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C’è qualcosa di perversamente affascinante nel modo in cui il mercato digitale riesce a mercificare non solo ciò che esiste, ma anche ciò che è biologicamente impossibile. Se Mark Fisher fosse ancora tra noi, probabilmente osserverebbe questo fenomeno con un misto di orrore e rassegnazione: siamo arrivati al punto in cui il “realismo” del capitale non ha più nemmeno bisogno della realtà per vendere. Gli basta la sua rappresentazione glitchata.
Parliamo di giardinaggio, o meglio, della sua grottesca parodia che sta infestando TikTok. Mentre fuori dalle nostre finestre la biodiversità è in crisi, sugli schermi dei nostri smartphone fiorisce una natura rigogliosa, psichedelica e completamente falsa. È l’era dell’AI Slop, la spazzatura generativa, che ora punta al portafogli degli appassionati di piante con la promessa di semi magici.
Il miraggio botanico: quando la natura diventa contenuto
Immaginate di scorrere il feed e imbattervi in una Hosta (una pianta da ombra molto comune) con foglie giganti di un viola elettrico, o in una varietà chiamata “God’s Rainbow” che sembra uscita da un trip di LSD piuttosto che da un vivaio. Una voce robotica, sintetica e stranamente persuasiva vi assicura: “È così magica che i tuoi vicini penseranno che non sia reale”.
Beh, i vicini avrebbero ragione. Non è reale.
Come riportato da recenti indagini su Futurism, stiamo assistendo a un’invasione di account che utilizzano video generati dall’Intelligenza Artificiale per vendere semi di piante inesistenti. Non parliamo di semplici fotoritocchi, ma di intere narrazioni visive create dal nulla, dove le leggi della fisica e della biologia vengono sospese in favore dell’engagement.
Anatomia di una truffa generativa
Riconoscere questi video dovrebbe essere facile, eppure il volume di vendite suggerisce il contrario. La tecnica è sempre la stessa e tradisce la pigrizia intrinseca di questo modello di business:
- Fisica impossibile: L’acqua che esce dai tubi di irrigazione nei video spesso attraversa le foglie come se fossero spettri, o manca completamente il bersaglio.
- Interazioni oniriche: Mani che tengono semi che fluttuano magicamente a mezz’aria, slegati dalla gravità.
- Promesse climatiche assurde: Piante note per temere il gelo che vengono spacciate come resistenti alla neve perenne.
Prendiamo il caso della “Midnight Blue Heart”, una Hosta nera e blu che, secondo la voce narrante, “sembra provenire da un altro pianeta”. È il marketing della disperazione: in un mondo saturo di immagini, solo l’impossibile cattura l’attenzione per quei tre secondi necessari a cliccare sul link in bio.
Slop: la discarica digitale che soffoca il reale
Questo fenomeno non è isolato. Rientra nella categoria che gli esperti chiamano “AI Slop”: contenuti di bassa qualità, generati massivamente per intasare i canali di distribuzione, ingannare gli algoritmi e monetizzare l’attenzione residua degli utenti. È l’equivalente digitale dello spam, ma con una facciata visiva seducente.
Il problema è sistemico. Le piattaforme come TikTok non hanno alcun incentivo strutturale a fermare questo flusso, finché genera traffico. È la logica del profitto che colonizza l’immaginario: perché pagare un essere umano per coltivare, filmare e raccontare una pianta reale (processo lento, costoso, incerto), quando un prompt può generare mille varianti di una pianta impossibile in pochi secondi?
Abbiamo visto truffe simili in passato – ricordate i semi dei “fiori con la faccia di gatto” su eBay? – ma l’AI ha accelerato e scalato il processo. Ora non serve nemmeno più saper usare Photoshop; basta chiedere a un software di creare “un’orchidea demoniaca che ammicca” e avrete il vostro video virale pronto per il drop-shipping.
Il prezzo della finzione
Non si tratta solo di qualche dollaro perso per dei semi che non germoglieranno mai (o che faranno nascere semplici erbacce). Il danno è culturale. Stiamo erodendo la fiducia nella realtà condivisa. Quando l’artificio diventa indistinguibile dal reale per una fetta consistente di popolazione, la nostra capacità di valutare la verità – che sia botanica, politica o sociale – si sgretola.
In un contesto dove il lavoro umano viene svalutato e sostituito da automazioni scadenti, il giardinaggio rimaneva uno degli ultimi rifugi del tangibile. Sporcarsi le mani di terra è un atto di resistenza. Comprare semi di piante inesistenti da un algoritmo su TikTok è, al contrario, la resa definitiva al simulacro.
Il mio consiglio? Spegnete lo schermo, andate in un vivaio vero, parlate con una persona in carne ed ossa. La realtà è meno colorata delle “God’s Rainbow”, ma ha il pregio inestimabile di esistere davvero.




