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Dopo OpenAI arriva Microsoft: la guerra dei browser IA è già una farsa?

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Sembra quasi una barzelletta, ma nel mondo tech funziona così. Appena due giorni dopo che OpenAI ha lanciato il suo (già criticato) browser Atlas, ecco che Microsoft risponde a tono, (ri)lanciando una funzionalità quasi identica nel suo browser Edge: la “Copilot Mode”. La corsa sfrenata all’intelligenza artificiale generativa contagia anche i browser, ma la sensazione è più quella di una corsa a copiare che a innovare davvero.

Diciamocelo, l’annuncio suona un po’ come quando il tuo amico compra l’ultimo modello di smartphone e tu, il giorno dopo, ti presenti con uno praticamente uguale, ma di un’altra marca. La mossa di Microsoft, presentata il 23 ottobre 2025, sembra più una reazione affannosa per non perdere terreno che una vera proposta originale.

 

La fretta di Microsoft: Copilot Mode insegue Atlas

La “Copilot Mode” di Edge, in sostanza, fa quello che promette Atlas (e altri browser simili come Comet di Perplexity o l’integrazione di Gemini in Chrome): usare l’intelligenza artificiale per “potenziare” l’esperienza di navigazione. Promette di riassumere pagine, generare contenuti, forse persino compiere azioni complesse in futuro – quel famoso “vibe lifing” di cui parlava OpenAI.

La tempistica, però, è sospetta. Lanciare una funzione così simile ad Atlas a distanza di sole 48 ore puzza di strategia difensiva. Microsoft, che è uno dei principali investitori in OpenAI, non vuole certo lasciare campo libero alla sua “creatura” in un settore potenzialmente lucroso come quello dei browser, da sempre dominato da Google Chrome.

 

Stessa base, (quasi) stessa minestra?

C’è da dire che, tecnicamente, non è nemmeno una grande sorpresa. Sia Edge che il nuovo Atlas di OpenAI (come Chrome, Brave, Opera e tanti altri) sono costruiti sulla stessa base open-source: Chromium, sviluppato da Google. Questo significa che integrare funzionalità simili è relativamente più semplice.

Il punto però non è tecnico, ma strategico e, diciamolo, etico. Stiamo assistendo a una proliferazione di strumenti basati su IA che, almeno per ora, sembrano offrire vantaggi marginali a fronte di rischi per la sicurezza e la privacy non indifferenti.

 

Ma serve davvero un altro browser IA?

La domanda che dovremmo porci è: abbiamo davvero bisogno di browser “infarciti” di IA? Le prime recensioni di Atlas, ad esempio, parlano di lentezza esasperante e funzionalità non sempre pertinenti. La “Copilot Mode” di Edge sarà diversa? Difficile dirlo ora, ma il sospetto è che ci troveremo di fronte a problemi simili.

Questi strumenti promettono di essere “super-assistenti”, ma al momento sembrano più versioni leggermente potenziate (e più rischiose) di quello che già abbiamo. L’integrazione dell’IA nei browser sembra seguire più la logica dell’hype e della competizione di mercato che quella di un reale bisogno degli utenti.

 

Una battaglia per il dominio, non per l’innovazione

Quello a cui stiamo assistendo, quindi, non è tanto una rivoluzione della navigazione web, quanto l’ennesimo capitolo della battaglia tra i giganti tech per il controllo dell’ecosistema digitale. OpenAI cerca di capitalizzare sul successo di ChatGPT creando un suo ambiente “chiuso”, Microsoft risponde per difendere la sua posizione con Edge (e Bing), mentre Google osserva (e probabilmente prepara la contromossa con Chrome).

In mezzo, ci siamo noi utenti, a cui vengono proposte versioni sempre nuove dello stesso concetto, con la promessa di un futuro più “intelligente” ma con i rischi concreti di una maggiore esposizione a vulnerabilità di sicurezza e a un controllo sempre più pervasivo dei nostri dati.

Prima di entusiasmarsi per l’ennesimo “AI browser”, forse dovremmo chiederci se non sia solo un modo più sofisticato per farci restare intrappolati nelle solite logiche di mercato, dove l’innovazione vera lascia il posto alla rincorsa affannosa del concorrente.