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Se già lo spot di “Search Party” non ci aveva messo in guardia con la sua estetica da distopia gentile, adesso gli analisti dicono la stessa cosa: siamo di fronte a un incubo di sorveglianza senza precedenti. Diciamo che la promessa di Amazon di ritrovare il vostro cagnolino smarrito è solo la punta dell’iceberg di quello che la Electronic Frontier Foundation definisce il più grande panopticon civile della storia degli Stati Uniti. Insomma, abbiamo messo le telecamere in casa per sentirci sicuri, e siamo finiti a vivere in un reality show permanente gestito da una Big Tech.
Il panopticon domestico: la fine dell’intimità
Il problema non è solo potenziale, è drammaticamente reale. Ring è già stata citata in giudizio dalla Federal Trade Commission per aver raccolto illegalmente dati audio e video. Nel 2023 è emerso che i dipendenti dell’azienda avevano un accesso esteso ai filmati degli utenti, comprese le telecamere installate dentro le mura domestiche. In pratica, mentre voi eravate convinti di sorvegliare il corriere, qualcuno a San Francisco poteva sorvegliare voi.
E non pensate che il raggio d’azione si fermi allo zerbino. Un’indagine di Consumer Reports ha rivelato che questi dispositivi possono registrare audio ambientale fino a 6 metri di distanza. Significa che captano conversazioni di vicini, passanti e persino quello che dite in casa se lasciate la finestra aperta. È l’erosione totale dello spazio privato.
Dalla veranda alla centrale: la pipeline della polizia
Tutto questo alimenta quella che gli esperti chiamano la “pipeline digitale dalla veranda alla polizia”. Grazie a queste telecamere, proprietari di casa spesso paranoici possono emettere giudizi istantanei su chi “appartiene” o meno al quartiere, chiamando le forze dell’ordine per un nonnulla.
Diciamo che Ring ha facilitato attivamente questo processo, regalando dispositivi ai dipartimenti di polizia e permettendo l’accesso ai filmati senza mandato. È una dinamica sistemica che sposta il potere verso l’alto, trasformando i cittadini in agenti di sorveglianza non retribuiti che lavorano per aumentare il valore azionario di Amazon.
Sorveglianza selettiva e comunità marginalizzate
Come spiega Chris Gilliard della Harvard Kennedy School, la sorveglianza non colpisce mai tutti allo stesso modo. “Cadrà prima e più spesso sui marginalizzati”, afferma. Parliamo di comunità nere e immigrate che già subiscono una pressione istituzionale sproporzionata. Se a questo aggiungiamo che Ring ha già integrato funzioni di riconoscimento facciale, il quadro diventa agghiacciante. In un clima di sfiducia e sospetto generalizzato, l’IA non fa che automatizzare il pregiudizio.
Esportare il controllo: una minaccia imminente
Recentemente, Ring ha dovuto fare marcia indietro sulla collaborazione con Flock, un’azienda legata a doppio filo con le agenzie di controllo dell’immigrazione come l’ICE, proprio a causa del backlash mediatico. Ma la tecnologia è lì, pronta a essere riattivata sotto un altro nome o un’altra funzione “sociale”.
Ok, al momento è un problema degli USA e non direttamente nostro, ma quanto ci metteremo a importarlo visto che sembriamo sempre così entusiasti di prendere il peggio che gli USA hanno da insegnarci? In fondo, se una cosa genera profitto ed è tecnicamente possibile, troveranno sempre il modo di convincerci che ne abbiamo bisogno, magari nascondendola dietro la foto di un simpatico cucciolo smarrito.
