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L’IA sta per colpire un muro (e il crash finanziario sarà spettacolare)

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Immaginate di guidare una Ferrari a 300 all’ora verso un orizzonte che continua a spostarsi. Ora immaginate che quella Ferrari sia costata triliardi di dollari e che il carburante sia la pura speculazione finanziaria. Ecco, secondo alcuni dei nomi più pesanti del settore, potremmo essere a pochi metri dallo schianto.

La domanda che circola nei corridoi (un po’ meno entusiasti del solito) della Silicon Valley è semplice: l’industria dell’IA sta per colpire un muro? La crescita esponenziale che ci hanno venduto è destinata a trasformarsi in una stagnazione imbarazzante? La risposta breve è: molto probabilmente sì. E a dirlo non è un luddista qualunque, ma Yoshua Bengio, uno dei “padrini” dell’intelligenza artificiale.

Il muro invisibile e il crash tangibile

In una recente intervista a The Guardian, Bengio non ha usato mezzi termini: «C’è una chiara possibilità che colpiremo un muro, che ci sia qualche difficoltà che non prevediamo ora e per la quale non troveremo una soluzione rapida». Tradotto dal linguaggio accademico: potremmo aver finito la benzina innovativa molto prima del previsto.

Il problema non è solo tecnico, è sistemico. Se la tecnologia rallenta, il castello di carte finanziario rischia di crollare. Bengio avverte che potremmo trovarci di fronte a un vero e proprio crash finanziario. Perché? Perché chi sta versando triliardi in questa scommessa lo sta facendo basandosi sull’assunto errato che i progressi continueranno “abbastanza regolarmente al ritmo attuale”. Spoiler: nella storia della tecnologia, raramente è andata così.

Il miraggio dell’AGI e il gioco delle tre carte

Per giustificare spese folli in data center che consumano quanto intere nazioni, l’industria ha bisogno di un mito fondativo: l’AGI (Artificial General Intelligence). David Cahn, del potente fondo Sequoia Capital, lo ha ammesso candidamente in un post sul suo blog: «Niente di meno dell’AGI sarà sufficiente a giustificare gli investimenti proposti per il prossimo decennio».

Ma siccome l’AGI sembra sempre più una chimera, i CEO stanno iniziando a spostare i pali della porta. Sam Altman di OpenAI e altri hanno iniziato a prendere le distanze dal termine, mentre Meta di Zuckerberg preferisce parlare di “superintelligenza”. È un classico esercizio di rebranding per guadagnare tempo mentre i modelli attuali mostrano rendimenti decrescenti. Certo, c’è stato un sussulto di ottimismo con il lancio dei modelli Gemini 3 di Google, ma l’incertezza di fondo resta.

L’economia circolare (della bolla)

L’aspetto più inquietante di questa corsa è la natura incestuosa dei finanziamenti. Morgan Stanley prevede che la spesa per i data center toccherà i 2,9 triliardi di dollari entro il 2028. Meta da sola ha dichiarato di voler spendere 600 miliardi in infrastrutture USA.

Ma dove finiscono questi soldi? Spesso fanno un giro tondo. Si parla sempre più della natura “circolare” degli accordi: Nvidia promette di investire fino a 100 miliardi in OpenAI, e OpenAI usa quei soldi per… comprare chip Nvidia. È un sistema che gonfia le valutazioni e il fatturato di tutti, creando una bolla perfetta pronta a esplodere al primo segnale di panico.

Persino all’interno, le voci critiche si alzano. Yann LeCun, altro padrino dell’IA e (ex) scienziato capo di Meta, ha espresso forte scetticismo verso l’architettura degli LLM attuali, suggerendo che siamo su un binario morto se non cambiamo radicalmente approccio.

Petrolio vs Chatbot: un paragone che non regge

C’è chi prova a gettare acqua sul fuoco, come l’analista Benedict Evans, che paragona la spesa per l’IA a quella dell’industria del petrolio e del gas (circa 600 miliardi l’anno). Secondo lui, non serve credere nell’AGI, basta credere che l’IA cambierà l’advertising e la ricerca.

Ma c’è una differenza fondamentale, che sfugge a chi vive nelle torri d’avorio del venture capital: il petrolio e il gas (purtroppo, aggiungerei) fanno girare il mondo fisico, i trasporti, il riscaldamento, l’agricoltura. I chatbot, per ora, generano email passivo-aggressive e riassunti mediocri. Se l’industria petrolifera si ferma, il mondo va nel caos. Se l’industria dell’IA colpisce un muro, forse l’unica cosa che crollerà saranno i portafogli degli speculatori.

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