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Se c’è una cosa che il capitalismo della sorveglianza e della speculazione sa fare bene, è vendere il futuro prima ancora che sia tecnicamente realizzabile. È il principio base di quello che Mark Fisher chiamava “realismo capitalista”: l’idea che non ci sia alternativa al mercato, nemmeno quando il mercato vende fumo (o in questo caso, latta e circuiti). Ultimamente, il feed dei nostri social è intasato da video di robot umanoidi che ballano, saltano o piegano magliette con una lentezza esasperante. Sembra il preludio di una rivoluzione, vero?
Beh, non proprio. O meglio, potrebbe essere il preludio di un bel botto finanziario.
Mentre i venture capitalist versano miliardi nel settore, convinti che C-3PO sia dietro l’angolo pronto a rubarci il lavoro (e a curare i nostri anziani), alcune voci fuori dal coro stanno iniziando a suonare l’allarme: siamo di fronte alla prossima, gigantesca bolla finanziaria.
La danza dei miliardi (e dei robot che non lavorano)
Parliamoci chiaro: l’idea di un robot servitore è il sogno bagnato di ogni investitore della Silicon Valley. Secondo un report recente, l’IA ha catalizzato oltre il 50% dei fondi di venture capital nel terzo trimestre del 2025. Ma c’è una differenza sostanziale tra generare un testo con ChatGPT e far muovere un oggetto di cento chili in un ambiente fisico imprevedibile come una fabbrica o, peggio, una casa.
Daiva Rakauskaitė, partner di Aneli Capital, ha lanciato un avvertimento che suona quasi eretico in questo momento di euforia collettiva: “Gli investitori dovrebbero rimanere disciplinati e sostenere aziende con obiettivi basati sull’economia reale, non sull’hype”. In pratica, ci sta dicendo che molte di queste startup non hanno la minima idea di come monetizzare prima di aver bruciato vagonate di denaro.
Questo modus operandi mi ricorda terribilmente le dinamiche che abbiamo analizzato parlando di figure come Elon Musk: la promessa costante di una tecnologia rivoluzionaria “in arrivo l’anno prossimo” che serve a gonfiare le valutazioni azionarie più che a produrre risultati tangibili. Se volete approfondire come si costruisce questo tipo di narrazione, vi consiglio di leggere la mia breve guida sul perché Elon Musk è sempre stato un fake.
“Fermate l’entusiasmo”: gli avvertimenti degli esperti
Non sono solo i finanzieri europei a essere scettici. Persino la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme della Cina — un ente che non brilla certo per pessimismo tecnologico — ha avvertito che si sta formando una bolla. Il problema? Le startup stanno producendo robot tutti uguali, replicando all’infinito lo stesso hardware costoso invece di innovare davvero o cercare nicchie di utilità reale.
Insomma, stiamo assistendo a una saturazione del mercato prima ancora che il mercato esista davvero. È il paradosso dell’efficienza capitalista: una corsa all’oro dove tutti vendono picconi, ma nessuno sa ancora dove sia la miniera.
Il reality check: tra Roomba falliti e mani malferme
La doccia fredda più significativa arriva però da chi i robot li costruisce davvero. Rodney Brooks, il “papà” del Roomba (sì, l’aspirapolvere che avete in salotto), è stato brutale: “Attraverseremo una fase di grande hype, seguita da una valle di delusione”.
Brooks sottolinea un punto tecnico che spesso sfugge ai narratori dell’AI: la destrezza. Far camminare un robot è difficile, ma fargli usare le mani come un umano è un incubo ingegneristico ancora irrisolto. E mentre noi ci esaltiamo per i video montati ad arte, la realtà bussa alla porta: iRobot, l’azienda fondata da Brooks (e creatrice del robot commerciale di maggior successo della storia), ha appena dichiarato bancarotta. Se non riescono a far quadrare i conti loro che vendono aspirapolveri utili, come pensano di farlo le startup che vendono androidi da 20.000 dollari che sanno malapena camminare?
Una bolla necessaria al capitale?
La domanda che mi pongo, da osservatore politico, è: perché? Perché continuiamo a gonfiare queste bolle? La risposta, temo, risiede nella necessità strutturale del sistema di trovare sempre nuovi “container” per la liquidità in eccesso. Dopo le cripto, dopo il metaverso, ora tocca ai robot umanoidi.
L’Intelligenza Artificiale ha sicuramente dato una scossa al settore, rendendo teoricamente possibile un’interazione più fluida, ma il divario tra il software (che corre veloce) e l’hardware (che deve obbedire alla gravità e alla fisica) è ancora un abisso.
Prepariamoci: quando questa schiuma speculativa si dissolverà, non ci ritroveremo con un esercito di maggiordomi robotici, ma probabilmente con un sacco di “vaporware” invenduto e qualche miliardo di dollari di pensioni e risparmi andati in fumo. Come sempre, il conto della festa lo pagherà l’economia reale.


