L’uomo che vende i processori su cui gira quasi tutto il settore ha spiegato al New York Times che se i bambini dimenticano le tabelline non è un gran problema. Tre giudici della Florida hanno messo nero su bianco che i tribunali rischiano di affogare nelle carte sfornate dai modelli. E il New Jersey ha multato per un milione di dollari un data center finanziato da Microsoft, uno di quei capannoni pieni di server su cui girano i servizi online, che si era piazzato in cortile sessantadue generatori a gas senza chiedere il permesso. Nessuna di queste cose ha richiesto una superintelligenza.
I bambini come banco di prova
Jensen Huang dice che dimenticare le tabelline non ha importanza
Jensen Huang guida Nvidia, l’azienda che produce i processori grafici su cui si addestrano e girano quasi tutti i modelli generativi in commercio. Nell’intervista con Klein per il podcast del New York Times, il giornalista gli ha messo davanti uno studio cinese su ventiseimila studenti a cui l’accesso agli strumenti di IA era stato concesso in momenti scaglionati, così da poter confrontare gruppi altrimenti identici. I compiti si finivano prima, ma nel lungo periodo i punteggi agli esami calavano. Huang ha accettato la diagnosi e ha rifiutato la conclusione: prova a far fare una divisione in colonna a un bambino oggi, ha detto, le tabelline si stanno dimenticando, le radici quadrate pure. Poi la domanda: ha importanza? E la risposta, data da lui a sé stesso, è no. Ha aggiunto una confessione che vale più di tutto il resto dell’intervista. Non conosce il proprio indirizzo di casa. Una volta a un distributore gli hanno chiesto il codice postale ed è andato nel panico, e il numero di telefono non se lo ricorda. Ci convive benissimo, dice, perché perderemo destrezza intellettuale fine ma diventeremo bravi a ragionare per sistemi.
Gli ex studenti della scuola Alpha raccontano di essere stati sorvegliati dalla webcam
Alpha School è la catena di scuole private americane che ha messo il tutoraggio automatico al centro del proprio modello didattico, con rette da decine di migliaia di dollari l’anno. Della scuola e dei cardiofrequenzimetri indossati in classe ho già scritto a settembre. Il quarto rapporto di Benjamin Riley, studioso di scienze cognitive e di politiche educative che sta scavando sulla scuola da mesi, questa volta raccoglie le voci di ex studenti. Il software cercava quelli che Alpha chiama anti-pattern, cioè usi impropri delle applicazioni, e lo faceva tenendo le webcam sempre accese: coprirle era vietato, e a guardare dall’altra parte c’era un gruppo di persone assunte fuori dagli Stati Uniti. Il sistema classificava anche le espressioni facciali. Una ragazza racconta che le diceva sempre che sembrava triste, cosa esatta, perché piangeva tutti i giorni. Chi sbagliava i test doveva spiegare ogni errore in videochiamata a un signore che stava in India. Chi non teneva il ritmo veniva nukato: il computer si bloccava su tutto tranne l’applicazione della scuola, con un fungo atomico disegnato sullo schermo. Una studentessa ha spiegato a Riley che bastava agitare il mouse per far credere al sistema che stessi pensando. Un’altra frase, la migliore, smonta tutto il resto: non usavano l’IA, usavano Excel e delle app.
Un ex dirigente di Google dice che l’IA fa ai minori più danni dei social
Tom Siegel è stato per anni vicepresidente della divisione fiducia e sicurezza di Google, cioè l’ufficio che decide cosa si può pubblicare e cosa no. Ha detto a Reuters che siamo in una situazione pessima per quello che l’IA sta facendo ai ragazzini, che l’idea di un settore capace di sistemarsi da solo è irrealistica e che stiamo guardando scenari di danno molto gravi. L’occasione della dichiarazione è che Siegel ha appena assunto la direzione dello Youth AI Safety Institute, struttura nuova di zecca di Common Sense Media, l’organizzazione americana che si occupa di minori e media digitali. Vale la pena leggere quella riga con attenzione, perché fra i finanziatori di Common Sense Media ci sono Anthropic e la fondazione di OpenAI: l’allarme sulla mancanza di regole arriva da un’organizzazione pagata in parte dalle aziende che quelle regole dovrebbero subirle. Google, interpellata, ha risposto che le sue funzioni di ricerca basate sull’IA sono uno strumento incredibilmente utile perché i ragazzi imparino ed esplorino il mondo.
