dariodeleonardis.me

Satya Nadella ha paura: l’IA è una bolla (se non la usate come dice lui)

In questo articolo

 


 

Diciamocelo chiaramente: quando il CEO di Microsoft inizia a mettere le mani avanti, forse è il momento di controllare dove abbiamo parcheggiato i nostri investimenti emotivi (ed economici). Satya Nadella, dal pulpito innevato del World Economic Forum di Davos, non sembrava esattamente il profeta della rivoluzione digitale che ci hanno venduto negli ultimi tre anni. Sembrava, piuttosto, un uomo d’affari che sente scricchiolare il pavimento sotto i piedi.

La narrazione è cambiata. Non siamo più di fronte all’alba di una super-intelligenza onnisciente pronta a risolvere il cancro e il cambiamento climatico entro martedì prossimo. Siamo entrati nella fase del damage control. E come ogni buon leader di una corporation miliardaria, Nadella ha già trovato il colpevole perfetto nel caso in cui tutto dovesse crollare: noi.

L’ansia da prestazione a Davos

Secondo quanto riportato dal Financial Times, Nadella ha lanciato un avvertimento che suona più come una minaccia velata. Ha parlato esplicitamente del rischio che l’IA si trasformi in una bolla speculativa. Ma attenzione al dettaglio: per Nadella, la bolla non esiste se la tecnologia viene adottata massicciamente da tutti, non solo dalle Big Tech.

In pratica, Microsoft ha speso decine di miliardi in data center, chip e partnership con OpenAI. Se questi investimenti non rientrano perché le aziende “reali” (farmaceutiche, manifatturiere, ecc.) non stanno comprando abbastanza abbonamenti a Copilot, allora abbiamo un problema. Ma il problema, nella visione di Nadella, non è che il prodotto sia acerbo o sovrastimato. Il problema è che il mondo non lo sta “implementando” abbastanza velocemente.

Se scoppia la bolla, è colpa vostra

È un capolavoro di retorica corporativa. Nadella sta dicendo: “Perché questa non sia una bolla, i benefici devono essere diffusi”. Traduzione: se continuiamo a usarla solo noi della Silicon Valley per scriverci codice a vicenda e generare immagini di gattini cyberpunk, il castello crolla.

Ha citato l’esempio delle case farmaceutiche, suggerendo che non serve l’IA scopra la “molecola magica”, ma che aiuti nei processi quotidiani. Un abbassamento dell’asticella notevole rispetto alle promesse messianiche di due anni fa. Siamo passati da “L’IA salverà il mondo” a “L’IA vi aiuterà a organizzare meglio i file Excel, per favore usatela”.

Questo atteggiamento tradisce un nervosismo di fondo. Gli esperti continuano a segnalare che, nonostante l’hype, i guadagni reali in termini di produttività non si vedono ancora. E quando la produttività ristagna mentre le spese in conto capitale (CAPEX) esplodono, la parola “bolla” smette di essere una metafora e diventa una diagnosi.

Non chiamatelo “Slop” (per favore)

La parte più divertente — o tragica, a seconda dei punti di vista — è la crociata personale di Nadella contro il linguaggio. Recentemente, il CEO di Microsoft ha praticamente implorato il pubblico di smettere di usare il termine “slop” (letteralmente “sbobba”, “fuffa”) per descrivere i contenuti generati dall’IA.

Peccato che il dizionario Merriam-Webster abbia appena eletto “slop” come parola dell’anno. La realtà è che il web si sta riempiendo di spazzatura sintetica: testi mediocri, immagini con mani a sette dita, video inquietanti. Nadella vorrebbe che chiudessimo un occhio su questi “bordi frastagliati” (come li chiama lui) in attesa di un futuro radioso.

Ma come ci insegna l’analisi critica dei media, se il prodotto che vendi inquina l’ecosistema informativo, non puoi prendertela con gli utenti se lo chiamano “inquinamento”. È un po’ come se Elon Musk si lamentasse che la gente nota che le sue promesse non vengono mantenute (una strategia di cui abbiamo già parlato ampiamente qui, analizzando il suo modello di business basato sul clamore).

La resa pratica: dagli dei agli spot pubblicitari

C’è un concetto filosofico, il “Realismo Capitalista” di Mark Fisher, che suggerisce quanto sia facile per il sistema assorbire ogni spinta utopica e ridurla a mera transazione burocratica. L’IA non fa eccezione. Siamo partiti con l’idea dell’AGI (Intelligenza Artificiale Generale) come una nuova divinità, e siamo atterrati nel 2026 con Sarah Friar, CFO di OpenAI, che dichiara che l’anno sarà dedicato all'”adozione pratica”.

Cosa significa “pratica”? Significa soldi. Significa che OpenAI inizierà a inserire annunci pubblicitari nelle conversazioni degli utenti free. Il grande oracolo digitale è diventato un cartellone pubblicitario interattivo.

Nadella e i suoi colleghi stanno cercando di normalizzare il fallimento delle aspettative più alte, trasformando l’IA in una commodity da ufficio. Non è più la fine della storia, è solo un altro abbonamento da pagare. E se non lo pagate, beh, la colpa della recessione sarà vostra.

Insomma, il messaggio da Davos è chiaro: la festa è finita, ora bisogna fatturare. E Nadella non sembra affatto sicuro che ci riusciranno.

Il Crollo di CoreWeave: 33 Miliardi in Fumo e lo Spettro della Bolla AI

In questo articolo Il canarino nella miniera si è sentito male Un’economia “circolare” (nel senso peggiore del termine) Quando la pioggia batte il cloud Enron 2.0 o semplice correzione?     C’è un vecchio detto durante la corsa all’oro: “Non scavare, vendi pale”. Nel contesto della febbre dell’Intelligenza Artificiale, Nvidia

Leggi Tutto »