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Il Crollo di CoreWeave: 33 Miliardi in Fumo e lo Spettro della Bolla AI

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C’è un vecchio detto durante la corsa all’oro: “Non scavare, vendi pale”. Nel contesto della febbre dell’Intelligenza Artificiale, Nvidia è quella che vende le pale, e CoreWeave è l’azienda che ne ha comprate a vagonate per affittarle ai minatori. Fino a poco tempo fa, sembrava il piano perfetto. CoreWeave ha avuto l’IPO tech più grande dal 2021, cavalcando l’onda dell’entusiasmo speculativo.

Ma, come ci insegna Mark Fisher, il “realismo capitalista” ha un difetto fatale: prima o poi, la realtà bussa alla porta e chiede il conto. E il conto di CoreWeave è salato. Negli ultimi sei mesi, l’azienda ha perso un valore sbalorditivo, con le azioni crollate del 56%. Diciamo che l’entusiasmo si è raffreddato, per usare un eufemismo.

Il canarino nella miniera si è sentito male

Parliamo di cifre, perché rendono bene l’idea del disastro. In sole sei settimane, 33 miliardi di dollari di valore sono andati in fumo. Un crollo del 46% che ha fatto scattare campanelli d’allarme in tutta Wall Street. Molti analisti iniziano a chiedersi se CoreWeave non sia il proverbiale canarino nella miniera, il primo segnale che la gigantesca bolla dell’AI sta per scoppiare.

Il problema di fondo è che questa “corsa all’oro” si basa su premesse economiche fragili. Le aziende come CoreWeave si sono indebitate fino al collo (con tassi d’interesse non proprio amichevoli) per costruire data center enormi, scommettendo che la domanda di calcolo per l’AI sarebbe stata infinita e, soprattutto, redditizia. Ma se persino OpenAI ammette che non vedrà profitti reali prima del 2030, chi pagherà le bollette nel frattempo?

Un’economia “circolare” (nel senso peggiore del termine)

C’è un aspetto di questa vicenda che mi puzza di bruciato, ed è la struttura finanziaria che sorregge tutto il baraccone. È un gioco di specchi che farebbe impallidire uno schema Ponzi.

Guardate qui: Nvidia possiede il 6% di CoreWeave. CoreWeave ha un contratto di esclusività per usare solo chip Nvidia. Microsoft rappresenta il 62% del fatturato di CoreWeave ed è anche il principale finanziatore del cliente numero uno di CoreWeave, OpenAI. In pratica, i soldi girano in tondo per gonfiare le valutazioni di tutti, senza che ci sia necessariamente un valore reale generato per l’economia esterna. È il capitalismo che si mangia la coda per sembrare più grosso.

Quando la pioggia batte il cloud

L’ironia suprema è che, mentre parliamo di “cloud” e intelligenze eteree, i problemi di CoreWeave sono dannatamente terreni. In Texas, dei semplici temporali hanno ritardato di mesi la costruzione di un data center critico. A quanto pare, non puoi addestrare un modello linguistico se il cemento delle fondamenta è zuppo d’acqua.

Il CEO Michael Intrator ha cercato di minimizzare, dicendo che “il mondo troverà il modo di finanziare” questa rivoluzione. Ma gli investitori, che di solito amano le belle favole, hanno iniziato a fare domande scomode sui margini di profitto e sui ritardi. “Non c’è nessuna scalabilità qui”, ha commentato brutalmente un analista.

Enron 2.0 o semplice correzione?

Qualcuno sta già sussurrando la parola “Enron”, ricordando il gigante energetico crollato nel 2001 tra scandali contabili e valutazioni gonfiate. Non sono sicurissimo che siamo già a quel livello di frode, ma la dinamica della “valutazione speculativa scollegata dalla realtà” è identica.

Come abbiamo visto parlando dei robot umanoidi e della loro bolla finanziaria, il pattern è sempre lo stesso: promettere un futuro fantascientifico per giustificare un presente di perdite finanziarie. CoreWeave sta scoprendo a sue spese che quando l’hype finisce, restano solo i debiti.