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Mentre da noi l’IA inonda il web di spazzatura, la Cina lancia una campagna per ripulire internet

Il governo cinese avrà anche ambizioni altissime per l’intelligenza artificiale, ma questo non significa che sia disposto a lasciare che la tecnologia devasti incontrollata il tessuto sociale del paese. Al contrario. Mentre qui in Italia, e in generale in Occidente, assistiamo impotenti all’inondazione di “slop” (spazzatura) generata dall’IA, Pechino sta stringendo le viti.

Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, la Repubblica Popolare ha recentemente avviato una nuova stretta normativa sulla disinformazione generata dall’IA. La campagna ha un nome che è tutto un programma: “Ripulire Internet: Rettificare l’abuso della tecnologia IA”.

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Il caos dei fake e la risposta cinese

Proprio come sta accadendo negli Stati Uniti e in Europa, anche la Cina è stata colpita da un’ondata di notizie false create con l’IA, in particolare a seguito di disastri naturali. Ma, a differenza nostra, le autorità di Pechino non stanno a guardare.

Nikkei riferisce che il governo sta creando “casi esemplari” per punire i responsabili della disinformazione. Tra questi, una persona che ha diffuso immagini generate dall’IA di un bambino coperto di macerie dopo un terremoto e un uomo di 28 anni che ha simulato il rapimento di sua figlia usando la stessa tecnologia.

Una lista di regole che l’Occidente sogna

La regolamentazione sulla disinformazione è solo una parte della campagna. La lista dei divieti include praticamente tutto ciò che sta attualmente ammorbando i social media negli Stati Uniti e, di riflesso, anche da noi:

  • È vietato usare l’IA per creare e diffondere voci incontrollate (rumors).
  • È vietato generare immagini pornografiche o violente.
  • È vietato usare l’IA per impersonare altre persone.
  • È vietato manipolare il traffico web o condurre “trolling online”.
  • È vietato usare l’IA per commettere abusi sui minori.

A leggerla da qui, sembra la lista dei desideri di chiunque sia stufo di vedere i social media trasformati in una discarica a cielo aperto, dove i minori sono particolarmente vulnerabili ai danni dei modelli IA.

Questa mossa si aggiunge a una stretta precedente del governo cinese, che già richiede che tutti i contenuti sintetici siano esplicitamente etichettati come tali. Un’utopia, rispetto al “liberi tutti” che vige di fatto da noi.

Spostare la responsabilità: dalle persone alle aziende

Con queste mosse, la Cina si unisce a governi come quello dell’Unione Europea (che con l’AI Act, seppur lentamente, prova a fare lo stesso) nell’affrontare le conseguenze sociali dell’IA applicando regole chiare e dirette alle aziende tecnologiche.

È un approccio che sposta radicalmente l’onere della responsabilità: non più sui consumatori, costretti a districarsi in un mare di falsi, ma sulle aziende che creano e commercializzano questi strumenti. È un approccio di cui, da questa parte del mondo, si sente un disperato bisogno, mentre siamo ancora bloccati in un dibattito surreale in cui le aziende che producono l’IA non sono quasi mai ritenute responsabili del suo utilizzo.