Se i tuoi Data Center stanno prosciugando più acqua di un’intera grande città , hai due scelte, ma solo una è etica: essere trasparente col pubblico e rischiare cattiva stampa, oppure nascondere la verità per mantenere il bilancio ambientale — e le figure chiave — in una rassicurante zona verde.
Per i dirigenti di Amazon, a quanto pare, la risposta è seppellire i dati così in profondità da nasconderli persino alla falda acquifera. Un documento trapelato a The Guardian e al non-profit investigativo SourceMaterial ha rivelato che i manager di Amazon si sono scambiati note su come tenere il pubblico all’oscuro della “vera portata” della sbalorditiva quantità di acqua utilizzata dai loro Data Center ad alta intensità di AI.
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La strategia della segretezza: un buco da centinaia di miliardi di litri
Il promemoria interno, risalente al 2022, ha rivelato cifre sbalorditive: nel 2021, Amazon aveva utilizzato 105 miliardi di galloni d’acqua. Questa quantità è stata paragonata all’uso idrico annuale di circa 958.000 famiglie americane o di “una città più grande di San Francisco”.
Tuttavia, poco prima del lancio della loro campagna di pubbliche relazioni intitolata “Water Positive” (Positivi sull’Acqua) nel novembre 2022, Amazon ha reso noto un consumo annuo di soli 7,7 miliardi di galloni. Parliamo di una discrepanza colossale. I dirigenti hanno giustificato il divario con le “fonti idriche secondarie”, ovvero l’acqua utilizzata per generare l’elettricità che alimenta i loro Data Center ad alto consumo energetico.
Questo non è un errore di calcolo. È una scelta aziendale precisa: la tecnologia AI, che richiede una potenza di calcolo (e quindi idrica) enorme, viene volutamente sottratta all’esame pubblico per proteggere l’immagine del colosso tech.
Il trucco contabile del rischio reputazionale
Il motivo di tale segretezza è esplicitamente legato al “rischio reputazionale”. Gli executive erano preoccupati che, se i veri numeri fossero emersi, la pubblicità negativa sarebbe stata devastante. Il documento trapelato includeva persino titoli teorici che temevano di vedere sui giornali, come “Amazon nasconde il suo consumo d’acqua”. L’ironia, naturalmente, è che proprio quel documento ora è venuto alla luce.
Dal 2021, l’impronta dei Data Center di Amazon è cresciuta esponenzialmente, con l’azienda che ha investito decine di miliardi di dollari in nuove strutture. Possiamo presumere che l’uso idrico sia solo aumentato, acuendo il problema in un’era di crisi idrica globale.
Il monopolio contro la democrazia ambientale
La storia di Amazon è, purtroppo, tristemente familiare: le corporazioni che traggono profitto dallo sfruttamento delle risorse del pianeta non hanno alcun vero incentivo a rivelare l’entità dei danni ambientali. In base alla legge statunitense, la più grande operatrice mondiale di Data Center non ha alcun obbligo legale di condividere i dati sul consumo idrico con il pubblico.
Questo solleva una questione progressista fondamentale: se la conoscenza e il controllo sui beni pubblici essenziali, come l’acqua, sono centralizzati nelle mani di pochi giganti tecnologici, la nostra democrazia è a rischio. Come ha affermato il giornalista anti-trust Barry C. Lynn a Vox, aziende come Amazon esercitano un potere simile a “monarchi assoluti”, creando barriere alla governance democratica e all’uguaglianza di opportunità .
Sotto l’egida del capitalismo monopolistico, l’ambiente, l’acqua e la verità stessa sono semplicemente costi che vengono nascosti per massimizzare il profitto. In un mondo in cui la segretezza aziendale è la norma, i documenti trapelati restano uno dei pochi baluardi contro l’ignoranza totale.




