è nel mondo, ma nel modo in cui certi intelletti lo interpretano.

Ma stiamo parlando sempre dell’uomo che definì “semi sconosciuta” Nvidia e disse che i movimento progressisti in USA erano pro Putin (sì, quello che ha letteralmente aiutato economicamente ed elettoralmente Trump). Chiedergli buonsenso a un certo punto potrebbe sembrare eccessivo.

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