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Diciamo che se stavate aspettando un segno del fatto che la bolla dell’IA sta iniziando a fare “crack”, eccolo qui. Le Big Tech stanno bruciando triliardi di dollari per costruire data center sempre più voraci, in una sorta di all-in collettivo che, in pratica, rischia di trascinare con sé l’intera economia mondiale. Non ne sono sicurissimo, ma l’aria che tira ricorda molto da vicino quella del 2008, solo che stavolta i “subprime” sono fatti di silicio e algoritmi.
La corsa ai triliardi: un azzardo sistemico
Le aziende del settore stanno raschiando il fondo del barile dei mercati del credito. Parliamo di prestiti garantiti da asset, credito privato e persino junk debt (titoli spazzatura, per i non addetti ai lavori). Come ha spiegato Matt McQueen di Bank of America, i numeri che stiamo vedendo non hanno precedenti negli ultimi 25 anni. Insomma, siamo di fronte a una frenesia che scavalca ogni logica di bilancio prudente.
Una montagna di debito (quasi) invisibile
Secondo le stime attuali, il debito accumulato dalle aziende IA ha superato i 200 miliardi di dollari. E questa, fidatevi, è una stima al ribasso, perché non tiene conto dei deal privati tenuti sotto chiave. Oracle, per dire, ha appena annunciato l’intenzione di raccogliere tra i 45 e i 50 miliardi di dollari solo per potenziare l’infrastruttura cloud. Risultato? Un flusso di cassa negativo che lascerà l’azienda esposta per anni. È il classico modus operandi del capitalismo estrattivo: indebitarsi oggi sperando che domani il mercato non presenti il conto.
Musk e il gioco delle tre carte tra SpaceX e xAI
Poi c’è il solito Elon Musk. La notizia della possibile fusione tra SpaceX e la sua startup xAI è un segnale chiarissimo. In pratica, il miliardario sta cercando di drenare liquidità da una delle sue poche aziende che produce valore reale per alimentare il sogno (costosissimo) di mandare data center nello spazio.
Quando la realtà bussa alla porta: rendimenti decrescenti
Il problema vero è che la tecnologia sta iniziando a mostrare il fiato corto. Ogni nuova versione dei modelli linguistici offre guadagni marginali sempre più ridotti, mentre i costi di addestramento esplodono. Nel frattempo, la crescita degli abbonati per servizi come ChatGPT sta rallentando. Non è un caso che OpenAI stia iniziando a infilare pubblicità ovunque: è la mossa della disperazione, quella che Sam Altman definiva “l’ultima spiaggia”.
Siamo intrappolati in un sistema che, per citare una sensibilità filosofica a me cara, non riesce a immaginare alcuna alternativa all’espansione infinita. Ma come dicono gli esperti, costruire data center oggi è come “vendere birra ai marinai”: finché c’è festa va tutto bene, ma quando la nave inizia a imbarcare acqua, i primi a cadere saranno quelli che hanno puntato tutto sulla sbornia collettiva.




