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Monopolio algoritmico: Bernie Sanders chiede lo smembramento di OpenAI per salvare il lavoro

Regolamentazione AI

Diciamocelo chiaramente: se c’è un politico americano che non le manda a dire, soprattutto quando si parla di oligarchi e concentrazione di potere, quello è Bernie Sanders. E il suo ultimo bersaglio non è Amazon o Apple, ma il cuore pulsante della rivoluzione tecnologica: OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT. Quella di Sanders non è una semplice critica, è un grido d’allarme che definisce l’intelligenza artificiale un “meteora in arrivo” – e in questo articolo, vedremo che ha ragione da vendere.

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Il senatore del Vermont ha chiesto apertamente al governo degli Stati Uniti di procedere con lo smembramento di OpenAI, una posizione forte che riporta in auge il dibattito sull’antitrust, ma questa volta applicato al codice binario. Per Sanders, il punto non è l’innovazione in sé, ma la sua traiettoria sociale.

La meteora e la crisi occupazionale

L’approccio di Sanders è sempre sistemico e parte da un dato di fatto: l’AI, se non regolamentata, si trasforma rapidamente in uno strumento di devastazione sociale. Parliamo di numeri: un recente rapporto citato dal senatore suggerisce che l’AI e l’automazione potrebbero spazzare via quasi 100 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti entro un decennio. È un’ondata che rischia di travolgere soprattutto le professioni entry-level, quelle che dovrebbero garantire l’accesso al mondo del lavoro per i giovani. Come dice Sanders: “Non farà bene ai giovani se i lavori di primo livello saranno assorbiti dall’AI”.

L’AI, in sostanza, si presenta come un moltiplicatore di produttività per le élite, ma anche come un moltiplicatore di precarietà per la classe lavoratrice. Se ne è parlato anche qui spesso: il progresso tecnologico che si spoglia della sua responsabilità sociale tende a concentrare la ricchezza verso l’alto, sfruttando le competenze che sono state raccolte ed elaborate (spesso senza giusto compenso) dal basso. È un meccanismo perverso che svuota di valore il lavoro umano.

L’arma a doppio taglio della concentrazione di ricchezza

Il cuore del problema, secondo i progressisti, è che i guadagni economici di questa nuova ondata tecnologica sono andati quasi esclusivamente ai vertici. Questo, insomma, non è un caso, ma un risultato strutturale. Se consideriamo i principi cardine di un giornalismo che sia un vero e proprio “cane da guardia” della democrazia, è necessario denunciare questa dinamica, che compromette l’equità sociale.

In questo contesto di “febbre dell’oro AI,” l’urgenza di Sanders di smembrare aziende come OpenAI mira a spezzare il nascente monopolio prima che diventi intoccabile. L’azienda si difende affermando di operare in un campo plasmato per decenni da pochi grandi colossi tecnologici e che la sua crescita è solo il risultato di “sana concorrenza”. Ma la realtà finanziaria suggerisce altro.

Il problema dell’integrazione verticale e del “robot tax”

Non è solo la potenziale posizione dominante di mercato a preoccupare. C’è il rischio ben più grave dell’integrazione verticale, che soffoca la concorrenza sul nascere. Il direttore del Vanderbilt Policy Accelerator, ad esempio, ha evidenziato l’inquietante investimento di 100 miliardi di dollari di Nvidia in OpenAI, un accordo definito “circolare” che alimenta i timori di una bolla AI e, soprattutto, lega a doppio filo chip, cloud e modelli di AI. Se i modelli di intelligenza artificiale non competono sul merito ma sono “vincolati a uno sponsor da mille miliardi di dollari,” allora la concorrenza è già morta e sepolta.

La soluzione proposta da Sanders per mitigare l’impatto sul lavoro è radicale, ma necessaria: una “robot tax” (tassa sui robot) da applicare alle grandi aziende che automatizzano in massa, con i proventi destinati ai lavoratori le cui vite sono state stravolte. È una proposta che sposta il focus dalla retorica anti-regolamentazione a una concreta redistribuzione del valore generato dall’automazione. Si tratta, in pratica, di riconoscere che l’efficienza algoritmica è un fattore produttivo che deve contribuire al benessere sociale collettivo, e non solo ai profitti aziendali.

Il ruolo della politica: due visioni a confronto

Il dibattito sull’AI non è solo economico, ma profondamente politico. La visione progressista di Sanders, che chiede lo smembramento e la tassazione, si scontra apertamente con l’approccio dell’amministrazione Trump. Nonostante i proclami iniziali contro la Big Tech, Trump ha abbracciato l’AI con il faraonico progetto infrastrutturale “Stargate” da 500 miliardi di dollari, che, ironia della sorte, include proprio OpenAI. Questa mossa sottolinea una chiara priorità politica: finanziare l’industria senza porre paletti sociali e regolatori.

L’uso irresponsabile dell’AI non è solo un problema di mercati, ma di etica sociale e perfino di decoro pubblico. Sanders ha attaccato apertamente anche la startup “Friend,” che pubblicizza un