Il lavoro che resta e l’informazione che sparisce
Un ingegnere scrive che al lavoro si passano tredici ore a premere invio
Il post più letto della settimana nel mio ambiente è di un account anonimo su X che si firma v0xium e dice, in sostanza, che il mestiere è finito. Racconta di essere entrato da due settimane in una grande azienda dove tutto viene prodotto da Claude Code, l’assistente di programmazione di Anthropic, e dove nessuno sa più niente. La frase che ha fatto il giro è che la gente lavora dodici o tredici ore al giorno solo per premere invio, dal profilo più giovane al più anziano, tutti a parlare con lo stesso modello. Nessuno risolve più i bug, nessuno prova più soddisfazione, nessuno pensa. Conviene tenere le proporzioni: è un post anonimo, non uno studio, l’azienda non viene nominata e la cifra delle sette milioni di visualizzazioni misura il consenso, non la rappresentatività. Quello che lo rende interessante è chi gli è andato dietro. Elon Musk ha commentato con un monosillabo, e il fondo Social Capital di Chamath Palihapitiya ci ha visto una generazione di esperti ridotta a pensionati davanti alle slot machine.
Tre giudici della Florida dicono che le carte generate stanno intasando i tribunali
La Quarta Corte d’appello distrettuale della Florida, il secondo grado di giudizio dello Stato, ha depositato una sentenza in cui tre giudici demoliscono le memorie di un’avvocata di diritto di famiglia e le chiamano per nome: slop generato dall’IA. Il passaggio che ha fatto notizia, riportato da Reuters, è che nemmeno un supercomputer riuscirebbe a trovare un senso in certa prosa depositata in quel fascicolo, e che gli argomenti di un difensore devono restare comprensibili a lettori umani. Il resto dell’opinione è meno divertente e più grave: le parti e i legali possono sfornare a costo quasi zero documenti lunghi e confusi che ritardano, seccano e fanno spendere la controparte, e i ruoli d’udienza ne restano intasati. La corte ha aggiunto che valuterà una segnalazione all’ordine forense. L’avvocata, Jaclyn Soroka, ha negato a Law.com di aver mai usato l’intelligenza artificiale per redigere atti.
Il traffico verso i siti di notizie americani è sceso a 47,6 milioni di visite
I numeri sul traffico dell’informazione americana li ha raccolti Axios nella sua newsletter sui media, usando i dati della società di misurazione Similarweb. Le visite al centinaio di testate più grandi degli Stati Uniti sono scese a 47,6 milioni a luglio, contro i picchi oltre i settanta milioni del 2024. Il 2024 è l’anno in cui Google ha messo i riassunti generati in cima ai risultati di ricerca e Meta ha esteso il proprio assistente. Il pezzo che di solito manca nel racconto è il confronto fra i due canali: i rimandi dai chatbot sono passati da quasi zero a poco più di centocinquantamila al mese, contro gli oltre dieci milioni che arrivano ancora dalla ricerca tradizionale. Non è una sostituzione, è una perdita secca. Cambia anche il modo in cui si legge: secondo i dati Chartbeat citati da Axios, il 40% dei visitatori da computer non scorre più la pagina, e il tempo medio di lettura effettiva è sceso a 24,3 secondi nella prima metà dell’anno. Su chi compra i giornali morti per riempirli di testi automatici e riportarli in cima a Google ho già scritto la settimana scorsa.
DraftKings ha costruito un modello per capire chi perderà di più
DraftKings è la piattaforma di scommesse sportive più grande degli Stati Uniti. Il New York Times ha sentito diversi ex dipendenti. Dal 2023 l’azienda ha addestrato un modello che assegna a ogni cliente un punteggio: quanto è probabile che, ricevuta una promozione, giochi e perda più di quanto l’azienda gli ha regalato. Nel calcolo entrano la frequenza delle giocate, il saldo quotidiano del conto e il rapporto fra quanto si punta e quanto si perde. Jayden Butts, ex analista che ha collaudato il modello, riassume la logica senza giri di parole: si cercano tratti da colpire che indichino un buon investimento, e il miglior investimento possibile è un giocatore patologico. Un secondo analista, che se n’è andato nel 2024, dice che è predatorio esattamente quanto sembra. Gli stessi dati servirebbero benissimo a individuare chi sta rovinandosi e fermarlo: due dipendenti ci avevano provato, il progetto è stato chiuso nel 2025 e la presentazione alla responsabile del gioco responsabile è stata cancellata il giorno stesso in cui doveva tenersi. L’azienda respinge l’idea che il suo marketing prenda di mira qualcuno in modo scorretto.
