Un cronista licenziato che continua, tecnicamente, a “scrivere” per la stessa azienda grazie a un clone algoritmico del proprio stile. Un ex miliziano di Boko Haram che racconta a una ricercatrice di Cambridge come un chatbot lo abbia aiutato a modificare una moto per superare una trincea. Un campus di Meta da 800.000 piedi quadrati che scarica nelle fogne di una cittadina del Wyoming un batterio multiresistente. Se qualcuno pensava che il capitolo “etica” del dibattito sull’intelligenza artificiale fosse ormai acquisito, le nove notizie di questa settimana raccontano un’altra storia.
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La domanda non è se l’industria dell’intelligenza artificiale abbia un problema etico. È piuttosto quale forma prenda, notizia dopo notizia: a volte è un costo ambientale scaricato su chi abita accanto a un data center, a volte è una bugia messa in circolo da un algoritmo con la faccia di un’informazione verificata, a volte è un conto, letteralmente in dollari, che qualcuno prima o poi dovrà saldare. Le nove notizie di questa settimana si dividono lungo queste tre linee.
L’ambiente e i corpi che pagano
Il Texas che respira gas
Nel 2024 gli sviluppatori del campus Stargate di OpenAI ad Abilene, in Texas, hanno ottenuto il permesso di installare 10 turbine a gas e 62 generatori diesel di riserva attraverso permessi minori, lo stesso tipo di autorizzazione normalmente riservata a lavanderie a secco e autofficine. Lo ha ricostruito un’inchiesta di Floodlight: da sola, quella struttura è autorizzata a emettere oltre 1,6 milioni di tonnellate di gas serra l’anno, e almeno altri 37 data center in Texas hanno ottenuto permessi analoghi dal 2024, per un totale di oltre 2.100 generatori diesel installati senza revisione ambientale né udienza pubblica. Bruce Buckheit, ex responsabile dell’applicazione delle norme sull’aria per l’Agenzia per la protezione ambientale statunitense, ha commentato che una scala del genere “isn’t common stuff”. Se i nove impianti a gas attualmente pianificati nello stato entrassero tutti in funzione, potrebbero emettere più gas serra di interi Paesi: l’equivalente di 35 centrali a carbone. Il costo ambientale dell’intelligenza artificiale non è una novità: ne avevamo già raccontato i costi nascosti un anno fa, quando il consumo energetico e idrico dei data center era ancora un tema marginale nel dibattito pubblico.
Fairwater non lascia dormire il Wisconsin
Il campus Fairwater di Microsoft a Mount Pleasant, in Wisconsin, era stato presentato dall’amministratore delegato Satya Nadella come il più potente data center per l’IA al mondo. I residenti della vicina Sturtevant non condividono l’entusiasmo: il 1° luglio tre di loro hanno depositato una class action contro l’azienda, sostenendo che generatori diesel e sistemi di raffreddamento HVAC producono un rumore “not only excessive, but consistent and pervasive”, come riporta Wisconsin Public Radio. Il residente Larry Neumiller racconta che la polvere sollevata dal cantiere gli impedisce a volte di vedere la propria casa; altri lamentano luci notturne così intense da filtrare attraverso le tapparelle. Microsoft aveva dichiarato a giugno che le mitigazioni introdotte avevano risolto il ronzio segnalato dai vicini già ad aprile: la causa legale, arrivata due settimane dopo, suggerisce che la soluzione non abbia convinto tutti.
Il batterio di Meta nelle fogne di Cheyenne
A Cheyenne, in Wyoming, l’ente pubblico che gestisce l’acqua ha sospeso l’accettazione di acque reflue industriali da parte di tutti i data center della città, dopo aver rintracciato in Goat Systems LLC, l’appaltatore che Meta usa per costruire il proprio campus da 800.000 piedi quadrati, la fonte di una contaminazione da Cupriavidus gilardii, un batterio multiresistente raro, scoperta già a febbraio ma resa pubblica solo a inizio luglio. Come ha ricostruito Cowboy State Daily, l’azienda era in “significant noncompliance” con le norme cittadine sui pretrattamenti industriali. Il consigliere comunale Pete Laybourn ha definito la notizia una sorpresa sgradita; l’acqua contaminata proveniva dal sistema che la città utilizza anche per irrigare parchi e spazi verdi pubblici, motivo per cui il servizio di riciclo idrico è stato temporaneamente sospeso per ulteriori controlli. Nessuna infezione umana risulta finora collegata all’episodio.
La fiducia che si rompe
Il fantasma digitale di Ben Touati
Il giornalista freelance Ben Touati aveva lasciato la sede tedesca di ClickOut Media all’inizio del 2026, licenziato dopo la de-indicizzazione da Google del sito per cui scriveva. Nei giorni successivi, però, cinque nuovi articoli sono comparsi con la sua firma, pubblicati tra le 5:39 e le 6 del mattino, giorno dopo giorno, fino al 29 maggio. Touati ha raccontato a Press Gazette di aver riconosciuto tracce tecniche tipiche di un testo generato da un’IA, e che l’esperienza gli è sembrata, per usare le sue parole, “uno schiaffo in faccia”. ClickOut Media, azienda nota per acquistare siti di informazione affermati e riempirli di contenuti IA e link ad affiliati di casinò online, non ha spiegato perché continuasse a pubblicare a nome di un ex dipendente; Touati ha dovuto invocare il GDPR per far rimuovere la propria firma dagli articoli, che ora appaiono a nome di un altro autore.
