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L’inevitabilità dell’AI è una truffa: perché l’utopia tech serve solo a controllarci (e come rifiutarla)

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Nel 2025, le narrazioni sull’Intelligenza Artificiale sembrano essere tante quante le startup che cercano di venderci “la soluzione finale” per ogni nostro problema. Da una parte abbiamo chi, come Elon Musk, profetizza che l’AI creerà un’utopia di reddito universale liberandoci dal lavoro; dall’altra, c’è il coro greco che avverte che la tecnologia prenderà vita e ci ucciderà tutti.

Ma chi beneficia davvero di queste due visioni estreme? Spoiler: non noi.

L’ansia da controllo dell’1%

Secondo la sociologa Tressie McMillan Cottom, la risposta è cristallina: non importa come la giri, il futuro dell’AI è costruito a immagine e somiglianza dei ricchi. Durante un recente panel all’Urban Consulate di Detroit, la Cottom ha smontato pezzo per pezzo la retorica della Silicon Valley.

«Penso che questa promessa di un futuro di intelligenza artificiale sia in realtà solo un’ansia collettiva che le persone molto ricche e potenti hanno su quanto bene saranno in grado di controllarci in futuro», ha dichiarato. Se riescono a convincerci che il futuro è già scritto – che l’AI è un destino ineluttabile – allora finiremo per crearlo esattamente come lo vogliono loro.

Il bluff tecnico: l’inevitabilità che non esiste

Qui sta il trucco. Sia gli entusiasti che i catastrofisti danno per scontato un fatto che, dati alla mano, non lo è affatto: che un futuro dominato dall’AI sia inevitabile. La realtà è che l’industria sta affrontando un plateau nello sviluppo e un calo dell’hype sull’automazione.

Consideriamo un dettaglio tragicomico: dopo un aggiornamento di dicembre, ChatGPT non riusciva nemmeno a generare un poster dell’alfabeto accurato per bambini in età prescolare. Se la tecnologia fatica con l’ABC, forse la narrazione dell’onnipotenza divina è un tantino prematura.

La Cottom avverte: «La proposta per un futuro post-umano è una in cui ci saranno esseri umani che verranno semplicemente trattati in modo disumano». Non smetteremo di esistere, smetteremo solo di essere trattati come persone. E questo è un destino che possiamo – e dobbiamo – rifiutare.

Rifiutare il copione scritto

La storia ci insegna che ciò che viene presentato come “ordine naturale” spesso è solo una costruzione del potere. La Cottom ricorda come la schiavitù, un tempo, fosse considerata un fatto della vita preordinato, un mito diffuso dai più ricchi dell’epoca per mantenere lo status quo.

Sebbene l’idea che i miliardari stiano usando l’AI per prendere il controllo totale sia cupa, c’è speranza. «Penso che il rifiuto sia in realtà la visione del futuro più piena di speranza ed espansiva», conclude la sociologa. Dire di no alla narrazione che “tutto è già deciso” è il primo, vero atto di ribellione intelligente.

Per approfondire: Il CEO di Google dice che dovremo soffrire mentre l’AI passa la società nel tritacarne.