Cosa lascia fare lo Stato, e cosa fa
Trump all’ONU rifiuta le regole sull’IA e la ribattezza superintelligenza
Il 22 settembre, dal podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti respingono qualunque tentativo di costruire uno schema globalista per controllare l’intelligenza artificiale. Il ragionamento con cui ci arriva è il cuore grottesco della cosa. Quelli che oggi dicono che l’IA ci ucciderà tutti, ha spiegato, sono gli stessi che dicevano che saremmo morti in dodici anni per il riscaldamento globale. Ha poi annunciato che nei documenti federali la tecnologia verrà chiamata superintelligenza, perché la parola artificiale la fa sembrare finta. Il tempismo è quello che è: il giorno prima, come racconta Fortune, venti paesi e la Commissione europea avevano firmato una dichiarazione che chiede standard comuni, verifiche prima del rilascio dei modelli e un’istituzione internazionale di controllo. Il testo, diffuso dalla Finlandia, è rimasto aperto alle adesioni. Stati Uniti e Cina non hanno firmato.
Centinaia di voli fermi sulla costa est, per un cavo tranciato
Lunedì 21 settembre la Federal Aviation Administration, l’ente federale dell’aviazione americana, ha bloccato a terra gli aerei su New Jersey, Filadelfia, New York e Boston. Fra i soli scali di Newark e Filadelfia sono rimasti in ritardo oltre seicento voli, più centinaia di altri su quattro aeroporti. Nella stessa settimana il governo stava avviando in sordina SMART, il sistema che suggerisce ai controllori di volo rotte e tempi calcolati da un modello, in prova negli scali dell’area di Washington. Mettere in fila le due cose è la tentazione della settimana, e sarebbe sbagliato. Le prime ricostruzioni parlano di un guasto a un circuito nel centro radar di avvicinamento di Filadelfia e di un cavo in fibra ottica tranciato per errore in New Jersey, e non c’è nessun indizio di un collegamento con il sistema nuovo. Il fatto interessante è un altro. Il controllo del traffico aereo americano è già abbastanza fragile da fermare mezza costa est con una pala meccanica, e ci si sta montando sopra uno strato di software che sbaglia in modo diverso e meno prevedibile.
Il New Jersey multa un data center per sessantadue generatori a gas
A Vineland, nel sud del New Jersey, il dipartimento statale per la protezione dell’ambiente ha comminato una multa da oltre un milione di dollari a DataONE, la società che gestisce lì un data center da diciassette miliardi di dollari finanziato da Microsoft. Il motivo, ricostruito da Gothamist, è preciso e vale la pena non gonfiarlo: un’ispezione del 29 luglio ha trovato sessantadue generatori a gas installati e in funzione senza le autorizzazioni statali, che alla visita di dicembre 2025 non c’erano. Non è una sanzione per inquinamento accertato, è una sanzione per aver saltato la fila dei permessi, il che rende il gesto più eloquente e non meno. L’impianto, quando sarà a regime, è progettato per assorbire 350 megawatt, più del doppio di quanto consuma oggi l’intera città. Il commissario Ed Potosnak ha definito l’intervento il più grosso mai fatto contro un data center nello Stato. In New Jersey quasi cento comuni hanno già vietato queste strutture con un regolamento locale.
Il Pentagono attribuisce a un sistema di puntamento la strage in una scuola iraniana
La notizia più pesante della settimana arriva da una ricostruzione di Bloomberg sull’indagine interna del Pentagono a proposito dell’attacco del 28 febbraio alla scuola Shajareh Tayyebeh di Minab, in Iran. Secondo gli investigatori militari sentiti dalla testata, l’attacco è il risultato di informazioni di intelligence non aggiornate e di un eccesso di affidamento su un sistema automatico di selezione degli obiettivi, che nessuno ha ancora identificato pubblicamente. I morti sono più di centocinquanta: la commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, nel rapporto di settembre, parla di circa centoventi bambini, Bloomberg di almeno centoventitré. La stessa commissione ha concluso che ci sono motivi ragionevoli per ritenere che gli Stati Uniti abbiano commesso un crimine di guerra lanciando attacchi indiscriminati, e nello stesso documento contesta al governo iraniano crimini contro l’umanità per la repressione delle proteste. A luglio Trump aveva ipotizzato che le immagini della scuola distrutta potessero essere state generate da un’intelligenza artificiale.
La settimana mette in fila chi decide e chi paga, e i due elenchi non si sovrappongono mai. Da una parte Jensen Huang, che può permettersi di non ricordare il proprio indirizzo perché qualcun altro lo ricorda al posto suo, e che da lì deduce una teoria generale su quali competenze siano superflue per i figli degli altri. Dall’altra una ragazzina di Alpha School che teneva la webcam accesa tutto il giorno per un gruppo di sorveglianti a diecimila chilometri di distanza e che oggi, di quegli anni, dice di essere stata un topo da laboratorio. Huang chiama tutto questo pensare per sistemi. Lei lo chiama un esperimento scientifico travestito da scuola.




