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Diciamo le cose come stanno: per trasformare un’azienda decotta nella nuova ossessione della Borsa di New York, oggi basta pronunciare la formula magica “pivot verso l’IA”. Non serve un prodotto, non serve un piano industriale solido. Serve solo assecondare una narrativa speculativa che si autoalimenta, in un sistema dove la concentrazione della ricchezza verso l’alto passa attraverso promesse tecnologiche sempre più grottesche. La parabola del marchio di scarpe Allbirds, consumatasi nel giro di pochissimi giorni, è forse l’esempio più cristallino di questa follia collettiva.
Dal collasso delle scarpe al miraggio dei chip
Per capire l’assurdità della situazione, dobbiamo fare un piccolo passo indietro. Solo un paio di settimane fa, Allbirds, un’azienda di calzature molto amata dai tech bro della Silicon Valley ma finanziariamente disastrata, ha svenduto in blocco tutta la sua proprietà intellettuale e le attività legate alle calzature per la miseria di 39 milioni di dollari. Un finale inglorioso per un marchio che, appena cinque anni fa, vantava una capitalizzazione di mercato di ben 4 miliardi. In pratica, l’azienda era clinicamente morta.
Poi, il colpo di scena. Con un comunicato a dir poco sconcertante, Allbirds ha annunciato di aver chiuso un accordo da 50 milioni di dollari per trasformare radicalmente il proprio business, diventando un fornitore di “infrastrutture di calcolo IA”. Il nuovo nome scelto per l’operazione? “NewBird AI”, ovviamente. L’idea di fondo, tanto semplice quanto campata in aria, è quella di acquistare chip costosissimi e impossibili da trovare per affittare potenza di calcolo alle startup, proponendosi come un servizio GPU-as-a-Service integrato. Un annuncio che ha fatto enorme scalpore, sollevando un’ondata di ridicolo e incredulità tra gli addetti ai lavori.
Il volo del settecento per cento
In un mercato razionale, l’idea che un marchio di scarpe fallito possa reinventarsi dall’oggi al domani come colosso dell’hardware avanzato verrebbe accolta con una risata. Ma non viviamo in un mercato razionale. Viviamo in un ecosistema in cui l’accesso alla potenza di calcolo si è trasformato in un diritto di vanteria per i leader del settore, e dove si continuano a bruciare decine di miliardi di dollari senza che ci sia alcuna prova evidente di un percorso verso la redditività.
Così, ignorando totalmente i fondamentali disastrosi dell’azienda, mercoledì le azioni di Allbirds sono schizzate alle stelle con un rialzo mostruoso del 700%, passando da meno di 7 dollari a circa 17 dollari all’apertura delle contrattazioni. Il web ha reagito con sarcasmo puro. L’analista e scettico dell’IA Ed Zitron ha scritto chiaramente che negare la presenza di una bolla, a questo punto, significa vivere fuori dalla realtà. David Corn di Mother Jones ha ironizzato spiegando di apprezzare le sue Allbirds, ma di non aver bisogno che gli prevedano le tendenze di borsa. E Ben Collins, CEO di The Onion, ha riassunto il tutto in modo impeccabile: niente grida “L’America è tornata” come un’azienda di scarpe sull’orlo della bancarotta che si improvvisa intermediario di hardware IA solo per pompare il proprio titolo in borsa.
Il risveglio e il tonfo del giorno dopo
L’euforia, come sempre accade con queste operazioni di facciata, è durata lo spazio di un mattino. Il giorno seguente, giovedì, l’inevitabile doccia fredda: il rally del titolo si è fermato di colpo, chiudendosi con un crollo verticale del 35%, come ha riportato Bloomberg. I mercati, forse guidati da investitori straffatti di ketamina, si sono improvvisamente resi conto che vendere l’illusione di poter competere in un’industria da trilioni di dollari non basta a generare valore reale se non hai i mezzi per farlo.
Adam Sarhan, di 50 Park Investments, ha inquadrato la faccenda senza mezzi termini: ha le dinamiche di un meme stock, dove la logica viene buttata fuori dalla finestra a favore dell’emotività. Il fatto che il mercato abbia inizialmente premiato questo pivot senza alcun fondamento tecnologico dimostra, secondo Sarhan, che la schiuma speculativa sull’IA è fuori controllo, e che la stragrande maggioranza delle volte queste storie “finiscono in lacrime”.
Il precedente storico che tutti ignorano
C’è un’amnesia strutturale nel capitalismo contemporaneo che ci spinge a ripetere gli stessi errori, convinti che questa volta le cose andranno diversamente. Questa dinamica, che non fa altro che alimentare i timori persistenti per una bolla dell’IA, ha un precedente storico precisissimo.
Nel 2017, in piena febbre da criptovalute, l’azienda di bevande Long Island Iced Tea annunciò un pivot per diventare “Long Blockchain Corp”, facendo schizzare le azioni di oltre il 200%. Com’è finita? Un disastro totale. Le azioni sono state ritirate dal mercato a inizio 2021, e la SEC ha accusato tre persone di insider trading, dimostrando che l’azienda non aveva mai realmente abbracciato la tecnologia blockchain.
Allbirds si sta muovendo esattamente sullo stesso binario, cavalcando l’hype per mascherare il proprio vuoto industriale. Come ha notato acutamente Mark Malek di Siebert Financial, “Il mercato non sta prezzando il rischio. Sta prezzando la narrativa. Sta prezzando la parola ‘IA’ allo stesso modo in cui prezzava la parola ‘blockchain’ e, prima ancora, il suffisso ‘.com'”. È l’ennesima conferma di un panorama culturale ed economico bloccato, dove la speculazione ha sostituito la produzione reale e dove la classe lavoratrice e i piccoli investitori sono destinati, ancora una volta, a rimanere col cerino in mano.




