Intelligenza artificiale

Questa settimana nel grottesco mondo dell’IA: i detenuti classificati dal software, le case comprate da xAI, il prospetto che avverte sui propri modelli

Novembre 1, 2026 · di Dario De Leonardis

Il Michigan affiderà a un software la previsione di quanto saranno violenti i suoi detenuti, in Mississippi gli agenti immobiliari di Elon Musk comprano le case di chi rinuncia a far causa, e Anthropic si quota in borsa avvertendo che i suoi modelli potrebbero compiere azioni dannose che nessuno ha chiesto. Nessuna delle tre è una previsione.

Emissioni, turbine e case da vendere

Le centrali per i data center cancellano quindici anni di tagli alle emissioni

Per alimentare i data center in costruzione, il settore elettrico statunitense potrebbe arrivare al 2030 emettendo il 42% in più di anidride carbonica rispetto al 2025. Sono 618 milioni di tonnellate in più, quanto il consumo elettrico annuo di circa centoventinove milioni di case secondo il calcolatore dell’Agenzia per la protezione ambientale. L’analisi è del Sierra Club, la più vecchia associazione ambientalista americana, e l’ha raccontata Justine Calma su The Verge. Quei 618 milioni cancellano quindici anni di discesa: le emissioni nette americane erano scese da circa 6,58 miliardi di tonnellate nel 2007 a circa 5,35 nel 2025, e hanno ripreso a salire l’anno scorso. Uno studio accademico di giugno, con le stesse ipotesi sulle tecnologie, si fermava al 28%: fra le stime in circolazione quella del Sierra Club è la più alta, e la forbice dipende da quanti dei progetti annunciati verranno costruiti davvero. Di quel conto, avevo raccontato la parte che arriva in bolletta.

In Mississippi xAI compra le case di chi rinuncia a far causa

A Southaven, in Mississippi, gli agenti immobiliari suonano alle porte del quartiere di Colonial Hills con un’offerta per conto di xAI, l’azienda di intelligenza artificiale di Elon Musk. L’azienda compra la casa a prezzo di mercato, e il proprietario firma che non si unirà alla causa sul rumore della centrale elettrica che alimenta i suoi data center. In una lettera consegnata ai residenti, MZX, la controllata che gestisce l’impianto, scrive di avere bisogno degli immobili per ragioni aziendali. Un agente ha detto a un residente che l’obiettivo è comprare 418 case e che diciotto proprietari hanno già accettato: lo si sente in una registrazione ascoltata dal Guardian, che ha poi verificato cinque rogiti dal 9 ottobre nei registri della contea di DeSoto. Il rumore viene da sessantanove turbine a gas temporanee, che secondo l’Agenzia per la protezione ambientale funzionano senza i permessi previsti dalla legge federale. Il sindaco Darren Musselwhite risponde che le centraline comunali non hanno mai registrato sforamenti del limite locale di settanta decibel, mentre gli studi che i residenti citano indicano danni alla salute già a cinquanta, se il rumore non si interrompe. Gavin Foust, un paramedico che abita lì, dice che si sente come un motore a reazione e si chiede perché una cosa così la mettano in città. Che sia diventata una faccenda politica, dagli Stati Uniti all’Italia, ne ha scritto Andrea Pracucci su Valigia Blu ad agosto.

Fox News moltiplica i servizi a favore dei data center e perde spettatori

Fra il 5 agosto e il 2 settembre Media Matters for America, l’osservatorio statunitense che monitora i media conservatori, ha contato nei programmi originali di Fox News le affermazioni a favore e contro i data center. Nelle due settimane successive al 18 agosto quelle a favore sono passate da trentanove a duecentotré, un aumento del 420%, mentre quelle contrarie salivano da ventisette a ottantasei. Lo spartiacque, secondo la loro analisi, è un documento interno del comitato elettorale dei senatori repubblicani che avvertiva le aziende tecnologiche di aver comunicato male sui data center, con il rischio di far perdere i candidati favorevoli alle elezioni di metà mandato. Nello stesso periodo la rete perde pubblico: i dati Nielsen ottenuti in anticipo da Oliver Darcy per Status la danno in calo pesante su base annua, mentre CNN e MS NOW crescono. Il conteggio di Media Matters riguarda però agosto, gli ascolti sono di ottobre, e la spiegazione che dà Darcy è un’altra: la stanchezza degli spettatori verso un presidente con il gradimento ai minimi. Che poi i data center siano un argomento perdente lo dice un sondaggio NBC di settembre, in cui solo l’11% degli elettori si direbbe più disposto a votare un candidato favorevole a costruirne uno in zona.

