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Venezuela tra dittatura e algoritmi: la verità sommersa dall’AI slop nel dopo-Maduro

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Diciamo che la situazione in Venezuela è un casino, e non da ieri. Il rapimento di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti ha scoperchiato un vaso di Pandora comunicativo dove distinguere il vero dal verosimile è diventato un lavoro a tempo pieno. In pratica, ci troviamo davanti a un paradosso: da un lato c’è una fetta di popolazione che ha festeggiato davvero – ed è comprensibile, visto che parliamo di un regime dittatoriale che ha ben poco a che spartire con l’esperienza originale, per quanto controversa, di Chávez – ma dall’altro c’è una macchina della propaganda che ha deciso di non accontentarsi della realtà.

Insomma, il punto non è se qualcuno fosse felice o meno, ma come quella felicità sia stata manipolata, moltiplicata e letteralmente “fabbricata” attraverso quello che ormai definiamo AI slop. Non è solo questione di post virali, è un attacco sistemico alla nostra capacità di percepire i fatti per quello che sono. Come spiego spesso analizzando l’etica del giornalismo, la distorsione, anche se involontaria, è un elemento intrinseco della comunicazione, ma qui siamo di fronte a una costruzione deliberata.

Tra piazze reali e pixel sintetici: la complessità del caso Maduro

Bisogna essere onesti: i video di persone reali che festeggiano nelle strade di Caracas esistono. Maduro ha trascinato il Paese in una crisi senza precedenti e la stanchezza della popolazione è un dato di fatto. Tuttavia, proprio perché la realtà è complessa e sfumata, la propaganda ha bisogno di immagini “perfette”. È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale.

Mentre i media indipendenti cercavano di dare conto delle proteste contro l’incursione (perché sì, ci sono state anche quelle, massicce), i canali vicini a certi ambienti americani venivano inondati di contenuti sintetici. Molte delle foto circolate nelle prime ore – quelle che mostravano piazze oceaniche in festa o Maduro già in catene – erano dei falsi clamorosi. Immagini create per bypassare il ragionamento e colpire direttamente la pancia, alimentando quella psicologia della conferma che ormai domina i social.

Perché fabbricare il consenso se esiste già?

Uno si chiede: se parte della gente è contenta, perché produrre tonnellate di foto e video fake? La risposta è squisitamente politica. La realtà è disordinata. I festeggiamenti reali possono essere meno “cinematografici” di quanto serva a giustificare un attacco militare internazionale. L’IA permette di creare il “consenso totale”, una rappresentazione sociale dove non esiste dissenso, dove ogni venezuelano è un attore di un film scritto a Washington.

L’estetica dello slop: oltre il video, l’invasione delle foto fake

Se il video di Wall Street Apes ha fatto rumore per la sua goffaggine, il vero pericolo è arrivato dalle immagini statiche. Centinaia di foto “ultra-realistiche” hanno saturato i feed, mostrando scene di fratellanza tra soldati USA e civili venezuelani. Questa saturazione serve a creare un rumore di fondo che rende impossibile l’analisi critica.

È il trionfo di quel modello di business della distrazione che vediamo spesso in chi usa la tecnologia per manipolare i mercati o la politica. In questo scenario, l’IA non è uno strumento di liberazione, ma un moltiplicatore di potere che concentra la capacità di creare “verità” nelle mani di chi ha i server più grandi. È il culmine di un’era dove sembra più facile immaginare la fine di un regime tramite un algoritmo che attraverso un reale processo democratico.

Dal 2002 al 2026: l’evoluzione del golpe mediatico

Come ha osservato José Luis Granados Ceja, nel 2002 assistemmo al primo golpe mediatico via TV contro Chávez. Oggi siamo alla versione 2.0, potenziata dall’automazione. La differenza tra Maduro e il suo predecessore è enorme in termini di legittimità interna, ma la tecnica per rovesciarli dall’esterno non è cambiata: si prepara il terreno con la menzogna sistematica.

In un mondo dove sembra più facile generare un’immagine sintetica di libertà che costruire percorsi reali di autodeterminazione, l’AI slop diventa la nebbia di guerra definitiva. Dobbiamo imparare a guardare attraverso questa nebbia, distinguendo tra il legittimo sollievo di chi si vede liberato da un dittatore e la cinica manipolazione di chi usa quel sollievo come paravento per i propri interessi geopolitici.