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Jack Dorsey e i licenziamenti in Block Inc: l’AI è solo una scusa per coprire la macelleria sociale?

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Quando un CEO della Silicon Valley annuncia di voler dimezzare la propria forza lavoro, di solito lo fa con quel tono solenne da “scelta più difficile della mia vita”. Ma stavolta Jack Dorsey, il fondatore di Twitter e attuale guida di Block Inc (ex Square), ha aggiunto un ingrediente speciale alla ricetta: l’intelligenza artificiale. Secondo lui, il licenziamento di 4.000 persone non è un fallimento gestionale, ma una transizione inevitabile verso l’efficienza tecnologica. Insomma, non è colpa nostra, è il futuro che avanza.

Il taglio lacrime e sangue

Diciamo le cose come stanno: Dorsey ha imposto ai suoi dipendenti di abbracciare l’AI a ogni costo, creando un clima di ansia che alla fine si è rivelato giustificato. Wall Street, ovviamente, ha risposto con un applauso fragoroso, facendo impennare il titolo dell’azienda. È la solita vecchia storia: il capitale si sposta verso l’alto mentre chi lavora viene scaricato con un algoritmo di scarto. Dorsey ha persino predetto che entro l’anno la maggior parte delle aziende seguirà il suo esempio, una visione che ha fatto salivare i vertici delle grandi corporation ma che ha gelato il sangue a chiunque abbia un mutuo da pagare.

Il trucco dell’AI come copertura

Ma c’è un “ma”. Non tutti hanno abboccato alla narrazione dell’apocalisse dei colletti bianchi causata dai bot. Aaron Zamost, ex capo della comunicazione di Square, ha sollevato un dubbio atroce in un editoriale sul New York Times: e se l’AI fosse solo un vestito nuovo, un “costume di scena” per coprire un banalissimo ridimensionamento aziendale? In pratica, Jack Dorsey starebbe usando il feticcio tecnologico per giustificare una gestione dei costi che non ha nulla di rivoluzionario.

Zamost conosce bene Dorsey e la sua tendenza a inseguire i segnali precoci con una convinzione quasi messianica. Ma qui la realtà sembra essere molto più cinica. Guardando da vicino i tagli effettuati, si nota che a sparire sono stati i team che si occupano di policy o di diversità e inclusione. Questa non sembra la sostituzione di un umano con una macchina, ma una classica operazione di macelleria sociale per correggere gli eccessi del passato.

Un problema di pancia aziendale

Tra la fine del 2019 e il 2023, Block è passata da 4.000 a quasi 13.000 dipendenti. Una crescita bulimica tipica dell’era pandemica. Come riportato dal Wall Street Journal, molti analisti ritengono che la stragrande maggioranza di questi tagli non abbia nulla a che fare con le capacità dell’intelligenza artificiale. Jason Karsh, un altro ex dipendente, lo ha sintetizzato perfettamente: “Questa non è una storia di AI. È obesità organizzativa travestita da progresso”.

La profezia che si autoavvera

Costringere i dipendenti a usare strumenti AI acerbi – quelli che Zamost definisce produttori di “riassunti inutili” o “overview che sbagliano i fatti base” – serve a creare una profezia che si autoavvera. Se i manager trattano l’AI come se fosse già pronta a sostituire ogni disciplina, finiranno per distruggere il valore umano prima ancora che la tecnologia sia in grado di replicarlo.

In breve, Dorsey non sta cavalcando il futuro; sta cercando di dare una patina di nobiltà tecnologica a una ritirata strategica. Il problema non è che le macchine sono diventate troppo brave, ma che noi siamo diventati troppo bravi a trovare scuse per concentrare la ricchezza eliminando le persone. E questo, amici miei, non ha nulla di intelligente.