C’è una differenza sostanziale tra “spendere soldi per crescere” e “dare fuoco a una montagna di contanti sperando che dalle ceneri nasca un unicorno”. OpenAI sembra aver scelto la seconda opzione, e le dimensioni del rogo sono tali da far tremare l’intera economia digitale.
Non essendo quotata in borsa, i dettagli precisi sono avvolti nella nebbia, ma i segnali che emergono sono allarmanti. Come riportato dal Financial Times, l’azienda di Sam Altman ha firmato contratti di affitto per data center da capogiro: 250 miliardi con Microsoft e altri 38 miliardi con Amazon, tutto nell’arco di una settimana. Ma la cifra che fa davvero paura arriva da un’analisi di HSBC.
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620 miliardi l’anno: il costo insostenibile dell’infrastruttura
Secondo il team software di HSBC, OpenAI si sta impegnando a spendere la cifra nauseante di 620 miliardi di dollari all’anno solo per affittare la capacità di calcolo necessaria a far girare i suoi modelli. E attenzione: questo accade nonostante solo un terzo della capacità contrattualizzata (36 gigawatt) sia prevista online prima del 2030.
Siamo di fronte a una scommessa senza precedenti nella storia del capitalismo. I finanziatori si aspettano una crescita dei ricavi “blockbuster”, qualcosa di mai visto prima, per giustificare queste uscite. Ma la realtà è che OpenAI deve compiere un miracolo economico per non implodere.
La bolla che sostiene l’economia USA (e perché rischia di scoppiare)
Il problema non riguarda solo OpenAI. Gli esperti avvertono che si è creata una bolla speculativa sull’AI talmente grande da sostenere artificialmente l’intera economia statunitense. Se questa bolla dovesse scoppiare — e con spese infrastrutturali così fuori controllo il rischio è concreto — le conseguenze sarebbero sistemiche.
Inoltre, la concorrenza non dorme. Google ha appena lanciato Gemini 3, e HSBC prevede che la quota di mercato consumer di OpenAI crollerà significativamente entro la fine del decennio. Insomma, stanno spendendo come se avessero il monopolio del futuro, ma il futuro è affollato.
L’obiettivo impossibile: 3 miliardi di utenti entro il 2030
Per ripagare questi debiti mostruosi, OpenAI dovrebbe raggiungere i 3 miliardi di utenti attivi entro il 2030. Un obiettivo che sembra pura fantascienza, considerando che la crescita sta già rallentando. Attualmente, ChatGPT conta circa 800 milioni di utenti settimanali, ma come nota il Financial Times, solo un misero 5% paga per l’abbonamento. Eppure, quel 5% genera il 70% dei ricavi ricorrenti.
È un modello di business fragile: per acquisire nuovi utenti non paganti (che costano risorse computazionali) servono nuovi data center, che costano miliardi, che richiedono nuovi utenti paganti… un circolo vizioso che erode i margini fino all’osso.
Il nervosismo di Sam Altman e la vendita delle pale
Il nervosismo ai piani alti è palpabile. Quando un investitore ha chiesto a Sam Altman come un’azienda con 13 miliardi di ricavi possa impegnarsi per 1.400 miliardi di spese, la risposta è stata stizzita: “Se vuoi vendere le tue azioni, ti trovo un compratore. Basta”.
Nel frattempo, Nvidia (chi vende le “pale” in questa corsa all’oro) inizia a vedere le sue azioni calare nonostante ottimi risultati, segno che il mercato sta iniziando a farsi domande scomode. OpenAI è seduta su una bomba a orologeria finanziaria, e il conto alla rovescia è iniziato.