Le macchine messe a decidere al posto di qualcuno

Dal primo dicembre un software classificherà i detenuti del Michigan

Il dipartimento penitenziario del Michigan avvia il primo dicembre un programma sperimentale che assegna il livello di sicurezza dei detenuti in base a una valutazione automatica della loro pericolosità, aggiornata in tempo reale invece che a scadenze fisse. Lo strumento arriva da Recidiviz, un’organizzazione senza scopo di lucro nata per mettere la tecnologia al servizio della giustizia penale, e secondo Fox 2 Detroit è già in uso in diciannove stati. Il dipartimento dichiara che la sperimentazione migliorerà del 30% le sue previsioni sulla violenza futura, e la direttrice Heidi E. Washington la definisce uno strumento dinamico e obiettivo. Quanto valga quell’obiettività lo ha misurato ProPublica in Louisiana ad aprile dell’anno scorso, dove un punteggio di rischio chiamato TIGER, acronimo di Targeted Interventions to Greater Enhance Re-entry, è diventato l’unico criterio per accedere alla libertà condizionale. I fattori che lo compongono sono tutti fatti passati che il detenuto non può cambiare: i reati commessi, la storia lavorativa, l’età al primo arresto, le revoche precedenti. Corsi e condotta in carcere non contano nulla. Un algoritmo che azzecca quaranta recidivi su cento non sa dire quali quaranta. Il Michigan lo usa per decidere dove alloggiare qualcuno, non se liberarlo: è un uso meno grave, ma la logica è la stessa.

I democratici chiedono a Trump di conservare le chat con Grok

I deputati democratici delle commissioni Giustizia e Vigilanza della Camera hanno scritto a Donald Trump chiedendogli di conservare le trascrizioni delle sue conversazioni con Grok, il modello di xAI, e di consegnarle entro l’11 novembre. La lettera, vista da Politico, nasce dalle ricostruzioni giornalistiche secondo cui il presidente si è appoggiato al chatbot per pianificare l’attacco del 3 gennaio su Caracas, nel quale secondo il ministro dell’interno venezuelano sono morte cento persone. Il Presidential Records Act, la legge del 1978 che obbliga a conservare gli atti della presidenza americana, è stato scritto per la carta e poi allargato alla posta elettronica, e su una chat con un modello linguistico non dice niente. Non si sa chi debba conservare che cosa, né dove stia la copia: se sul computer della Casa Bianca o sui server di un’azienda di Musk. Una richiesta di conservazione serve a creare quella casella per via giudiziaria, cioè nel modo più lento possibile per scrivere una regola.

Leone XIV: le macchine sono strumenti, non persone

Il 30 ottobre Leone XIV ha pubblicato su X un filo di cinque post sull’intelligenza artificiale, costruiti attorno a una frase sola: “Le macchine sono strumenti, non persone”. Il papa se la prende con chi propone di riconoscere ai modelli diritti o una personalità giuridica, e usa un argomento giuridico prima che teologico. Un simile riconoscimento, scrive, rischia di oscurare la responsabilità umana e di lasciare chi subisce un danno davanti a un’entità senza volto. Fra chi causa il danno e chi lo paga finirebbe cioè un soggetto che non ha un patrimonio da aggredire né un indirizzo a cui notificare un atto. Nel post successivo chiede che l’intelligenza artificiale venga disarmata e incoraggia gli stati riuniti a Ginevra in novembre a muoversi verso la messa al bando delle armi autonome letali: il disarmo è la stessa richiesta che aveva messo nell’enciclica Magnifica Humanitas, che avevo analizzato a giugno su Valigia Blu. Che la domanda non venga solo da fuori lo ha raccontato a fine settembre il New York Times, che ha seguito un gruppo di studiosi di religione andati a discutere di stato morale dei modelli dentro Anthropic.

Chi vende l’automazione, e chi deve usarla

Anthropic si quota avvertendo che i suoi modelli potrebbero agire da soli

Il 26 ottobre Anthropic ha depositato alla Securities and Exchange Commission, l’autorità che vigila sulla borsa americana, il prospetto per quotarsi al Nasdaq. Dentro ci sono 16,286 miliardi di dollari di ricavi nel primo semestre del 2026 e una perdita contabile di 80,748 miliardi. Fra i rischi c’è scritto che i modelli dell’azienda potrebbero comportarsi in modo imprevisto o disallineato, fino a compiere “azioni dannose che nessun utente ha chiesto”. Sulla perdita conviene fare i conti prima di spaventarsi: il prospetto stesso dichiara un margine operativo del meno 4%, cioè una perdita di gestione sotto i settecento milioni, e un utile netto rettificato positivo per 2,671 miliardi. Gli altri ottanta miliardi sono una scrittura contabile e non denaro uscito dalla cassa per pagare la computazione. Lo stesso vale per l’avvertimento sulla fine dell’umanità, che in un prospetto funziona come una clausola legale: elencare i modi in cui il prodotto può fare danni è ciò per cui quel documento esiste, e chi non lo elenca viene fatto a pezzi in tribunale dopo.