Coinbase annuncia il futuro (e lo sbaglia)
Domenica 5 luglio, un avviso “breaking news” generato dall’IA di Coinbase ha annunciato agli utenti che la Norvegia aveva battuto il Brasile 3-2 agli ottavi dei Mondiali, con una doppietta di Erling Haaland. Il problema è che la partita, in programma allo stadio MetLife, non era ancora iniziata: la pagina dei mercati predittivi della stessa Coinbase la segnalava ancora come rinviata per maltempo. Come ha riportato CoinDesk, l’amministratore delegato Brian Armstrong ha risposto agli screenshot diventati virali dicendo di essere “taking a look with the team”; il risultato reale, arrivato ore dopo, è stato comunque una vittoria norvegese, 2-1, con Haaland effettivamente autore di due gol. La coincidenza non ha attenuato le critiche: Coinbase gestisce mercati predittivi in partnership con Kalshi, e un annuncio falso spacciato per notizia avrebbe potuto influenzare scommesse reali.
Boko Haram ha trovato il cliente perfetto
Un nuovo studio della ricercatrice di Cambridge Antonia Juelich, basato su 57 interviste a 27 ex membri di Boko Haram e della sua costola ISWAP in Nigeria, documenta come i miliziani abbiano usato chatbot commerciali, tra cui ChatGPT, Claude, Gemini, Grok e DeepSeek, per ottenere assistenza operativa su tattiche di combattimento, manutenzione delle armi e progettazione di ordigni esplosivi. Lo studio, anticipato al New York Times, riporta il racconto di un ex comandante secondo cui l’IA suggeriva soluzioni tecniche paragonabili a quelle di “un robot umano”; alcuni miliziani più giovani sarebbero riusciti ad aggirare le protezioni dei chatbot presentando le proprie richieste come necessarie per un film. OpenAI, Google e Anthropic hanno dichiarato che l’uso dei propri strumenti per finalità terroristiche viola le rispettive policy e che i sistemi di sicurezza vengono costantemente rafforzati; lo studio suggerisce però che questo tipo di aggiramento resti, nella pratica, relativamente semplice.
Il conto economico e sociale
Bank of America avverte Wall Street
In una nota di martedì, gli analisti di Bank of America hanno scritto che “speculation is hitting extreme levels”, un segnale che secondo la banca ha storicamente preceduto un violento riassestamento delle valutazioni di borsa. Come riporta Fortune, l’S&P 500 ha appena chiuso il suo miglior trimestre dal 2020, in crescita del 9% da inizio anno, ma Bank of America ha comunque confermato un obiettivo di fine anno di 7.100 punti, un calo del 5% rispetto ai livelli attuali. Titoli come Micron Technology, cresciuto del 242% nel solo 2026 grazie alla domanda di memorie per l’addestramento IA, vengono citati come sintomo di uno scollamento tra valutazioni e utili reali dei grandi gruppi tecnologici, i cui flussi di cassa sono sempre più erosi dagli investimenti in data center. Ne avevamo già scritto parlando della bolla del debito che sta finanziando la corsa ai data center: qui è semplicemente un’altra banca, questa volta di Wall Street, a mettere nero su bianco lo stesso sospetto.
Un Mythos low cost, e cinese
Il laboratorio cinese Z.ai ha rilasciato GLM-5.2, un modello a pesi aperti che chiunque può scaricare, eseguire su hardware proprio e privare delle protezioni di sicurezza. La società di cybersicurezza Semgrep lo ha messo alla prova contro Claude Code su un benchmark di rilevamento vulnerabilità, intitolando senza troppi giri di parole il proprio post “We Have Mythos at Home”: GLM-5.2 ha vinto, individuando il 39% delle falle contro il 32% del modello di Anthropic, a un costo di circa 17 centesimi per vulnerabilità trovata. Secondo Axios, alcuni hacker starebbero già scambiandosi su forum in lingua russa metodi per aggirare le sue protezioni residue, e un esperto di sicurezza ha descritto la capacità del modello di concatenare exploit “the way an elite human attack would”. A differenza di Mythos 5, il modello di punta di Anthropic tenuto sotto stretto controllo dopo le restrizioni all’export imposte dal governo statunitense a metà giugno e revocate solo il 1° luglio, GLM-5.2 non ha alcun intermediario: chi lo scarica opera senza che nessun fornitore possa vedere, tracciare o bloccare l’uso che ne viene fatto.
75.000 dollari per fare da cavia
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la rete di scuole private Alpha School sta attirando famiglie facoltose in tutti gli Stati Uniti con un modello che sostituisce gli insegnanti con “guide” IA e due ore al giorno di tutoraggio algoritmico, per una retta che può arrivare a 75.000 dollari l’anno. Tra i sostenitori figura il miliardario Bill Ackman; la cofondatrice MacKenzie Price ha dichiarato l’intenzione di tenere fuori dall’aula i “hot-button social issues”. Un’inchiesta di 404 Media, basata su documenti interni ed ex dipendenti, ha rivelato che le lezioni generate dall’IA erano a volte mal strutturate al punto da fare più danni che benefici, e che la scuola raccoglieva grandi quantità di dati sugli studenti, inclusi video, conservati in cartelle Google Drive facilmente accessibili. “Students are being treated like guinea pigs”, ha dichiarato un ex dipendente. Trattandosi di una rete privata, Alpha School non è tenuta a comunicare allo Stato i propri risultati accademici: nessuno, quindi, può verificare se il modello funzioni davvero, se non tra qualche anno, sulla pelle di chi lo sta sperimentando oggi.
Se le nove notizie di questa settimana hanno un filo comune, è che l’etica dell’intelligenza artificiale ha smesso di essere un dibattito da conferenza per diventare una lista di fatture, intestate di volta in volta a un residente di Abilene, a un vicino di Sturtevant, a un ex collaboratore di ClickOut Media, a un genitore che paga 75.000 dollari l’anno per fare da beta tester al proprio figlio. Nessuno, per ora, sembra avere fretta di saldarle.




