Sam Altman ha ricevuto una notifica. Non una notifica *push* sullo smartphone, ma una di quelle vere, cartacee, con valore legale. Questo martedì, il CEO di OpenAI è stato bruscamente interrotto mentre teneva un discorso a San Francisco. Un uomo è salito sul palco e gli ha consegnato un mandato di comparizione.
Una scena quasi da film, che la dice lunga sulla tensione che ormai circonda questi nuovi “profeti” della Silicon Valley e le tecnologie che stanno spingendo sul mercato.
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La scena: “Ho un mandato per Sam Altman”
Immaginate la scena. Sam Altman è sul palco del Sydney Goldstein Theater, a San Francisco, nel bel mezzo di una conversazione pubblica. All’improvviso, come mostra un video diventato subito virale, un uomo sale con calma i gradini, si avvicina e dichiara ad alta voce: “Ho un mandato di comparizione per Sam Altman”.
Il pubblico, ovviamente, reagisce con fischi e disapprovazione, mentre l’uomo viene scortato via dalla sicurezza. Altman non prende fisicamente in mano il documento. Il moderatore dell’evento, Manny Yekutiel, cerca di smorzare la tensione con una battuta: “Wow, iniziamo già in modo movimentato”. Una bella figuraccia, insomma, che rompe la bolla patinata di questi eventi tech.
I retroscena: non era uno scherzo, ma un atto legale
Inizialmente si poteva pensare a una bravata o a una protesta estemporanea, ma la realtà è molto più strutturata. Come ha confermato *SFGate*, l’uomo sul palco non era un contestatore qualunque, ma un investigatore dipendente dell’Ufficio del Difensore Pubblico di San Francisco. E il mandato era assolutamente reale.
“Un investigatore… ha notificato legalmente un mandato di comparizione al signor Altman perché è un potenziale testimone in un caso penale pendente”, ha dichiarato Valerie Ibarra, portavoce dell’ufficio legale pubblico.
La parte più interessante? La portavoce ha aggiunto che hanno dovuto ricorrere a questo metodo teatrale perché “i nostri investigatori avevano già fatto diversi tentativi precedenti per notificare il mandato presso la sede dell’azienda di Altman e tramite il suo portale online”. In pratica, il CEO di OpenAI era irreperibile. O forse, semplicemente, si sentiva tale, protetto dalla sua torre d’avorio digitale.
Il motivo: la protesta del gruppo “Stop AI”
Dietro l’atto legale c’è l’azione di un gruppo di attivisti chiamato, non a caso, “Stop AI”. Hanno rivendicato l’azione sui social media, spiegando il contesto.
Alcuni membri di questo gruppo sono attualmente sotto processo per le loro ripetute proteste, durante le quali hanno bloccato l’accesso fisico ai dipendenti di OpenAI presso la loro sede (azioni che gli attivisti definiscono, ovviamente, “protesta non violenta”).
Il mandato di comparizione intima ad Altman di presentarsi come testimone in quel processo. Gli attivisti vogliono trasformare l’aula di tribunale in un palcoscenico per discutere i rischi della tecnologia che Altman promuove. Le loro motivazioni sono… beh, decisamente apocalittiche. In una dichiarazione, “Stop AI” afferma che le loro azioni erano “un tentativo di rallentare OpenAI nel loro tentato omicidio di tutti e di ogni essere vivente sulla Terra”.
Toni estremi, certo, ma l’obiettivo è chiaro: “Questo processo sarà la prima volta nella storia umana in cui a una giuria di persone normali verrà chiesto di esprimersi sulla minaccia di estinzione che l’IA pone all’umanità”.
L’ironia del “profeta” dell’apocalisse
Non è la prima volta che OpenAI e Altman sono al centro di proteste. C’è stata la rivolta degli artisti che, ottenuto l’accesso anticipato a Sora, hanno denunciato l’azienda accusandola di usarli come “marionette per il PR” per mascherare una storia di addestramento basato su opere rubate senza consenso.
Ci sono state anche proteste sotto casa dello stesso Altman, non solo per l’IA, ma anche per il suo controverso supporto ai massicci tagli fiscali dell’amministrazione Trump, che hanno sottratto miliardi di dollari a programmi sociali fondamentali come i buoni pasto (SNAP). Una posizione che stride parecchio con l’immagine pubblica progressista che molti in Silicon Valley amano proiettare.
Ma la vera, grande ironia di questa vicenda è un’altra. Il gruppo “Stop AI” vuole portare Altman in tribunale per parlare di “rischio estinzione”, ma è stato proprio Sam Altman uno dei principali promotori di questa narrativa.
Ha firmato appelli che mettono l’IA allo stesso livello delle pandemie e della guerra nucleare come minaccia globale. Ha ammesso più volte che l’IA distruggerà intere categorie di posti di lavoro e aumenterà le disuguaglianze.
È un gioco retorico affascinante e pericoloso: da un lato, Altman costruisce la tecnologia che (secondo le sue stesse parole) potrebbe distruggerci; dall’altro, si posiziona come l’unica figura saggia in grado di gestirla. Questo mandato di comparizione, servito goffamente su un palco, ha il merito di riportare la discussione dalle nuvole dell’apocalisse filosofica alla terra molto più solida dei tribunali e della responsabilità legale e sociale.