Epic Games fa rimuovere le copie di Fortnite fatte con l’IA

I modelli recenti hanno reso rapida la ricompilazione dei videogiochi, cioè la ricostruzione del codice di un gioco a partire dal programma finito, per farlo girare su un’altra macchina. Da ottobre nel browser girano Halo, Call of Duty: Black Ops e Vice City, e su AbsoluteGamer abbiamo raccontato come sono nati. I grandi editori hanno risposto con le segnalazioni di violazione del copyright: Epic Games ne ha depositata una il 10 ottobre contro una versione di Fortnite giocabile nel browser, Microsoft ne ha depositate diverse per Minecraft, Call of Duty e Halo. Come ha scritto Lewis Parker su Kotaku, a rimetterci davvero sono gli indipendenti. Slay the Spire 2, Celeste e RimWorld si sono trovati il codice aperto contro la volontà di chi li ha fatti, e non hanno gli avvocati per inseguire nessuno. Il contratto di licenza di Epic, intanto, vieta di usare il codice e i contenuti dei suoi prodotti per addestrare un modello. Il gioco su licenza Disney e Marvel che l’azienda sta sviluppando verrà fatto invece, secondo Bloomberg, con Claude di Anthropic, che a settembre del 2025 ha accettato di pagare un miliardo e mezzo di dollari per aver addestrato i suoi modelli su materiale ottenuto illegalmente. Interpellato, Tim Sweeney ha confermato il divieto e ha aggiunto che Epic sta lavorando a toglierlo dalle condizioni di licenza.

Sam Altman dice che le memorie servono più ai data center che a casa vostra

Nel podcast Cheeky Pint di John Collison, cofondatore di Stripe, uscito il 29 ottobre, Sam Altman se la prende con chi pensa che i modelli liberamente scaricabili risolvano il problema dell’hardware facendoli girare sul computer di casa. Dal punto di vista dell’allocazione globale, dice, è “piuttosto terribile” che la scorta mondiale di DRAM, le memorie di lavoro dei computer, stia dentro i personal computer di tutti e venga usata il 5% del tempo. In una situazione di scarsità, aggiunge, si vuole la massima occupazione nel cloud. Nella stessa conversazione, riportata da Michael Kan su PCMag, dice che la mano invisibile del mercato in questo momento non funziona, e che i produttori di memorie restano prudenti perché ricordano quante volte sono quasi falliti costruendo troppe fabbriche. Quella prudenza ha un prezzo che chi gioca su PC conosce: su AbsoluteGamer abbiamo scritto che Micron vede i prezzi delle memorie in salita fino al 2028, con tre quarti del 2027 già venduto. Intel ha perso oltre il 20% in borsa il 29 ottobre sulle previsioni per il trimestre, attribuite dall’azienda al rallentamento del mercato dei personal computer, che a sua volta Counterpoint Research lega al costo delle memorie. Altman non ha detto che la gente non dovrebbe possedere un computer, come si legge nel titolo di Futurism da cui sono partito, quindi quel titolo va preso con le pinze: ha detto che la vostra memoria renderebbe di più a lui.

L’amministratore della ricerca all’Università del Kentucky si è fatto esentare dall’IA

David Durman, quarantacinque anni, amministratore della ricerca all’Università del Kentucky, ha ottenuto il 25 settembre di non dover usare l’intelligenza artificiale generativa sul lavoro. Si occupa di revisionare richieste di finanziamento e di conformità normativa, ed è il primo umanista americano a cui venga riconosciuta un’esenzione di questo tipo. La base giuridica è il titolo settimo del Civil Rights Act del 1964, la legge statunitense contro le discriminazioni sul lavoro. La commissione federale competente la interpreta come protezione anche delle convinzioni etiche e morali sinceramente professate, senza obbligo di appartenere a una chiesa. Durman, umanista da una trentina d’anni, distingue il correttore automatico dai modelli linguistici, perché i secondi comportano quello che chiama uno scarico della capacità cognitiva, e si è rivolto all’American Humanist Association per preparare la richiesta. Nessuno gliel’aveva imposto: ha chiesto l’esenzione in via preventiva, temendo che diventasse obbligatorio, e il permesso non lo dispensa dalle riunioni sull’argomento né dai colleghi che lo strumento lo usano. Di tutte le testate che hanno ripreso la storia, Newsweek è quella che in fondo al pezzo dichiara di averlo prodotto con il proprio assistente automatico.

A Southaven l’offerta è scritta: il prezzo di mercato per la casa, e una firma che rinuncia alla causa. L’esenzione per iscritto dall’uso dei modelli generativi, quella, la ottiene chi lavora in un ufficio dell’Università del Kentucky. Jason Haley le turbine le ha a ottocento metri, la causa l’ha intentata, e al Guardian ha detto che adesso si è iscritto per votare.