C’è una nuova teoria che circola tra i dirigenti dell’industria dei videogiochi, ed è tanto cinica quanto provocatoria: ai giovani non importa della qualità, purché ci sia “contenuto”. Jacob Navok, CEO di Genvid ed ex dirigente di Square Enix, ha recentemente gettato benzina sul fuoco del dibattito sull’intelligenza artificiale generativa, sostenendo che la Generazione Z non solo tollera, ma “ama” quella che in gergo viene definita “AI slop” (spazzatura AI). Una dichiarazione che suona come un via libera per inondare il mercato di prodotti mediocri, ma che potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol.
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In un tweet che ha fatto discutere, Navok ha affermato: “Per tutto il sentimento anti-IA che vediamo in vari articoli, sembra che ai consumatori generalmente non importi”. Il manager ha paragonato i giovani giocatori a Bane di Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno: “Voi avete solo adottato la spazzatura, io ci sono nato”.
Steal a Brainrot: successo virale o eccezione?
A supporto della sua tesi, Navok cita “Steal a Brainrot”, un gioco su Roblox pieno zeppo di personaggi generati dall’IA, che ha recentemente superato i 25 milioni di giocatori simultanei.
È innegabile che il gioco abbia successo, ma usarlo come prova che l’intera generazione preferisca contenuti di bassa qualità è un salto logico azzardato. Roblox è un ecosistema unico, dove l’estetica “amatoriale” e il caos sono parte del fascino. Applicare questa logica a titoli tripla A o a esperienze narrative più profonde è un errore di valutazione rischioso.
I giocatori non ci stanno: la rivolta contro l’IA
La realtà fuori dalla bolla di Roblox è ben diversa. I giocatori stanno reagendo con forza contro l’uso pigro dell’IA. Lo sparatutto Arc Raiders è stato duramente criticato per aver usato voci generate artificialmente al posto di attori veri. Ubisoft ha dovuto rimuovere artwork AI da Anno 117 dopo il backlash dei fan. E Call of Duty è finito nel mirino per aver copiato lo stile dello Studio Ghibli con l’IA.
Mele e arance: perché il confronto non regge
Le critiche a Navok non si sono fatte attendere. “Solo perché McDonald’s ha migliaia di ristoranti non significa che alla gente non importi del buon cibo”, ha risposto un utente. Paragonare un gioco gratuito su Roblox a titoli premium è come paragonare un video di TikTok a un film di Scorsese: entrambi hanno un pubblico, ma nessuno sosterrebbe che il futuro del cinema sia nei balletti di 15 secondi.
Verso un futuro di mediocrità artificiale?
Nonostante tutto, dirigenti come Andrew Wilson di EA continuano a spingere l’IA come il “cuore del business”. Ma c’è chi resiste. John Buckley, CEO di Pocketpair (creatori di Palworld), ha dichiarato che la sua azienda non crede nei giochi generati dall’IA.
La scommessa di Navok è che la qualità non conti più. Ma la storia dei media ci insegna che il pubblico, alla lunga, cerca sempre l’autenticità. E scambiare un trend virale momentaneo per un cambiamento culturale profondo potrebbe costare molto caro a chi deciderà di investire tutto sulla “spazzatura”.




