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OpenAI brucia miliardi, gli utenti non pagano e Google avanza. Analisi di una crisi che potrebbe trasformare il gigante dell’AI nel prossimo MySpace.

C’è un suono che inizia a farsi sentire nei corridoi della Silicon Valley, ed è quello assordante degli allarmi antincendio. In casa OpenAI, la festa sembra essere finita, o quantomeno la musica è cambiata drasticamente. Quello che fino a ieri sembrava un dominio incontrastato nel mondo dell’Intelligenza Artificiale si sta trasformando in una corsa disperata per la sopravvivenza, tanto da spingere il CEO Sam Altman a dichiarare un “codice rosso”.

La situazione finanziaria è grottesca, per non dire terrificante: l’azienda sta letteralmente bruciando miliardi di dollari con la stessa nonchalance con cui noi compriamo un caffè, e la concorrenza non sta certo a guardare. Anzi, sta affilando i coltelli.

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Bruciare soldi come se non ci fosse un domani

Parliamo di cifre che fanno girare la testa. OpenAI si è impegnata a spendere ben oltre un trilione di dollari nei prossimi anni, accumulando perdite trimestrali da capogiro. Il problema? I ricavi non stanno affatto tenendo il passo. La stragrande maggioranza degli utenti di ChatGPT si rifiuta categoricamente di pagare per un abbonamento.

È il classico dilemma del realismo capitalista applicato alla tecnologia: abbiamo creato un’infrastruttura costosissima basata sulla promessa di una rivoluzione, ma se la gente la usa solo per farsi scrivere le mail di lavoro o generare meme, chi paga il conto?

La fuga degli utenti e il sorpasso di Google

Mentre OpenAI cerca di capire come monetizzare senza far scappare tutti, Google ha recuperato terreno a velocità supersonica. A settembre, ChatGPT vantava circa 800 milioni di utenti attivi settimanali, ma Google è ormai alle calcagna e, cosa più importante, ha un modello di business che funziona già, generando 30 miliardi di dollari di profitti reali ogni trimestre.

I dati di Sensor Tower analizzati dal Washington Post sono impietosi: tra luglio e novembre, la crescita degli utenti attivi mensili di ChatGPT è stata un misero 5%, mentre l’app Gemini di Google è schizzata su del 30%. Anche in Europa la crescita di ChatGPT sembra essersi fermata. È il segnale che l’effetto novità è finito e ora inizia la guerra di logoramento.

Il fantasma di MySpace e l’abisso finanziario

“Vedremo una situazione in cui ChatGPT è stato il vincitore iniziale, ma finirà proprio come MySpace”, ha commentato l’analista Ross Hendricks. L’analogia è brutale ma calzante: essere i primi non garantisce di essere gli ultimi a rimanere in piedi, soprattutto se non sai come fare soldi.

Jim Reid di Deutsche Bank ha stimato perdite per OpenAI pari a 140 miliardi di dollari tra il 2024 e il 2029. “Siamo fermamente in un territorio inesplorato”, ha scritto. Mai nella storia una startup ha operato con perdite previste di questa portata. È una scommessa colossale che rischia di trascinare con sé investitori e fiducia nel settore.

La minaccia cinese e il futuro incerto

Come se non bastasse la guerra con Google, c’è il fronte orientale. Startup cinesi come DeepSeek stanno rilasciando modelli open-source estremamente efficienti (come il modello R1) che hanno gettato nel caos la Silicon Valley, dimostrando che si possono ottenere prestazioni elevate senza bruciare interi PIL nazionali.

Persino Geoffrey Hinton, il “Padrino dell’AI”, ha dichiarato a Business Insider di essere sorpreso che Google ci abbia messo così tanto a recuperare, ma ora la sua scommessa è su di loro: “Google ha molti ricercatori molto bravi e ovviamente molti dati e molti data center”.

In sintesi, OpenAI naviga in acque tempestose. Se la bolla dell’AI dovesse scoppiare, o anche solo sgonfiarsi, la creatura di Sam Altman potrebbe rivelarsi un gigante dai piedi d’argilla, lasciandoci con un sacco di domande etiche irrisolte e un buco finanziario grande quanto un pianeta.

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